Critici denunciano i rischi socio-ambientali dell’iniziativa per l’Integrazione dell’Infra-Struttura Regionale Sud Americana (IIRSA), un megaprogetto che dà priorità all’esportazione di merci e all’estrazione delle risorse naturali.
tratto da Agencia Brasil de Fato - traduzione di Antonio Lupo (comitatoMST - Italia)
Dal centro dell’America del Sud, agli oceani. Dal Pacifico, all’Atlantico. Dall’Atlantico, al Pacífico. Non importa la direzione e il senso. Il destino sarà quasi sempre lo stesso: il mercato esterno.
Questa è la logica dell’Iniziativa per l’Integrazione dell’Infra-Struttura Regionale Sud-Americana (IIRSA), mega-progetto che, come dice il nome, ha come obiettivo la connessione autostradale, fluviale, marittima, energetica e di comunicazione del continente.
A IIRSA è stata creata in agosto del 2000, a Brasilia, da 12 paesi sudamericani (solo la Guiana Francese non aderì), quando, in un incontro promosso dall’ex-presidente Fernando Henrique Cardoso , il Banco Interamericano di Sviluppo (BID) presentò il progetto.
Tutti i presidenti lo accettarono.
Estrazione
"L’IIRSA obbedisce al modello di liberalizzazione dei mercati, privatizzazione e estrazione delle risorse. L’obiettivo è di accelerare le esportazioni di materie prime", ritiene la messicana Paulina Novo, coordinatrice del Progetto Biceca (Costruendo Coscienza Civica Informata per la Conservazione dell’Amazzonia Andina, nella sigla in inglese), che ha realizzato ampi studi sull’ IIRSA.
La ricercatrice ricorda gli innumerevoli impatti che i megaprogetti possono avere sull’Ambiente e sulle comunità contadine e indigene (quasi mai consultate o ascoltate in modo adeguato).
Il progetto manterrà inoltre la dipendenza dell’America del Sud rispetto alle nazioni ricche e potrà aumentare le asimmetrie interne e regionali, aprendo le porte ai prodotti brasiliani nella maggior parte dei pesi del continente. Il Brasile figura come il grande motore regionale dell’iniziativa
Privatizzazione
L’ IIRSA prevede 507 grandi opere in 20 anni, con un investimento totale stimato di 70 miliardi di dollari, di cui , secondo Paulina, 21,2 miliardi sono già investiti in 145 progetti.
Per il sociologo Luis Fernando Novoa, della Rete Brasil sulle Istituzioni Finanziarie Multilaterali, l’iniziativa rappresenta lo stadio finale delle riforme neoliberali iniziate negli anni 1990. "I settori economici che sopravviveranno ai processi di ristrutturazione sono del tutto dipendenti dai mercati internazionali. Al posto dello "sviluppo a tre piedi" degli anni 1960/1970 (Stato, capitale nazionale e capitale straniero), con questi progetti si prefigura un organismo pubblico-privato che opera e accetta la logica del capitale finanziario e dei settori privati, in nome della competitività, della produttività e della crescita", afferma.
Sicurezza giuridica
Per lui, l’IIRSA non è solo un progetto, ma "una metodo di trasferimento di risorse naturali, mercati potenziali e sovranità a investitori privati, su scala continentale, con appoggio politico e sicurezza giuridica".
Nella pagina internet di IIRSA (www.iirsa.org), si può leggere che l’iniziativa ha "come obiettivo quello di promuovere lo sviluppo di infrastrutture, in una visione regionale di integrazione fisica dei paesi dell’America del Sud, e la conquista di un modello di sviluppo territoriale equo e sostenibile".
Per Magnólia Said, presidente del Centro di Ricerca e consulenza (Esplar), non è proprio così, il progetto non è stato pensato per avvicinare i paesi e i suoi popoli, ma per incorporare e adattare i territori, per dare interesse e benefici al capitale.
Indebitamento
"Nessuno dei progetti di infrastruttura, definiti per le aree di maggior incidenza di risorse strategiche, ha come prospettiva quella di favorire le popolazioni povere, che vivono lungo i fiumi, i quilomboli e contadine", analizza Magnólia.
Secondo i dati di Paula Novo, del Biceca, i Governi finanzieranno il62,3% dei progetti dell’IIRSA. Le banche private il 20,9%, il resto arriverà da istituzioni finanziarie come il BID, la Corporazione Andina di Sviluppo (CAF) e il Banco Nazionale di Sviluppo Economico e Sociale (BNDES), del Brasile.
Inoltre c’è il rischio di un’ulteriore debito estero dei paesi sudamericani "Il debito non è solo una questione finanziaria, ma, principalmente, uno strumento politico, poiché garantisce la crescita dell’interesse delle istituzioni finanziarie multilaterali e delle grandi corporazioni, translatine e transnazionali", mette in guardia Elisângela Soldatelli Paim, coordinatrice dei progetti del Núcleo Amici della Terra Brasile.
Igor Ojeda (corrispondente da La Paz, Bolivia) e Luis Brasilino (redazione agencia Brasil de Fato)
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