APPROFONDIMENTI

Kosovo: indipendenza per l’autodeterminazione dei popoli?

Giovedì 6 marzo 2008

Come sempre con Sherwood Magazine partiamo dalla cronaca che ci porta in Kosovo ed insieme a Beppe Caccia tentiamo di ripercorrere l’intricata questione dell’indipendenza di questo territorio, ma ampliando lo sguardo e focalizzando l’attenzione sul significato di questa indipendenza, sulle reazioni che sta suscitando e soprattutto legandola al contesto politico economico internazionale.

Per capire che cosa si è scatenato dopo il pronunciamento del parlamento Kosovaro il 18 febbraio scorso e quindi con la dichiarazione di indipendenza e la nascita di questo nuovo ennesimo staterello sulla mappa geografica del pianeta bisogna guardare ad una lunga durata storica e ad un breve periodo. La lunga durata storica è la realtà dei Balcani,una storia fatta di invasioni, la storia di un melting pot di culture religioni tradizioni tutt’altro che pacifico che è stato storicamente la terra di confine quindi di scontri e contaminazioni, di conflitti drammatici e secolare meticciaggio fra il nord e il sud, tra l’Europa cristiana e l’oriente musulmano, tra gli imperi dell’Europa centrale e gli eredi dell’Impero di Bisanzio e dell’Impero Ottomano poi, con quello che né seguito dal punto di vista delle vicende statali attraverso le lotte di liberazione nazionali del diciannovesimo e ventesimo secolo; la nascita della Jugoslavia socialista dopo la seconda guerra mondiale, la resistenza e l’occupazione nazi-fascista. Se guardiamo invece al breve periodo dobbiamo inevitabilmente confrontarci con una più breve durata ma che è la scala minima rispetto alla quale leggere ed interpretare la situazione kosovara contemporanea e gli sviluppi di queste ultime settimane e probabili sviluppi delle prossime settimane e dei prossimi mesi.
Io partirei quindi proprio dalla guerra del 1999 l’ultima delle guerre che hanno tragicamente segnato gli anni novanta nei Balcani, nei territori dell’ex Jugoslavia in particolare. Una vicenda che inizia nel 1980 con la morte di Tito che dell’indipendenza jugoslava e della nascita della Repubblica Federativa Socialista era stato il padre il fondatore e in qualche modo il garante della tenuta di un complesso mosaico di popoli culture e religioni. Il decennio degli anni 80 è il decennio in cui si gettano le basi per la riconversione del ceto politico della lega dei comunisti in leader delle diverse componenti nazionaliste. Gran parte delle elite protagoniste delle guerre degli anni 90 provengono, anche se cercano di farlo dimenticare, dalla lega dei comunisti jugoslavi e scelgono, coscientemente, per mantenere i propri poteri i propri ruoli di comando all’interno delle singole repubbliche che componevano la federazione jugoslava di darsi un’identità nuova, un’identità nazionalista o ultra-nazionalista in certi casi e di ricostruire su questo la propria legittimazione politica e sociale.
Il Kosovo in questo mosaico e sempre stata insieme alla Macedonia la più piccola entità politica-territoriale della federazione e in particolare la regione della Jugoslavia più povera dal punto di vista del reddito disponibile e delle condizioni di vita dei suoi abitanti, anche se in alcune aree ricca di risorse minerarie. Il Kosovo non è mai stata una delle Repubbliche federate ma è sempre stato una provincia con un maggiore o minore grado di autonomia a seconda della fasi della storia Jugoslava all’interno della repubblica Serba. Il Kosovo è stato non a caso Kosovo polie e il campo dei corvi è stato non a caso teatro del primo pronunciamento nazionalista del leader serbo ex comunista Milosevic nell’inizio della vicenda che porterà alle sanguinose guerre e ai sanguinosi conflitti che segneranno tutti gli anni novanta. Nella storia Jugoslava è la maggioranza della popolazione di origine e di lingua albanese ad essere pesantemente vittima di discriminazioni e sistematiche violazioni di diritti fondamentali da parte del governo di Belgrado, da parte del regime serbo. Una situazione che come vedremo poi nel corso degli ultimi anni si è paradossalmente rovesciata, la guerra del Kosovo e quella che vede il più massiccio intervento da parte della potenze occidentali.
Vi sono una serie di pressioni diplomatiche che vogliono puntare a costringere la Serbia a concedere margini sempre più ampi di autonomia alla popolazione albanese del Kosovo fino ad arrivare a prevedere forme di indipendenza nazionale per questa terra. Queste sono posizioni sostenute dagli stati uniti d’america in primis e dalle altre potenze europee poi: Gran Bretagna, Germania, Francia e Italia fino agli accordi di Rambouillet che la Serbia rigetta alle potenze dell’Alleanza Atlantica; perchè è questo l’attore che entra in campo in quel momento e che per la prima volta viene impegnato in una guerra offensiva al di fuori dal territorio di riferimento dei paesi membri spingendo poi all’intervento la stessa Alleanza Atlantica e la NATO, un intervento che vede come protagonisti gli Stati Uniti d’America ma che vede anche il più ampio coinvolgimento militare dell’ Italia non solo delle basi militari dell’aeronautica statunitense sul territorio italiano, Aviano in particolare da dove partono i voli dei bombardieri che colpiscono Belgrado le altre città della serbia e lo stesso territori kosovaro, ma anche con un diretto coinvolgimento di strutture militari italiane.
La guerra del Kosovo si concluderà con la sostanziale resa della Serbia. Sarà a partire dal 99 l’inizio della fine del regime, del predominio politico di Slobodan Milosevic nella repubblica serba in quanto resto dell’ex Jugoslavia e l’inizio della stagione dei processi del tribunale penale internazionale dell’Aia contro i cosiddetti criminali di guerra che furono protagonisti delle guerre nei Balcani durante tutto il decennio degli anni novanta.

