“Passato il carnevale, è ora di guardare al 2008, anno in cui la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani compie 60 anni. E il Brasile entra nelle celebrazioni con una tirata di orecchie; secondo la relazione dell’organizzazione internazionale Human Rights Watch, l’impunità continua ad essere il principale combustibile delle violazioni di diritti umani nel paese(…) Se l’impunità è sovrana, è ancora più grave il caso degli omicidi politici al giorno d’oggi. Ogni anno centinaia di militanti dei diritti umani sono vittime della violenza – molti finiscono uccisi- perché stanno lottando per i diritti espressi nella Costituzione.”
Così scrive sulla rivista Caros Amigos la giornalista collaboratrice della rivista e corrispondente della Bandnews a Londra, Natalia Viana, autrice del libro “Plantados no Chão” (Editora Conrad 2006).
Da alcuni giorni una versione integrale in portoghese del libro è scaricabile gratuitamente on-line su richiesta della stessa autrice proprio per riuscire a raggiungere e informare più persone e “ampliare il grido di indignazione”.
Il libro si presenta come un importante documento di denuncia di della corruzione statale nei casi di omicidi politici, nonché come strumento di indagine attraverso i molti casi irrisolti. Tra i 180 omicidi registrati durante il primo mandato del Governo Lula, l’autrice ne ha scelti e approfonditi sei, ognuno legato a un differente contesto di lotta , ma accomunati dalla stessa lentezza giudiziaria e dall’impunità degli assassini.
Sindacalisti, leader di movimenti per la riforma agraria, indigeni, studenti di movimento, persone in cerca di un cambiamento nella società che sono diventate vittime dell’inefficienza statale, o perché non sono state protette o per l’incapacità di punire i colpevoli, il che ha anche aperto le strade a nuovi crimini.
“La morte di un leader non è semplicemente l’eliminazione di una persona inconveniente, ma un colpo contro la speranza, contro il futuro” – Jan Rocha, giornalista inglese.
Ass. Ya Basta!Reggio Emilia
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