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Lunedì 24 marzo 2008 00:00 Intervista a Jorge Millàn di Radio Petü Mogeleiñ

D: Buon giorno Jorge, oggi è un giorno molto importante qui a El Maitén, Patagonia; cosa nasce oggi?

R: Oggi, dopo tanto lavoro e tante speranze di avere una radio, oggi (24 marzo 08) è il giorno di inaugurazione della radio, un sogno che portiamo avanti già da più di tre anni, e oggi diventa realtà. Siamo veramente contenti, molto contenti, con molte aspettative dopo tanta stanchezza e molto stress, oggi siamo più forti, abbiamo portato a termine la costruzione di questo spazio che senza dubbio non saremmo riusciti a compiere senza l’aiuto dei compagni di Ya Basta!, di Radio Alas (El Bolsòn) e di Radio La Tribu (Buenos Aires). Senza la volontà di lavorare insieme tutti questi anni non si sarebbe realizzato questo sogno, dotarsi di strumenti di lotta e di resistenza come una radio, sono veramente molto contento. Mille grazie, e sono poche!

D: Grazie a voi! Quanta gente lavorerà in radio, come siete organizzati per il futuro?

R: Coinvolti nel progetto, che stanno permanentemente in radio, siamo in nove. Dietro a questi compagni però c’è molta più gente. L’idea è di poter recuperare notizie direttamente dalla comunità, che attraverso la radio può diffondere l’esperienza, quello che succede, tutto. Avremo corrispondenti da El Maitén ma anche da comunità più distanti, via telefono o con registrazioni, diffonderemo quello che vorranno comunicare. Questa è l’idea.

D: Ci piace molto l’espressione che molti hanno usato oggi: hoy vamos a desalambrar el aire. Ci puoi spiegare il senso?

R: Per noi le recinzioni dei campi sono il simbolo dello sfruttamento del sistema dominante, che vuole rimarcare quello che teoricamente gli appartiene, quindi, senza filo spinato vuol dire che è libero, recintarlo significa che gli appartiene, che questo è mio e nessuno può passare; noi lottiamo per il contrario, per la possibilità di accedere ad un territorio, ad un corso d’acqua, di restare in contatto con la natura stessa; per questo il termine usato è molto bello, perché è la stessa idea della radio, togliere le barriere culturali imposte dalla cultura dominante per poter arrivare ovunque, con la libertà d’espressione, con un sogno collettivo che ci permette di svegliarci in una realtà diversa.

D: Radio Petü Mogeleiñ è appena nata ma è già parte di una rete, con la caratteristica di trasmettere anche in Mapundungun (lingua mapuche). Ce ne sono altre?

R: No, è la prima radio mapuche della provincia del Chubut, in tutta la Patagonia sono molto poche. Ma non è solo una radio mapuche-tehuelche, è anche una radio comunitaria, questo significa che l’obiettivo è che la radio diventi uno strumento utile alla società, all’operaio, allo studente, al campesino, al maestro, a tutti. Una porta che si apre per avere la possibilità di ascoltare i fatti di questa società, che viviamo anche noi come protagonisti, non siamo estranei a questa realtà. D’altra parte il sistema dominante colpisce tutti, mapuche e non, e crediamo che questo spazio sia uno spazio in più per una comunicazione alternativa.

Torna allo speciale: Patagonia en Rebeldia: diario della carovana dell’Associazione Ya Basta

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