Che cosa succede quindi con la fine della guerra del 1999 e quali sono gli antecedenti della dichiarazione di indipendenza del 18 febbraio scorso?
Inizia una fase, quella degli ultimi nove anni segnata da quello che potremmo definire una sorta di protettorato europeo sul Kosovo. Un protettorato che ha due facce, una militare e una economica, due facce ed una legittimazione internazionale, quella di una risoluzione delle nazioni unite che vede l’occupazione militare dell’intera regione da parte di truppe europee e statunitensi e tra queste un importante e significativo contingente militare italiano e al tempo stesso una pioggia di miliardi, parliamo quindi di migliaia di milioni di euro soprattutto provenienti dalle casse dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America sulla regione.
All’ombra dell’occupazione militare e della pioggia di aiuti europei e statunitensi cresce e si consolida l’attuale governo kosovaro. Un governo che vede la progressiva emarginazione di figure come quelle di Ibrahim Rugova che era stato protagonista delle lotte pacifiche non violente per l’indipendenza del Kosovo durante tutti gli anni ottanta e novanta e invece il progressivo formarsi, una volta trasformata in partito politico, dell’egemonia dell’UCK, cioè l’armata per la liberazione del Kosovo, la formazione militare guidata dal attuale premier Thaci, che diventa sempre più la protagonista e padrona assoluta della vita polico-istituzionale del Kosovo.
UCK che ha le sue radici storico culturali in un impostazione di carattere marxista leninista che per anni si nutrì della dottrina dell’ex partito del lavoro e del suo leader albanese ma che nel corso degli anni è diventata sempre più un formazione armata apertamente filo statunitense e soprattutto rispetto alla quale sono stati abbondantemente dimostrati legami a doppio filo con organizzazioni di tipo mafioso dedite al contrabbando e al traffico di ogni tipo: armi, sostanze stupefacenti, sigarette, insomma tutto quello che in un territorio di confine, di frontiera tra est e ovest, nord e sud, adriatico mediterraneo mar nero ecc. come il Kosovo può essere in qualche modo trafficato. Oggi quindi protagonisti anche della dichiarazione di indipendenza del kosovo, proprio per l’egemonia che hanno costruito all’ombra del protettorato militare ed economico europeo, sono gli ex guerriglieri dell’UCK trasformatisi in partito politico e fortemente legati a questo livello di traffici mafiosi e criminali.
La vicenda del Kosovo, la vicenda di questi ultimi nove anni di storia del kosovo, è una vicenda che registra formalmente il drammatico fallimento di una politica, come la chiamano gli esperti di strategia statunitensi ed europei, di nation building, cioè di costruzione dal nulla di una nazione, di un nuovo stato nazionale. La pioggia di aiuti economici arrivati in questi nove anni non hanno determinato nei fatti la nascita di un vero mercato nazionale kosovaro, non c’è stato l’auspicato sviluppo economico produttivo di questa regione e buona parte della popolazione continua a vivere una condizione in larga misura miserabile, ma soprattutto una condizione di completa dipendenza da parte degli aiuti economici internazionali e allo stesso modo difficilmente si può dire che sul piano politico la presenza statunitense ed europea abbia costruito in questi anni le condizioni per un effettiva democrazia rappresentativa di tipo liberale di stampo occidentale in questa regione.
Il ruolo che ho già detto degli ex UCK del ceto politico criminale che questa esperienza ha partorito la dice lunga su quale sia lo stato di salute della democrazia. Quindi i due obbiettivi classicamente intesi dei processi di nation building a proposito del Kosovo sono stati possiamo dire clamorosamente mancati. La domanda allora è questa: ma erano forse questi gli obbiettivi con cui la presenza militare ed economica dell’Unione Europea e degli Stati Uniti voleva cogliere in questi anni di presenza in Kosovo? Ma viene il grosso dubbio che non sia così e che in fondo questo fallimento sia stato scientemente voluto e cercato e che oggi la cosa più interessante per Stati Uniti in particolare e Unione Europea in secondo piano sia quello di avere consolidato una propria presenza politico militare strategica in questa regione, certo povera, ma sicuramente, oggi, significativa soprattutto di fronte al crescente conflitto politico diplomatico tra le rinnovate politiche di potenza che il regime russo di Putin vuole praticare su scala internazionale e le altre potenze, Washington prima di ogni altra ma anche le medie potenze europee.
