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Martedì 29 gennaio 2008 18:02 Padova - Serrata del colosso TNT. Cento lavoratori licenziati, quasi tutti migranti

Una rappresaglia contro chi nei mesi scorsi aveva reclamato i propri diritti

Il magazzino che gestisce lo smistamento delle merci di tutta la Provincia di Padova completamente svuotato, all’ingresso, un cartello di scuse rivolto a quanti, utenti, si recavano alla sede di Limena di TNT Global Express, nell’interland padovano, per ritirare il pacco in arrivo.
Nessuna comunicazione invece per i 100 lavoratori licenziati su due piedi per un cambio di appalto, arrivato all’improvviso e deciso tra Fast-Coop Gesconet e TNT Global Express.

Ancora una volta una storia di sfruttamento, di negazione dei diritti, di prepotenza ed ingiustizia. Lo scenario è quello che fa capo al mondo delle cooperative, quelle del settore trasporti, facchinaggio, logistica, smistamento merci, in cui la figura del socio-lavoratore si è affermata come metodo di vero e proprio occultamento di rapporti incentrati sullo sfruttamento. Cinquantamila addetti nel solo Veneto, il 90% di loro migranti, condizioni sindacali tutte da conquistare, nessuna garanzia, spesso con la complicità, questa la denuncia dei lavoratori iscritti all’Associazione Difesa Lavoratori - Cobas, delle organizzazioni confederali, che in molti casi svolgono un ruolo tutto interno alla riorganizzazione degli assetti produttivi. Soci-lavoratori nel settore della logistica e dei trasporti che, a fronte della centralità assunta dalla circolazione delle merci nei nuovi assetti della produzione contemporanea, impone condizioni di sfruttamento intorno a questa particolare figura giuridica compiacente.
A Padova, da venerdì, i magazzini del colosso multinazionale sono vuoti e le merci sono state deviate in altre città, per sopperire al momentaneo stop. Il motivo? Un cambio di appalto revocato a Fast-Coop Gesconet, una delle cooperative in cui, nell’ultimo anno, più forte era stata la lotta sindacale portata avanti dai lavoratori.
Nei mesi scorsi era stata proprio Fast-Coop a dover cedere alle minime richieste degli iscritti all’ADL Cobas, che la stessa cooperativa si rifiuta di riconoscere come interlocutore. Il risultato, a favore dei lavoratori, era stato il ripristino di alcuni semplici e basilari diritti: riconoscimento degli scatti di anzianità, una busta paga regolare dove fossero pagate le ore effettivamente lavorate, una piccola integrazione da parte dell’azienda per la malattia, il pagamento del lavoro straordinario, l’erogazione di un buono pasto, uno spazio dove poter effettuare le pause e la conquista del rispetto da parte dei responsabili della cooperativa.

“Per anni, il Consorzio, prima Gesco e poi Gesconet, attraverso le innumerevoli cooperative che si sono succedute a Limena, ha aggirato, con vere e proprie associazioni a delinquere, le norme più elementari in materia di retribuzioni, contribuzioni e fisco, lucrando cifre enormi sulla pelle dei lavoratori” questa la situazione che nei mesi precedenti l’Adl Cobas insieme agli iscritti, stanchi delle mediazioni sempre sfavorevoli dei sindacati confederali, avevano portato alla luce.
Oggi, il licenziamento di quei lavoratori, protagonisti delle mobilitazioni dei mesi precedenti, suona come un vero e proprio atto di rappresaglia nei loro confronti. Una serrata in perfetto stile sudamericano. Così il Veneto, che non perde un colpo a livello delle amministrazioni locali per giocare sulla pelle dei migranti la partita della sicurezza, riscopre in questa vicenda tutta la crudeltà dello sfruttamento, della negazione dei diritti.
Multinazionale qui vuol dire ancora arbitrarietà, mercificazione della vita, vuo dire arricchimento sulla pelle di non-persone.

TNT e Fast-Coop oggi continuano a scaricare l’una sull’altra la responsabilità dell’accaduto, ma la realtà, come ci raccontano quanti in questi mesi hanno seguito le evoluzioni della vicenda, è quella di una decisione presa in comune per azzerare le conquiste ottenute dai migranti.

In spregio ad ogni normativa in materia di appalti, le comunicazioni sono arrivate in ritardo, inoltre, non vi è nessuna norma che imponga alla cooperativa subentrante di riassumere i lavoratori, e per il momento non è dato conoscere a chi srà affidato l’incarico. Cento persone, cento famiglie, si sono ritrovate senza reddito, senza alcuna garanzia e oggi hanno intrapreso nuovamente la strada della lotta per la conquista del loro posto di lavoro, certo, ma in primis della dignità di chi non si è mai arreso, per sé e per gli altri, alle condizioni imposta dall’utilizzo della figura del socio lavoratore.

Da giorni si susseguono i blocchi al centro smistamento TNT che comprende anche un call center, ieri chiuso dai picchetti dei licenziati. Un appello arriva a tutta la città di Padova e non solo: quello di sostenere la battaglia di quanti stanno subendo questa ennesima ingiustizia. Migranti, piegati da una legge ingiusta ad accettare qualsiasi condizione lavorativa per non perdere il diritto di soggiorno. Migranti che oggi stanno alzando la testa e chiedono a tutti noi di accompagnare questo loro sforzo per la dignità…di tutti. Una storia di negazione di diritti ed ingiustizie che vorremmo si trasformasse in una storia di solidarietà.

Redazione Melting Pot

La testimonianza di un lavoratore licenziato.
-  [ audio ]

Vedi anche:
Vicenza, 30.01.08 - Operai in protesta «Tolti 150 posti» dal Giornale di Vicenza 30/01/08
Padova,28.01.08 - Bloccato magazzino della TNT Global Express

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Ass.ne Difesa Lavoratori

Vai alla feature Licenziamenti TNT-FastCoop: il coraggio di lottare contro l’ingiustizia

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