Dopo la notte di manifestazioni, scontri e assalti alle ambasciate resta alta la tensione a Belgrado. Molti paesi stanno richiamando in patria i propri ambasciatori e mentre l’Unione Europea annuncia di voler congelare le trattative per l’ingresso nell’UE della Sebia da Mosca arrivano parole minacciose.
"Questa situzione precipita appunto dal punto di vista diplomatico, naturalmente tutti si augurano che duri poco, che sia una sospensione a breve termine. Ma la questione fondamentale che bisogna capire, per capire il livello di violenza che ha preso la spirale, perchè lo strappo è uno strappo violento ed una azione unilaterale, una proclamazione è violenta, bisogna capire quello che è accaduto ai valichi tra Kososka Proviza e la Serbia. Se si accetta, come accetta la diplomazia italiana, l’unilaterale indipendenza del Kosovo accade che quella zona diventa il perimetro del nuovo confine statuale. Mentre così non era ancora e comunque all’interno la Serbia la considera invece un’area di natura amministrativa diversa. Se li si impone il confine e la missione Eulex va ad imporre questo confine, noi ci troveremo di fronte a due possibilità: che i serbi restano dentro quel confine li e resistono, e bisogna capire come lo fanno, oppure i serbi con i cooperanti, com’è spesso accaduto nella loro storia [...] saranno costretti a fuggire. Quindi la cosa ha assunto una dinamica violenta e noi siamo dentro a questa violenza..."
Queste le parole da Belgrado di Tommaso di Francesco, caporedatore de "Il Manifesto".
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