Ricordo come non a caso, se ragioniamo in termini di proiezione sullo scenario kosovaro dei conflitti geopolitici e geostrategici che segnano questa fase del comando imperiale su scala planetaria, un episodio che ha fortemente segnato non solo in Russia ma soprattutto nel paese direttamente interessato, la Cina la percezione della guerra del Kosovo del 1999. Pochi ricordano come ci vene raccontato,che nel corso dei bombardamenti statunitensi con i precisissimi missili cruise e tomahawk su Belgrado, venne per deprecabile errore colpita l’ambasciata cinese a Belgrado.
Per gli strateghi politico militare di Pechino questo episodio è stato tutt’altro che secondario, anzi è l’episodio ,ci furono anche delle vittime tra il personale diplomatico cinese dell’ambasciata, che viene ricordato come l’inizio di un nuovo pensiero strategico della Cina rispetto al rapporto con gli Stati Uniti e rispetto allo stesso ruolo globale della crescente potenza economica cinese nel mondo. Da questo punto di vista, è lì che inizia anche una nuova dottrina del rapporto tra Cina e Stati Uniti ed inizia anche simbolicamente una nuova stagione delle relazioni internazionali, ecco perché non da oggi il kosovo è anche la regione su cui si proiettano i conflitti che vanno ben al di là della questione dell’indipendenza nazionale della maggioranza albanese del kosovo, ben al di la della partita polito-diplomatica visibile in questi giorni. Sullo sfondo che cosa succede? Succede che sul terreno si registra una situazione invertita rispetto a quella conosciuta negli anni ottanta novanta, oggi ad essere perseguitata, a vedere sistematicamente violati i propri diritti non è più la maggioranza di popolazione di origine, cultura albanese ma è la minoranza di origine, lingua, cultura serba in alcuni casi ridotta in vere e proprie enclave che sopravvivono sotto la tutela delle truppe dell’unione europea, dei veri e propri bantustan, tra l’altro ricchi di testimonianze della cultura ortodossa di inestimabile valore storico, architettonico e artistico,che rappresentano anche in questo caso un terreno di sperimentazione pronto ad essere applicato anche in altri contesti.
Ma oltre alle condizioni della popolazione della minoranza di origine serba in kosovo, prima e ancora di più oggi, dopo la dichiarazione di indipendenza a preoccupare le organizzazioni umanitarie per la difesa dei diritti umani a livello internazionale è anche il trattamento subito dalle altre minoranze. Il kosovo come tutti i Balcani è un territorio che soltanto con la forza, soltanto con la violenza cieca e bruta può essere ridotto in condizioni di purezza di tipo etnico, è un territorio che per natura e storia vede la stratificata presenza di numerose minoranze linguistiche, culturali, religiose, pensiamo soltanto alla stanziale presenza di forti nuclei di popolazione rom in kosovo o fenomeni molto particolare come la presenza di una ridottissima minoranza di origine egiziana , bene tutte queste popolazioni insieme alla minoranza serba stanno subendo in questi anni, nel silenzio dei media, del opinione pubblica e della politica internazionale, una sistematica violazione dei loro diritti umani.
Ecco perchè, concludo, il kosovo ci parla di una situazione di tensione potenzialmente esplosiva dal punto di vista dei nuovi conflitti aperti nel territorio per le ragioni storiche che ho cercato di illustrare, ma ci parla anche di un vero e proprio laboratorio di quella fase nuova di confronto tra potenze economico-politico-militare su scala globale che sembra segnare lo scenario imperiale di questo primo decennio del ventunesimo secolo.

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca per redazione:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «