È morto nel suo appartamento al termine di una colluttazione con gli agenti della Questura, poco prima dell’arrivo dei sanitari del 118. Riccardo Razman, 34 anni residente a borgo San Sergio, prima ha preso a calci e pugni i poliziotti che cercavano di calmarlo, poi ha cessato di vivere in preda ad una profonda crisi respiratoria. L’episodio è avvenuto attorno alle 20 di venerdì sera. L’uomo, che viveva solo al quarto piano dello stabile Ater di via Grego 18, una delle «case dei Puffi», si stava divertendo a sparare petardi dalla finestra di casa. Uno di questi è scoppiato vicino ad una ragazza che si trovava nel cortile interno dell’edificio provocandole una lesione al timpano. Esasperati dal comportamento pericoloso del vicino, alcuni condomini hanno allertato il 113. Immediato l’intervento dei poliziotti della Squadra Volanti. All’udire il suono delle sirene Razman, da tempo seguito dagli operatori del Centro di salute mentale di Domio, ha spento tutte le luci e si è barricato in casa lanciando minacce e insulti alla volta di chiunque tentasse di dargli fastidio. Gli agenti hanno cercato di convincerlo ad aprire la porta del suo monolocale di 30 metri quadrati, prima suonando il campanello e successivamente chiamandolo a gran voce dal balcone dell’appartamento di fronte. Tutti i tentativi si sono però rivelati inutili tanto da costringere gli agenti a ricorrere a mezzi più decisi. E’ stata così chiamata una squadra dei Vigili del fuoco che ha abbattuto la porta d’ingresso. Una volta entrate, le forze dell’ordine sono state assalite dalla furia di Razman. Una poliziotta, tra le prime a tentare di entrare nell’appartamento buio, è stata spintonata violentemente dall’uomo, di circa 120 kili di peso, ed è finita contro la parete opposta del pianerottolo. A fare le spese della rabbia del giovane anche altri due dei sei agenti coinvolti, che hanno riportato graffi, ecchimosi e ampi strappi alla divisa. Solo dopo una colluttazione, condita da urla e insulti, durata parecchi minuti i poliziotti sono riusciti ad avere la meglio sul trentaquattrenne e ad immobilizzarlo. A quel punto uno degli agenti presi a calci fino a pochi istanti prima ha cercato l’interruttore della luce, ma senza trovarlo. Nella stanza, infatti, non c’erano pulsanti a parte, ma solo dei lampadari. Una volta trovato il punto luce e illuminata finalmente la stanza, gli uomini della Questura hanno constatato che Razman aveva perso del tutto le forze. Non solo. L’uomo, cianotico, ha iniziato a rantolare e ad ansimare in maniera sempre più soffocata tanto da spingere gli agenti a sollecitare l’intervento del 118. Intervento che si è, però, rivelato inutile. L’uomo infatti ha cessato di vivere subito dopo la chiamata ai sanitari. A provocare la morte, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stata una profonda crisi respiratoria . Il certificato del personale del 118 parla di grave agitazione psicomotoria e di sospetta intossicazione medicamentosa. Nell’appartamento sono stati trovati diversi flaconi di tranquillanti. Su quanto accaduto venerdì sera a borgo San Sergio la magistratura ha già aperto un fascicolo. A coordinare le indagini sarà il sostituto procuratore della Repubblica Michele Stagno, arrivato in via Grego poco dopo il decesso di Riccardo Razman. Sulle cause della morte farà chiarezza l’esame autoptico affidato al medico legale Fulvio Costantinides. di Maddalena Rebecca
La vittima aveva precedenti per resistenza a pubblico ufficiale
Chi era - Riccardo Razman era già noto alle forze dell’ordine. In passato si era reso protagonista di alcuni episodi di lesioni e resistenze a pubblico ufficiale e aveva a suo carico un paio di denunce. Eppure, chi lo conosceva, lo descrive come un ragazzo tutt’altro che violento. «Era gentile, intelligente e rispettoso -racconta una signora a cui il ragazzo faceva visita di tanto in tanto-. Prima di venire a casa mia, telefonava sempre per evitare di disturbare. Qualche volta portava anche un cesto di verdura». La famiglia del giovane, infatti, possiede un piccolo appezzamento di terreno a Domio dove coltiva ortaggi che vende poi al mercato. Riccardo, che aveva anche una piccola pensione per la sua invalidità, aiutava i genitori nel campo e faceva qualche lavoretto come giardiniere all’interno di una cooperativa. «I disturbi mentali -racconta l’amica- si erano manifestati verso i vent’anni. Per Riccardo era stata drammatica l’esperienza del servizio militare prestato in Veneto. Aveva subito dispetti e soprusi di ogni tipo e, da allora, non era più lo stesso. Scriva però che era una ragazzo assolutamente normale ed educato. So che aveva solo delle crisi ogni tanto. Io non l’ho mai visto quando stava male, anche se qualche volta sembrava che gli occhi si illuminassero in modo strano». Preferiscono non parlare di Riccardo, invece, gli operatori del Centro di igiene mentale di Domio presso il quale il giovane era in cura. Anche i genitori lo seguivano con attenzione e lo andavano a trovare spesso nel monolocale in via Grego. Proprio per rendere più accogliente l’ambiente in cui il giovane viveva solo, la famiglia aveva di recente sostituito tutte le piastrelle.
