Firenze, cinese grave in ospedale
Bologna, picchiata perde la figlia
di Giampiero Calapà
Firenze
Una tranquilla notte di lavoro si è trasformata in un incubo per i medici dell’ospedale di Careggi, che hanno dovuto porre rimedio a un tragico aborto clandestino. Una cinese di 21 anni si è presentata alle 3,30 in pronto soccorso. Le sue condizioni sono apparse subito gravi, perdeva molto sangue, ed è peggiorata nel giro di pochi minuti. La macabra scoperta non ha tardato ad arrivare: i medici hanno trovato il bulbo oculare di un feto di cinque mesi nell’utero perforato della ragazza, per la quale è stato necessario un intervento chirurgico. Il resto del feto non è stato trovato.
La giovane cinese è arrivata in ospedale accompagnata da due donne che hanno affermato di essere le zie. «Nostra nipote ci ha detto di essersi procurata da sola l’aborto, cadendo accidentalmente», hanno spiegato, prima di cambiare versione: «Ci ha detto di aver fatto tutto da sola, con alcuni arnesi da cucina».
L’uncino
Il caso fiorentino riporta all’attenzione il tema degli aborti clandestini mentre è messa da più parti in discussione la 194. Le indagini sono affidate alla squadra mobile. Gli agenti sono arrivati in ospedale chiamati dai medici i cui accertamenti dimostrano che l’aborto è stato procurato da altre persone, probabilmente utilizzando un uncino.
La ragazza, immigrata regolare e nubile, domiciliata nel quartiere fiorentino di Peretola in un piccolo appartamento insieme con un numero imprecisato di connazionali, non è più in pericolo di vita. Ma nel corso della giornata si è temuto il peggio a causa dell’emorragia conseguente alla perforazione dell’utero e dell’intestino. L’intervento chirurgico dei medici di Careggi l’ha salvata da morte certa ma le sue condizioni restano gravi. La prognosi è riservata, le prossime ore saranno decisive.
Gli agenti della squadra mobile nella mattinata di ieri hanno perquisito l’appartamento di Peretola. Stanno proseguendo le indagini per risalire ai responsabili dell’aborto clandestino. Coordinati dal pm Giuseppe Nicolosi, continuano a interrogare amici e parenti della cinese. Le prime indagini rimandano al mondo sommerso degli ambulatori clandestini, diffusi nelle comunità cinesi. Hua Lin Lai, rappresentante nel consiglio degli stranieri a Firenze, ammette: «Gli ambulatori ci sono ma chi ci va lo fa soltanto per ignoranza. A Firenze i cinesi sono cinquemila, la maggioranza si rivolge alle Asl».
«Non voglio una femmina»
A Bologna scoppia un altro caso. La moglie ha accusato un pakistano di aver picchiato lei e i bambini nati dal loro matrimonio, di averla costretta a rapporti sessuali non voluti e infine di aver indotto un aborto, con botte sulla pancia, perchè il feto era di sesso femminile.
La vicenda è stata raccontata dalla trentenne pakistana arrivata nel Bolognese, dove già viveva e lavorava il marito, nel 2004. L’uomo è stato fermato ma il gip lo ha rimesso in libertà, con un provvedimento d’allontanamento dal tetto coniugale.
(20 febbraio ’08)