Su 1370 donne solo 862 sono state sottosposte a ivg. Una ginecologa: "Di molte altre si perdono le tracce"
Inchiesta
Aborto, il boom degli obiettori
di Giuseppe Del Bello
Su 1370 donne solo 862 sono state sottosposte a ivg. Una ginecologa: "Di molte altre si perdono le tracce"
«Quando la lista è particolarmente lunga», osserva Nicola Scuteri, uno degli appena quattro specialisti non obiettori del Nuovo Policlinico, «sospendiamo le prenotazioni. Tanto, già lo sappiamo, molte delle donne prenotate non si presenteranno all’appuntamento. E d’altronde è ovvio che finisca così: se una arriva alla nona settimana di gravidanza e si sente rinviata per un mese e più, decide di rivolgersi altrove. Non escludendo una strada illegale».
Napoli e la Campania off limits. Mancano strutture sul territorio, quasi il 90 per cento degli specialisti è obiettore di coscienza e le liste d’attesa sono lunghissime. Per chi vuole (o deve) interrompere una gravidanza, rimangono due alternative: l’ovattata e costosissima clinica privata o il fiorente mercato dell’aborto clandestino. Nel 2007, sempre al Nuovo Policlinico, le sedute operatorie nella Clinica Ostetrica sono calate da 5 a 3, mentre su 1370 donne in lista solo 862 sono state sottoposte a interruzione di gravidanza. E le altre 508? «Alcune si prenotano in più ospedali», risponde il direttore del Dipartimento Materno infantile della Napoli 1 Rosetta Papa, «ma di tante altre si perde traccia». «Sono tante le donne che non avendo trovato disponibilità nelle strutture pubbliche», aggiunge Stefania Cantatore, responsabile dell’Udi campana, «vengono qui. Bene, se interveniamo, il posto esce. E allora mi chiedo: cosa succede a quelle che non si rivolgono a noi?».
A esasperare la drammatica situazione, rincara Scuteri, contribuisce il fatto che finora «non è stata attivata un’accettazione unica regionale per le prenotazioni. Ognuno si arrangia, rivolgendosi ad un presidio diverso».
Il disservizio significa anche che diventa impossibile sia il monitoraggio dei tempi d’attesa che lo smistamento delle utenti verso strutture dove c’è più disponibilità. Ad esempio ci sono Asl che hanno un unico punto di riferimento per le Ivg. Come nella Napoli 2 (manager Raffaele Ateniese), in cui è disponibile solo il reparto dell’ospedale La Schiana di Pozzuoli diretto da Nicola Gasbarri. Negli altri comuni, zero. Al Rizzoli di Ischia (dove due anni fa il primario obbiettore Attilio Conte finì al centro di un’inchiesta della magistratura con il suo aiuto Giovanni Strudel per una storia di presunti aborti clandestini) il servizio Ivg non è mai stato istituito. Nell’ospedale di Giugliano (bacino di circa 300 mila residenti), il primario di Ginecologia Salvatore Iorio riconosce che «l’attivazione del servizio è stata sempre rinviata per motivi logistici». Che vuol dire? «Decidemmo di soprassedere in attesa del completamento del reparto (avvenuto tre anni fa, ndr) e nel frattempo di smistare le pazienti a Pozzuoli». «Ma adesso», aggiunge, «ci stiamo attivando e tra poco partiremo».
Da una parte lo scarso numero di medici non obiettori, dall’altra la carenza di presidi: di chi la responsabilità dello sfascio? «Sono anni che i manager avrebbero dovuto darsi da fare», osserva Gasbarro, «e istituire un numero congruo di Ivg nel settore pubblico per soddisfare le richieste. E invece, niente. La situazione è quasi quella di 20 anni fa. Io ho insistito per tre anni prima di ottenere il servizio». Anche per sopperire alle carenze di personale (ginecologi, anestesisti e infermieri), Gasbarri ha una ricetta: «Dando per scontato che la maggioranza sia rappresentata da obiettori, basterebbe far ruotare (pagandoli adeguatamente) quei pochi colleghi che non lo sono nei vari ospedali. O, anche, basterebbe assumere personale ad ore solo per le Ivg. In Piemonte si fa così da anni, come mai qui non è possibile?». Perché, come spiega la Papa, «accade spesso di ritrovarsi con medici che, assunti per le Ivg, dopo soli sei mesi diventano obiettori».
(20 febbraio 2008)