Venerdì 14 marzo si sono svolte in Iran le elezioni per il parlamento che come molti si aspettavano hanno riconfermato il partito conservatore di Mahmoud Ahmadinejad. Secondo i dati diffusi nella serata di ieri, circa il 60 percento degli aventi diritto si è recato alle urne. Un dato di affluenza di tutto rispetto, superiore a quella abituale di alcuni stati celebrati come solide democrazie e se qualcuno si aspettava un boicottaggio delle urne come forma di dissenso nei confronti di Ahmadinejad e dei suoi falchi, questo non c’è stato.
Solo il 20 percento dei votanti ha sostenuto i riformisti e le urne hanno consegnato i due terzi della Maijlis, il parlamento iraniano, ai conservatori. Certo è che su tutto ha indubbiamente gravato il peso del Consiglio dei Guardiani che aveva giudicato non idonei i candidati riformisti più in vista.
Nessuno spiraglio di cambiamento per l’Iran dunque dopo questo voto, che esce dalle urne con la leadership del suo presidente rinforzata, nonstante la spaccattura all’interno del suo partito e le manifestazioni di dissenso soprattutto nei settori più scolarizzati e laici della società iraniana.
Ne abbiamo parlato con Mattia Fontanella della trasmissione Tasso Barbasso Informa di Radio Kairos di Bologna.
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Leggi l’articolo di Christian Elia di Peacereporter