Il 24 marzo, data importante per l’Argentina per l’anniversario della dittatura militare, Radio Petü Mogeleiñ, che in italiano significa “Ancora viviamo”, ha iniziato le trasmissioni, ha raggiunto l’aria.
Un sogno che è diventato realtà. Un momento atteso e per il quale l’organizzazione Mapuche-Tehuelche “11 de octubre” lavora da anni, con l’appoggio di Ya Basta! e di radio FM Alas, radio comunitaria di El Bolson, che ha sognato con loro e ha formato gli operatori per quanto riguarda gli aspetti tecnici, la produzione e l’elaborazione della comunicazione.
Dopo più di tre anni di lavoro è terminato questo progetto che, come hanno raccontato i fondatori, sembrava troppo grande per poter essere realizzato. Questo è stato possibile grazie alle individualità che si sono unite e si sono fatte collettive e che hanno camminato insieme per far sì che questo giorno diventasse realtà.
Oggi la comunità mapuche-tehuelche inizia il proprio progetto di comunicazione, consapevole dell’importanza di questo elemento e proponendosi alcuni obiettivi, quello di riscattare una cultura e un’identità, quello di trasmettere, diffondere, parlare e soprattutto costruire.
Il progetto coinvolgerà sia chi vive e lavora nei campi che chi vive e lavora in città, unendo in uno spazio comunitario persone che anche se vivono a poche decine di chilometri di distanza difficilmente possono muoversi per incontrarsi. I trasporti pubblici in Argentina sono praticamente inesistenti. Il treno a vapore, unico mezzo che unisce alcune comunità e cittadine della regione è ridotto ad attrazione turistica e percorre solo pochi chilometri per emozionare facoltosi turisti e nessun altro mezzo lo ha sostituito. La radio diventa quindi un mezzo fondamentale per comunicare e per essere uniti. Ma anche per resistere, per portare avanti il progetto di recupero delle terre, di abbattimento delle recinzioni, quel ”desalambrar el aire” di cui si è parlato anche a proposito dell’aria e della comunicazione.
Occupare spazi per liberarli e resistere al progetto di privatizzazione e recinzione di tutti gli spazi e i beni comuni.
L’inaugurazione, le parole e le testimonianze di tutte le persone che hanno partecipato a questo giorno speciale ed emozionante hanno invaso l’aria e raggiunto anche chi non ha potuto raggiungere El Maitén.
Dopo una cerimonia iniziata prima dell’alba sono andate in onda le trasmissioni della prima radio mapuche, il cui nome significa “ancora viviamo”, inaugurazione attesa e annunciata come giornata storica per il popolo Mapuche.
“Ancora viviamo” è il messaggio che lancerà tutti i giorni radio Petü Mogeleiñ.
Più di 500 anni di resistenza e massacri, ma la comunità mapuche-tehuelche è ancora sulla propria terra ed abbatte recinti per recuperare terra e spazi e di libertà e comunicazione, per denunciare il razzismo, l’impoverimento, le violenze, l’invasione dei latifondisti come Benetton, che ha acquistato 930.000 ettari di Patagonia, comprese fonti d’acqua e fiumi.
Il 24 marzo è stato quindi un giorno di abbattimento di recinzioni e le parole ora possono viaggiare liberamente.
Un giorno di lotta, risultato di anni di lotte, di sconfitte e di successi, che hanno dato vita ad un progetto mapuche perché il popolo Mapuche è ancora vivo e gli vengono imposte frontiere artificiali.
Sebbene siano fortemente repressi e discriminati, sia dallo stato argentino che cileno, è in corso un processo di recupero.
Ora esiste uno spazio per parlare in libertà. Parlare dei sogni, dei problemi e rafforzare lo sforzo che sta facendo la cultura mapuche per sopravvivere.
Ma il progetto riguarda tutti, anche i non mapuche perché, com’è stato detto “la libertà è di tutti”. I Mapuche e non mapuche erano presenti insieme sia quando la radio era solo un sogno, sia nel giorno in cui le trasmissioni hanno recuperato lo spazio dell’aria, e proprio la diversità culturale, secondo Mauro Millàn, ha reso possibile questo progetto. “Ci aspettano momenti difficili, perché ci sarà chi proverà a mettere a tacere le nostre parole. Che sappiano che siamo preparati a resistere a qualsiasi tentativo di metterci a tacere. Tutto quello che il nostro popolo ha subito non ci ha fatto smettere di essere quello che siamo: uomini e donne liberi, che appartenevano e appartengono ad un popolo.”
Alla festa erano presenti molte delle radio comunitarie e media indipendenti della zona e di Buenos Aires, a festeggiare insieme la nascita di una nuova voce libera e indipendente. Erano presenti, oltre a tutta la redazione di Radio FM Alas, che ha trasmesso tutta la giornata sulle proprie frequenze ed in streaming, radio La tribu di Buenos Aires, Indymedia Argentina e una radio comunitaria mapuche che trasmette dalla Patagonia cilena.
Ascolta Pascual Pichùn, di Indymedia Argentina.
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Ascolta Elizabeth Huenchual, mapuche della Patagonia cilena, attivista di una radio comunitaria.
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