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Tratto dal sito del Progetto Melting Pot Europa

Venerdì 22 febbraio 2008 13:54 Verona - La Commissione EU definisce discriminatori i nuovi criteri di residenza

Chiesto al sindaco Tosi la parità di trattamento tra cittadini italiani e non

Son passati diversi mesi da quando il Coordinamento Migranti di Verona, attraverso un esposto alla Procura, ha denunciato la politica discriminatoria verso cittadini immigrati da parte del primo cittadino Tosi e della sua giunta in materia di assegnazione degli alloggi di edilizia popolare.
Si tratta, sostiene l’Avvocato Roberto Malesani di Verona co-fondatore del Coordinamento Migranti, di due delibere emesse circa due mesi fa dall’AGEC (Agenzia Comunale Immobili) che gestisce appunto gli immobili di proprietà comunale.
La prima delibera si riferisce ai bandi regionali per l’edilizia residenziale pubblica cioè a quelle case che vengono assegnate con bando regionale in base alla normativa regionale; in essa si specifica che ai cittadini italiani residenti da più di un certo numero di anni l’ente può attribuire 4 punti in più nell’assegnazione degli alloggi, il che significa che a parità di condizioni con un cittadino immigrato il cittadino italiano è favoreggiato, spostando l’assegnazione dalla sua parte.
La seconda delibera è relativa ai contratti privati che comunque AGEC stipula con i cittadini richiedenti (a canone convenzionato) in cui ha innalzato il limite di residenza portandolo dai 2 anni previsto dalla legge Bossi-Fini a 10 anni di residenza, è comprensibile la discriminazione verso coloro che da 10 anni non abitano a Verona, e qui son compresi anche i cittadini italiani, ma è ovvio che la norma si rivolge di fatto ai cittadini stranieri.”

Il Coordinamento Migranti già mesi fa aveva dunque ben intuito che non si trattava di un episodio isolato ma di un atto di vera e propria discriminazione da parte del Sindaco e del presidente di AGEC, che tra l’altro rivendicarono suddette differenziazioni.
L’atteggiamento discriminatorio e razzista si ritrovano ancora una volta a viverlo sulla loro pelle i migranti, a respirarlo nei luoghi pubblici e istituzionali, dentro e fuori gli ambiti dirigenti, in un territorio dove ultimamente i pubblici servitori non hanno limite alla libertà d’insulto sia verbale che d’atto.
Ma la sopportazione non basta più e lo sdegno si è allargato fino a costruire reti di solidarietà e ribellione e l’indignazione questa volta è giunta fino alla Comunità Europea.

Alcuni Europarlamentari assieme all’Associazione Studi giuridici sull’Immigrazione e all’UNAR (Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali) hanno sollevato la questione e l’Europarlamentare di Verona Donata Gottardi ha proposto un’interrogazione parlamentare in merito alla forma discriminatoria “in contrasto con lo spirito dei trattati, in particolare dell’Art.12 del Trattato CE e dell’Art.6 del Trattato sull’Unione Europea”, altresì ritenendo il provvedimento adottato dal Comune di Verona in contraddizione “con la Direttiva 2003/109/CE , relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo, e in particolare dell’Art. 11 par. 1 lettera f”.

E’ di ieri la risposta di Franco Frattini, a nome della Commissione Europea, che richiama il sindaco leghista F. Tosi ribadendo le direttive comunitarie: “ fatte salve le disposizioni specifiche espressamente previste dal trattato CE e dal diritto derivato, ogni cittadino dell’Unione che risiede, in base alla direttiva stessa, nel territorio di uno Stato membro gode di pari trattamento rispetto ai cittadini di tale Stato nel campo di applicazione del trattato. Il beneficio di tale diritto si estende ai familiari non aventi la cittadinanza dello Stato membro che siano titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno. permanente. Le deroghe previste al paragrafo 2 dello stesso articolo” (art. 24 della direttiva 2004/38/CE). Inoltre nella risposta della Comunità Europea si legge che “Per quanto attiene al loro campo di applicazione, tali disposizioni escludono qualunque possibilità per uno Stato membro di attribuire particolari privilegi ai propri cittadini senza attribuire i medesimi privilegi anche ai soggiornanti di lungo periodo residenti in quello Stato membro. La Commissione intende contattare le autorità italiane al fine di ricevere maggiori informazioni sulla questione e circa l’osservanza delle direttive sopra citate”.

Oggi sul quotidiano Arena si legge l’ostentazione del sindaco: “Bruxelles non conosce integralmente i provvedimenti: il fine è la tutela dei cittadini veronesi”. Ma perché la capacità di rapporto con la diversità e la convivenza civile sono sempre più affidati all’inabilità di questi personaggi-sceriffo veri attentatori di uguaglianza?

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