Con Guido Piccoli scrittore italiano e giornalista cerchiamo di tracciare il contesto nel quale sta avvenendo lo scontro tra Colombia,Ecuador e Venezuela all’indomani dell’operazione militare dell’esercito colombiano in territorio ecuadoriano.
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Quali sono, Guido, le motivazioni di questa incursione e quali le ripercussioni più immediate?
La Colombia ha deciso di effettuare questa incursione militare in territorio ecuadoriano per assassinare Raul Reyes, numero 2 delle Farc, portavoce delle forze armate rivoluzionarie per la trattativa che riguardava la liberazione di Ingrid Betancourt e altri ostaggi politico militari in cambio della scarcerazione di alcune decine di combattenti.
E’ da questo tentativo di Alvaro Uribe di ammazzare il negoziato che è esplosa la tensione tra Colombia da una parte e Venezuela ed Ecuador dall’altra, una tensione che era già presente tra uno dei governi più reazionari al mondo e servili rispetto agli stati uniti e i due governi, soprattutto quello di Chavez, che invece sono più indipendenti e che portano avanti un progetto di autonomia non soltanto dagli Stati Uniti ma anche dal neo-liberismo.
Una vicenda che ha come sfondo quindi la possibile liberazione della Betancourt che portava con se anche la legittimazione delle Farc come un organizzazione con la quale si può trattare. Dietro perciò c’è anche una vicenda più complessa che riguarda una politica interna colombiana?
E’ proprio questa la questione principale che emerge da questa situazione di tensione e che Chavez ha ripetutamente sottolineato, cioè la guerriglia con le forze armate che ormai va avanti da quasi 40 anni e che a mio parere ha acquisito modalità discutibili.
La Farc esiste, ha il controllo di parte del territorio e ha il diritto di essere considerata forza armata belligerante, basta riferirsi al relativo protocollo della convenzione di Ginevra, ma sia il governo colombiano che l’occidente in genere sono abituati a nascondere la realtà e dopo il tragico 11 settembre la Farc è stata inserita nelle liste dei gruppi terroristi.
E’ per questo il che gruppo armato rivoluzionario utilizza, si può dire cinicamente, lo scambio di prigionieri come mezzo per raggiungere il riconoscimento di forza belligerante. E’ giusto e legittimo darglielo (questo non significa perdere il diritto alla critica) , soprattutto per fare un negoziato, o anche soltanto per liberare gli ostaggi.
Si tratta con degli interlocutori, non si può trattare con qualcuno che si definisce bandito, narco-terrorista, oppure genocida come affermato da Uribe, attando Chavez, dicendo che finanza genocidi e sostenendo una menzogna enorme come quella che le Farc stessero per costruire una bomba al uranio.
Questa situazione che riguarda la legittimazione delle Farc può essere legata ad una forzatura della Colombia che si inserisce nel contesto del continente latino americano, dove proprio nel periodo caldo delle elezioni americane c’è probabilmente il tentativo statunitense di forzare la mano con alcuni dei pochi stati rimasti ben collegati ai vertici di Washington?
La Colombia è sempre stata il paese vassallo più importante per gli Stati Uniti e accanto a questo c’è il fatto che Uribe è al governo di un paese che ha una quantità enorme di risorse, quindi molto importante per le multinazionali e transnazionali.
Però quello che emerge maggiormente in questo momento è il suo ruolo di alleato degli Stati Uniti e il problema è questo: si è creato sulla questione della guerriglia un opinione pubblica, sicuramente forzata dai media estremamente controllati, che porta ad una situazione un po’ strana, tanto che la stessa opposizione non si è smarcata per niente in questo momento rispetto alla posizione del governo e pur essendo una forza rispettabile dal punto di vista politico non ha trovato di meglio che dire a Chavez che non si può insultare in questo modo un presidente eletto dai colombiani, quasi dimenticando che Uribe è stato si eletto dai colombiani, ma con l’apporto decisivo dei terroristi paramilitari.
In ultimo vorrei parlare di questa storia del terrorismo, parlando in piena libertà le Farc nella loro lunga azione commettono atti e crimini, anche contro la popolazione, lo stesso fatto di tenere in ostaggio delle persone mi sembra condannabile.
In realtà se c’è un terrorista in questa situazione è innanzi tutto lo stato colombiano o direttamente con il suo esercito o indirettamente con i sicari paramilitari che trovano mandante nello stato, nelle multinazionali e nelle loro oligarchia.
Perciò è necessario riconoscere chi è il vero terrorista, ormai ci si riempie la bocca di parole tipo democrazia, libertà e di condanna al terrorismo ma ovviamente tutte queste belle parole che sono portate avanti dall’occidente rispondono ad interessi economici di parte; infatti lo stesso crimine a seconda di chi lo commette è un atto da condannare oppure un azione giusta.
Lo si nota anche in Italia o in Europa, basta citare il Kosovo o la Spagna e risulta evidente come le stesse situazioni trovano giudizi diversi perchè l’occidente porta avanti due pesi e due misure.