Il test antidroga a disposizione di tutti i genitori con figli adolescenti. Ma la giunta è divisa, il centrosinistra attacca e denuncia l’«inefficacia» dell’iniziativa e don Gino Rigoldi, dalla sua frontiera del disagio giovanile, commenta: «Un’operazione di facciata. Elettorale. Se un genitore è abituato a relazionarsi con il proprio figlio gli basta guardarlo negli occhi per capire se si droga». Dopo l’assaggio dell’anno scorso in zona 6 promosso dall’ex assessore alla Salute Carla De Albertis, il Comune lancia la seconda fase dell’iniziativa «No alla droga, Parliamone in famiglia». Sono già partite 35 mila lettere destinate a chi ha ragazzi di età compresa tra i 13 e i 16 anni: allegato ci sarà un coupon per ritirare gratis nelle farmacie il kit per effettuare l’analisi delle urine che svela l’uso di sostanze stupefacenti.
«Abbiamo deciso di allargare il progetto a tutta la città— dice l’assessore alla Salute Giampaolo Landi di Chiavenna — perché ragazzi e genitori devono capire quali rischi comporti avere condotte scorrette. I test possono essere un valido strumento di dialogo in famiglia». Accanto a lui l’assessore alle Politiche sociali, Mariolina Moioli, abbozza. E’ perplessa e non ne fa mistero. Soprattutto non vede l’ora di prendere la parola per riportare l’intervento dell’amministrazione contro le dipendenze su un binario sociale. E che il taglio debba essere «sociale» è anche il parere del sindaco Letizia Moratti. La Moioli ricorda l’investimento di 680 mila euro per finanziare progetti per promuovere «l’uso di linguaggi e strumenti di comunicazione nuovi». «Pensiamo a spettacoli teatrali, concerti, mostre, rassegne cinematografiche capaci di trasmettere messaggi educativi che propongono storie vere. Dalle scuole sono già arrivati 79 progetti».
Non è l’unica della giunta ad essere perplessa sul kit. «Mi sembra che il rapporto tra genitori e figli debba essere di fiducia — ribadisce l’assessore Tiziana Maiolo — Non dovrebbe passare attraverso queste cose». L’iniziativa di Landi di Chiavenna fa arrabbiare l’ex assessore alla Salute Carla De Albertis, ma per motivi diversi: «Landi appone la sua firma sotto le mie lettere. Se non fossimo in politica si chiamerebbe plagio». Il cappellano del Beccaria don Gino Rigoldi osserva con sarcasmo che «è consolante constatare che tutti coloro che come me si occupano di droga da 35 anni vengono informati dai giornali». E aggiunge: «La droga si combatte con la prevenzione, che è corretta informazione e dialogo. Il contrario di un test fatto magari di nascosto. E poi credo che la gente sia impreparata a gestirlo. Sono stati valutati i drammi che si potrebbero scatenare nelle famiglie?».
In proposito ha qualcosa da aggiungere il consigliere del Pd Davide Corritore: «Da rilevazioni effettuate sul campo — afferma — emerge che l’operazione è stata di grande efficacia comunicativa, ma di scarso effetto concreto: soltanto una minima parte dei kit ritirati è stata usata. E coloro che si sono sottoposti, per lo più, non avevano fatto uso di droghe. Altro aspetto: si sono create grandi tensioni nelle famiglie, oltre ai timori di molti genitori di fronte alla possibilità di una risposta positiva. Se l’operazione è di aiuto, devi fornire alle famiglie anche gli strumenti per affrontare il problema».
Rossella Verga