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La storia della comunità rom di Trento e dell’indifferenza del Comune

Giovedì 28 febbraio 2008 16:46 Trento - "Caravani" il nuovo giornale di Officina Sociale

Un nuovo periodico sulla marginalità sociale e il mondo migrante

Trento - Nella nuova sede di Officina Sociale - all’interno degli spazi del Centro Sociale Bruno - è stata presentata la rivista "Caravani". "Un giornale che vuole essere uno dei principali strumenti di azione di Officina Sociale - dice Stefano De Toni - che si vuole porre come voce critica e propositiva sui temi della marginalità di strada. "Si chiama "Caravani" - ci spiegano - perchè è così che i rom chiamano i container in cui abitano alle caserme Bresciani"
Questo primo numero non poteva che occuparsi dei rom, un tema che Officina sociale ha seguito attentamente fin da quando sono stati sgomberati dall’area ex Sloi.
Gli articoli del numero zero di "Caravani" ripercorrono l’esperienza dei rom e l’intreccio di relazioni che si sono create con i volontari di Officina Sociale, dallo sgombero fino alla sistemazione presso le ex caserme Bresciani, passando dalle notti sotto il ponte che - come dice De Toni - "hanno portato alla luce l’indifferenza di un’intera città e le gravi responsabilità del Comune di Trento".
"Dalle pagine del giornale - ci spiega Fabio Colombo - emerge come siano importanti le relazioni e la partecipazione che contraddistinguono il rapporto tra officina sociale e i rom" presenti numerosi alla conferenza stampa di presentazione della rivista.
Non mancano le critiche "alla gestione vuota e senza prospettive che sia il Punto d’Incontro sia l’Amministrazione comunale hanno scelto di mettere in atto". Il tempo di permanenza dei rom alle caserme Bresciani è infatti a termine, "seppure la chiusura delle caserme sia stata prolungata fino alla fine di marzo - sottolinea Fabio - manca del tutto una prospettiva che riesca a coinvolgere i rom nella definizione del loro futuro". "L’unica prospettiva - sottolineano - è la continuità delle nostre relazioni con la comunità rom, è la certezza che anche dopo il 31 marzo loro rimarranno a Trento." "Noi - dicono quelli di Officina Sociale - saremo con loro anche dopo, saremo vicini a loro anche se dovranno ritornare sotto un ponte, anche nella prossima casa abbandonata". Questo nuovo giornale ha l’ambizione di diventare periodico, e sembra che gli argomenti non mancheranno.

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