Pochi dati esemplificativi per capire come l’esercizio delle aree sciabili in Trentino (e non solo) sprechi grandi quantità di risorse naturali ed energetiche (senza pagarne interamente i costi e addossandoli in gran parte alla collettività) e non sia neppure economicamente in pareggio.
Innevamento artificiale (consumi, impatti ambientali)
A causa delle temperature mediamente sempre più elevate, senza la neve programmata ormai neppure le stazioni con ampie aree sciabili in alta quota riescono a stare in esercizio per tutta la stagione invernale.
In tutte le Alpi, per 23.800 ettari di piste con impianti di innevamento artificiale servono 95 milioni di metri cubi d’acqua all’anno pari al consumo domestico di 1,5 milioni di abitanti; in Italia le piste con impianti di innevamento artificiale occupano 9.000 ha (il 60% dei 4.963 chilometri di piste sulle Alpi e gli Appennini).
Per produrre 2-2,5 metri cubi di neve servono 1.000 litri d’acqua. Più precisamente, per circa 30 cm di innevamento base in un ettaro di pista occorrono almeno 1.000.000 di litri di acqua, pari a 1.000 metri cubi (al costo di 5.000 €); e gli innevamenti successivi ne richiedono quantità nettamente superiori (mediamente, per un ettaro di pista circa 4.000 metri cubi).
Acqua prelevata da laghi, torrenti, bacini artificiali, a costi di concessione che non è azzardato definire amichevoli. E nessuno sa quanta se ne preleva illegalmente vista la totale assenza di controlli (i primi scandali esistono anche in Trentino, per es. al Passo del Tonale). Quando poi l’acqua in natura scarseggia o manca (il fenomeno è in aumento) si passa ad usare gli acquedotti per il consumo potabile.
Gli impianti di innevamento artificiale:
a) danneggiano il terreno e le specie vegetali più delicate perché la neve artificiale è più pesante di quella naturale, contiene più sali e anidride carbonica, non fa respirare il suolo, si scioglie in ritardo;
b) per funzionare aumentano le emissioni di gas serra perché consumano molta energia.
Qualche dato sull’ultimo punto (cfr. anche www.cipra.org/it/alpmedia):
1) in Francia nella stagione 2001-2002 la produzione di un metro cubo di neve artificiale ha richiesto in media 3,48 kWh e l’innevamento di un ettaro di pista 25.426 kWh;
2) per innevare artificialmente i 23.800 ettari di piste delle Alpi ci vogliono 600 GigaWatt/ora che corrispondono al consumo annuo di energia elettrica di 130.000 famiglie di 4 persone.
E per sollevare di 300 metri di dislivello 100.000 metri cubi di acqua verso un bacino di raccolta per l’innevamento artificiale ci vogliono 101.600 kWh (per un confronto, il fabbisogno annuo di una famiglia 4 persone in Italia è di circa 3.000 kWh).
Bilanci energetici/ambientali delle infrastrutture
Ragioniamo sempre sulla base di informazioni parziali.
Siamo purtroppo abituati a valutare i soli consumi di esercizio e i soli danni emergenti delle infrastrutture (quindi anche degli impianti di risalita).
Ma il loro vero impatto energetico/ambientale - che oggi non è minimamente studiato - dovrebbe calcolare anche i consumi e i costi di risorse che servono per realizzarle e per mantenerle oltre agli inquinamenti globali.
L’impiego di una tonnellata di acciaio, per esempio, ha dietro di sé il consumo di circa 1,85 tonnellate equivalenti di petrolio, pari a circa 5,55 tonnellate di anidride carbonica e circa 1,20 tonnellate di polveri immesse in atmosfera.
I costi pubblici per il funzionamento delle aree sciabili
In Trentino sono vigenti molte norme di settore che prevedono contributi e incentivi pubblici di vario tipo e finalità erogati dalla Provincia di Trento e da suoi organi specializzati a tutto il sistema gravitante intorno al turismo invernale (partecipazioni di capitale, realizzazioni di impianti di risalita, di produzione di neve artificiale e piste, opere accessorie, sistemi gestionali, sostegni all’esercizio stagionale, aiuti in situazioni critiche come quelle di scarso innevamento; circa 75 milioni nel triennio 2008-2010).
Tutto ciò con la logica degli interventi a pioggia senza riorientare il settore verso maggiore compatibilità e verso il mantenimento dell’equilibrio economico.
Sci di discesa e "fattori di sviluppo economico"
Bisogna prevenire l’osservazione che in Trentino l’industria dello sci di discesa e il relativo indotto, il c.d. "fatturato turistico invernale" (nel 2005 circa 8,3% del PIL provinciale), costituiscono un sistema economico che non può essere messo in crisi.
Questo è vero nel breve periodo ed infatti la proposta di OFFICINA AMBIENTE di Trento non prevede affatto l’abbandono del settore.
Ma la monocultura turistica dello sci alpino ha creato rigidità enormi in un sistema incapace di reagire in modo alternativo ai segnali di allarme (mutamenti climatici, stagnazione della domanda), teso alla propria espansione illimitata senza considerarne i costi crescenti in termini di devastazioni ambientali irreversibili, consumi energetici e relativi inquinamenti, distorsioni economico-produttive, squilibri sociali: costi che le statistiche dimenticano (perché non stimano benefici e svantaggi complessivi) e che direttamente e indirettamente la collettività deve invece pagare a fronte di profitti privati sempre importanti.
Officina Ambiente - Trento