Crediamo che la presa di parola del sindaco di Trieste, con lo striscione sul papa, da un lato si possa configurare come un abuso degli spazi pubblici, dall’altro sia, tutto sommato, una gran bella idea.
Pertanto oggi abbiamo deciso di imitarlo, e lanciamo lo “striscion day”: usiamo anche noi gli spazi pubblici della città per esprimerci, su vari temi “caldi”.
Sicuramente la prima cosa che ci preme dire sui muri della nostra città, è che Trieste è contro la guerra e sta con Gaza sotto assedio, ricordandoci anche che sabato 26 è la giornata di azione globale contro la guerra, e crediamo che la nostra città possa (a partire certamente dalla sua storia) e debba esprimere una posizione “senza se e senza ma” sulla guerra, semplicemente di rifiuto radicale.
Non possiamo poi tenerci per noi che Trieste sta con l’aria pulita (un’utopia, ormai…) e quindi sta con chi lotta per la chiusura della Ferriera di Servola, o con chi vorrebbe la città con meno traffico privato e più trasporto pubblico, unica possibile soluzione all’inquinamento tremendo cui siamo sottoposti in tutta la città.
Ci teniamo poi ad affermare che Trieste sta con i senza casa, e con chi le case le occupa perché non riesce più a pagarsi un affitto; crediamo che sia scandaloso che due persone muoiano di freddo nella nostra città!
Trieste poi sta con i migranti, quelli presi di mira dalle squadrette di vigili urbani, come quelli che nella “riqualificazione” di Ponterosso (che assomiglia di più ad una pulizia etnica del mercatino) dovranno andarsene perché “non compatibili” con i fantasiosi piani del Comune.
Trieste sta con gli spzi sociali, vera ricchezza culturale della città, spazi che sono una delle poche alternative allo squallore delle periferie e al vuoto di proposte che caratterizzano le amministrazioni locali, capaci solo di chiudere ai giovani e a chi si inventa giorno dopo giorno un modo non commerciale di fare cultura e socialità; stiamo quindi con la Casa delle Culture, sempre in bilico, minacciata di chiusura, attaccata per le posizioni a fianco di chi ad esempio sta con le panchine.
Poi si parla sempre della città della scienza, ed è per questo che ci sembra giusto dire che Trieste sta con Galileo, Bruno e Darwin!
Non possiamo poi far finta di nulla e non affermare che Trieste sta con l’amore libero e il preservativo, contro l’aids e contro chi ritiene “contronatura” tutti quelli che non sono come lui.
Trieste sta con le donne, violentate e uccise soprattutto nelle famiglie e sulle quali la Chiesa vorrebbe imporre un osceno controllo.
Per finire Trieste sta sulle autostrade occupate, a reclamare reddito e dignità e con le famiglie di tutti i morti sul lavoro, sempre troppi, sempre senza giustizia.
Una corrispondenza durante l’iniziativa con Marco della Casa delle Culture [ audio ]
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