COMUNICATI

8 marzo: Not in our name! Né vittime né carnefici

Comunicato stampa - Rete per l’Autoformazione

Global Project Roma - Venerdì 7 marzo 2008

La contestazione di questa mattina all’Università La Sapienza di Roma parla ancora una volta il linguaggio del conflitto e della radicalità.
Un centinaio di studentesse della Rete per l’Autoformazione e del Coordinamento dei Collettivi ha protestato con striscioni e megafoni fuori dalla facoltà di Giurisprudenza contestando lo svolgimento della tavola rotonda promossa da Azione Universitaria dal titolo "8 Marzo: Pensiamo Donna", alla quale partecipavano, a vario titolo, giornaliste, giuriste, sindacaliste e rappresentanti del mondo cattolico oltre che dei maggiori schieramenti politici in corsa per le prossime elezioni (Pd-An).
La presenza, provocatoria di per sé, di Azione Universitaria alla Sapienza è infatti un chiaro esempio di come, in quest’ultimo periodo, i corpi delle donne siano nuovamente diventati oggetto di conquista e di lotta elettorale da parte di partiti e sindacati, su cui giustificare pesanti misure di controllo sociale.
Azione universitaria è scesa in campo in campo per recuperare a destra l’8 marzo e le lotte delle donne, rilanciando il fronte antiaborista -dall’ingerenza pressante di papa Ratzinger alla moratoria di Ferrara- delegittimando il diritto a una maternità voluta e responsabile, riproponendo la famiglia e il lavoro come unica via di liberazione.
La contestazione delle studentesse della Sapienza ha fatto fallire l’operazione, il convegno di Azione Universitaria è fallito, in pochi e senza alcuna partecipazione femminile protetti dal cordone della polizia sono stati relegati in un’aula senza alcuna visibilità. La parata bipartisan delle donne di partito si è risolta in un convegno blindato, autoreferenziale e di soli uomini.

Le studentesse della Sapienza rifiutano ogni strumentalizzazione e rilanciano l’appuntamento per il corteo autoraganizzato di questo pomeriggio, ore 18 e 30, in piazza Navona.

Se le città si fanno minacciose, agiremo da antidoto alla violenza per riprenderci le strade, a cominciare da stasera a Roma, a Piazza Navona, come in altre città d’Italia.

Se ci siamo liberate dalla famiglia, il prossimo passo sarà liberarci dal lavoro. Vogliamo reddito.

Se sulla 194 non torniamo indietro, di certo vogliamo andare avanti: chiudiamo tutti gli spazi tenuti aperti dalla legge stessa al suo sabotaggio. Fuori gli obiettori dagli ospedali, dai pronto soccorso e dalle università.

L’attacco alle donne è un attacco alla libera scelta.

Non in nostro nome. Non sui nostri corpi.

Rete per l’autoformazione
www.uniriot.org

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