«Era nudo alla finestra e lanciava petardi» «Sono stata quasi colpita» racconta una ragazza. «Ore di panico» dice un vicino
«Una bomba. Lo scoppio è stato così forte che le finestre delle case hanno tremato e tutti abbiamo pensato si trattasse di una bomba. O di un colpo di pistola perché dalla strada arrivava fumo e odore di bruciato. Nel condominio è scoppiato il panico e ci siamo precipitati sui balconi. E lui era lì, nudo, vicino alla finestra, agitato. Dopo cinque minuti ha lanciato un secondo petardo, poi un altro ancora e abbiamo chiamato la polizia». Diana Martinelli, abitante al quarto piano del palazzo in via Antonio Grego 38 a Borgo San Sergio, descrive così i drammatici e concitati attimi vissuti l’altra notte a casa sua, a pochi metri di distanza dall’appartamento di Riccardo Razman, in cui si è consumata la tragedia. Quanto accaduto ha lasciato profondamente choccati tutti i residenti dei caseggiati blu di via Grego, meglio noti come «case dei puffi» e composti da alloggi Ater e comunali, in cui l’agricoltore trentaquattrenne viveva da circa tre anni ed era conosciuto da tutti. «È stato orribile, un episodio tremendo che sarà difficile dimenticare, per noi e per i nostri figli, soprattutto perché avvenuto a pochi metri di distanza dalle nostre case - racconta un’altra abitante della palazzina, Annamaria Pollanz - Quando abbiamo sentito il primo scoppio, alle 19.45 circa, abbiamo pensato che si trattasse di una bomba. Ci siamo precipitati sulle finestre, l’abbiamo visto e abbiamo capito cosa stava succedendo. Poi - aggiunge - ho lanciato uno sguardo in strada e ho visto mia figlia, che proprio in quel momento stava camminando lì sotto con il cane, e sono corsa da lei» «Il petardo mi ha quasi colpita - spiega la ragazza, Romina Pollanz, ancora sconvolta - Io stavo passeggiando sotto casa con il mio cane e il petardo mi è caduto a pochi centimetri dal piede; solo per pura casualità non sono rimasta ferita in maniera seria. Ma lo scoppio - aggiunge - è stato così potente che mi ha danneggiato un orecchio e durante la notte sono stata portata al pronto soccorso, assieme ad altri quattro poliziotti, che avevano riportato graffi e traumi vari nella colluttazione». Un accaduto ancora tutto da chiarire, quello di venerdì sera, che ha suscitato sconcerto e incredulità tra gli abitanti dei caseggiati. Sentimenti che ieri mattina ancora serpeggiavano tra i condomini, in una zona di Borgo San Sergio in cui, pur essendo stata di recente oggetto di qualche piccolo intervento di riqualificazione, ancora si nascondono storie di disagio, psichico e sociale, che a volte emergono in tutta la loro drammaticità, come nel caso della tragedia che ha colpito Riccardo Razman. «È stata una cosa sconvolgente, ore di puro panico - afferma Franco Pollanz - Nel giro di circa quindici minuti abbiamo sentito tre scoppi fortissimi, siamo stati presi tutti dall’ansia e abbiamo chiamato la polizia, che fortunatamente è arrivata poco dopo, assieme ai vigili del fuoco». E aggiunge: «I poliziotti hanno intimato a Razman di aprire la porta - spiega - ma lui non ne ha voluto sapere e si è messo a urlare disperatamente, minacciandoli, gridando che li avrebbe ammazzati tutti, uno dopo l’altro, se avessero provato a entrare in casa sua. Poi gli agenti hanno forzato la serratura e aperto la porta. Da quel momento è iniziato il caos». Pollanz parla di «cinque, forse dieci minuti di urla, colpi, rumori assordanti, bottiglie contro il muro». «Si sentivano le voci degli agenti che gli intimavano di stare fermo, di non muoversi; poi dalle finestre di Diana Martinelli, che si affacciano a quelle dell’appartamento di Razman, abbiamo visto che l’uomo - racconta Pollanz - è stato immobilizzato dagli agenti, non senza difficoltà, messo sul letto e ammanettato. Alla fine abbiamo sentito una decina di rantoli fortissimi, come se gli mancasse il fiato, e poi abbiamo saputo della tragedia. Qualcuno ha visto pure il cadavere disteso a terra».
Gli inquilini: «La notte teneva la radio e la tv accese ad alto volume»
Testimonianze - «Lui era la nostra ossessione. Si mostrava nudo alle finestre, urlava, teneva il volume della televisione e della radio altissimo fino all’alba ed era spesso ubriaco. Da quando è venuto a vivere qui, tre anni fa, abbiamo perso la nostra serenità». A descrivere Riccardo Razman, il trentaquattrenne morto l’altra sera dopo una colluttazione con alcuni poliziotti, nel suo appartamento di via Grego 38 a Borgo San Sergio, è una delle vicine di casa, Daniela Steiner, ancora sconvolta dall’accaduto. Nei caseggiati blu di via Antonio Grego l’uomo, un agricoltore che coltivava un terreno a Domio, era molto conosciuto. «Era seguito dal Centro di igiene mentale di Domio - racconta Daniela Steiner - e lo si vedeva spesso lì. Con lui era difficile convivere. Proprio qualche giorno fa gli avevo attaccato l’ennesimo biglietto sulla porta, chiedendogli di fare meno rumore di notte, perché mia figlia aveva bisogno di riposare e lui aveva risposto alzando il volume della tv al massimo, fino alle 4 del mattino». Una situazione non facile, quella vissuta dai condomini del quarto piano del palazzo, fatta di incomprensioni e discussioni.