Oggi, 15 febbraio, abbiamo assistito all’ennesimo episodio che vede l’impunità delle forza dell’ordine di fronte a pesantissime condanne per i compagni sotto processo. Il tribunale ha applicato, ancora una volta, come spesso succede quando c’è d mezzo qualche "brutta storia di abuso di potere", la politica dei "due pesi due misure", con l’obiettivo di riscrivere la storia e di cancellare una verità probabilmente troppo scomode. Ma quella verità non può essere nascosta nè archiviata, ma è anzi ben impressa nella memoria di questa città. Quella notte chi ha picchiato indiscriminatamente e senza pietà, con mazze da baseball e manganelli è stato ritenuto non solo non colpevole, ma anche unico e possibile testimone attendibile, anche di fronte ad evidenti contraddizioni ed immagini inequivocabili. Fatti vergognosi, come altrettanto vergognosa ed ignobile è la sentenza emessa in corte d’appello, che vede l’assoluzione del carabiniere protagonista di pestaggi e vede condannato chi ha subito ed assistito a violenze, soprusi e a una vera e propria "caccia all’uomo" nelle corsie del pronto soccorso. Ancora una volta abbiamo assistito all’ennesima "auto-assoluzione" dello stato e alla "garantita" impunità delle forze dell’ordine che ci viene quotidianamente messa davanti agli occhi, in questa sentenza, come nelle perizie balistiche dell’omicidio di Carlo Giuliani o di Gabriele Sandri, nelle sentenze di Genova e nelle prescrizioni per i torturatori di Bolzaneto e della Diaz, nelle morti "misteriose"di Federico Aldrovrandi o di Aldo Bianzino.
C.S. CANTIERE_milano