COMUNICATI

Milano - Mercoledì 26 Marzo 2008

Il Proibizionismo Uccide, Ancora Una Volta.

Global Project Milano - Mercoledì 26 marzo 2008

Comunicato Cs Cantiere in Merito Alla Tragica Morte Di Mattia In Occasione Del Così Detto "Rave Di Pasqua" A Segrate Ed In Risposta All’articolo "Il 5 Aprile Tutti A Milano" Del 26 Marzo Pubblicato Da Repubblica Milano

No alla strumentalizzazione della tragedia di mattia, ennesimo morto di proibizionismo. No al teorema raves-centri sociali-luoghi di sballo e morte : i centri sociali sono spazi di alternativa, cultura e socialita’, soggetti tra i protagonisti di politiche dal basso di antiproibizionismo, informazione e riduzione del danno abbandonate da governi ed istituzioni. No alla "Tolleranza Zero" e a politiche solo demagogiche e dannose quale il Kit “antidroga" del comune di Milano, Kit utile solo ad un business di centinaia di migliaia di euro, in nessun modo utile a costruire consapevolezza e prevenzione!

Siamo sorpresi per essere stati citati come centro sociale dedito ai "raves". Se il giornalista di Repubblica Milano autore dell’articolo cercava di tracciare una mappa dei ravers è incorso in una enorme "cantonata", sarebbe bastato risalire dal nostro sito web www.cantiere.org al nostro programma per capire come tra le mille attività in Cantiere, tra le centinaia di serate musicali di "raves" non vi sia traccia.

Se il giornalista avesse verificato la sua fonte avrebbe scoperto una programmazione ricca di diversi generi e progetti musicali ma sopratutto caratterizzata dall’invito ad attraversare il centro sociale come spazio di alternativa in cui al centro sono le relazioni. Una alternativa possibile attraverso spazi, servizi ed offerta culturale : libreria e zona book-crossing, internet point e info-point per viaggiatori indipendenti, taverna sociale e cene etniche, spazio di informazione antipro, dibattiti e presentazioni di libri, videoproiezioni, serate musicali e a tema legate ai diversi progetti e crew musicali, e campagne quali : antirazzismo, antifascismo, antimofobia ed antiproibizionismo.

Dall’hip hop, alla slum poetry, dal punk-hardcore, alle serate di sperimentazione musicale, dal raggae al trash-revival, al jazz la caratteristica è la sperimentazione musicale, artistica, espressiva incentrata su relazioni e socialità non ha caso lo spazio del centro sociale dedito ai concerti è denominato "Social Pub".

Le relazioni al "centro", quindi e non certo le sostanze nè tantomeno una cultura del "devasto e sballo" ma vero e proprio luogo di "alternativa di qualità" ideata, autogestita ed attraversata da migliaia di persone alla ricerca di una alternativa all’offerta commerciale che mette al centro il profitto, fa pagare cara la socialità e quindi le relazioni, piega ad una standardizzazione della cultura e della fantasia.

Il giornalista è disinformato o fazioso quando scrive un articolo utile ad afferare il teorema della equiparazione tra : raves, centri sociali, luoghi di sballo e morte. Così come sciacalli sono coloro che utilizzano il caso del "Rave di Pasqua a Segrate" e la tragica morte di Mattia per affermare politiche ancora più proibizioniste e di "Tolleranza Zero" o cercare di piazzare alle famiglie inutili "Kit".

E’ falso dire che i rave sono i più emblematici luoghi del consumo delle sostanze. E’ noto come il consumo sia sempre più inconsapevole e diffuso in ogni luogo e tra persone diverse per età e composizione sociale, in casa come sul posto di lavoro, dal giovane al manager alla casilinga al vip, nessuno escluso.

E’ falso dire che i centri sociali sono dediti ai raves o alla loro promozione. Il giornalista dovrebbe sapere che i così detti "raves" per propria natura vengono allestiti in spazi abbandonati, sono eventi itineranti ed estemporanei organizzati da comunità di ravers per propria natura "nomadi". E’ anche indubbiamente vero che molti hanno colto le potenzialità di profitto dei "raves" che, così come le "parades", vengono ormai sempre più riprodotti nelle discoteche ovvero dal circuito commerciale dell’industria del divertimento.

E’ falso attribuire ai centri sociali la promozione del consumo, uso ed abuso di qualsiasi sostanza. E’ invece sempre più vero il contrario : molti centri sociali sono tra gli ultimi avamposti di politiche di antiproibizionismo a partire da una chiara differenza tra sostanze leggere e pesanti. Molti centri sociali sono protagonisti di un dibattito per una "etica dei consumi" e di politiche dal basso miranti a rendere efficaci nelle metropoli e sui diversi territori pratiche di informazione e riduzione del danno. Molti centri sociali, molto spesso in cooperazione con le migliori esperienze di operatori, servizi, comunità, sono alla ricerca di possibili alternative al proibizionismo e all’ostracismo delle istituzioni.

L’invito "a facciamoci tutti, facciamoci di tutto" non nasce dai centri sociali ma è frutto di governi ed amministrazioni locali che, con continuità bi-partisan, hanno messo in campo politiche di proibizionismo ed annullato, anche attraverso il taglio di fondi e il ricatto sui finanziamenti, decenni di buone pratiche inerenti le RDD / politiche di riduzione del danno. L’uso sempre più diffuso, sempre più abuso, sempre più inconsapevole è anzitutto frutto della Fini-Giovanardi, la legge che ha equiparato le sostanze leggere e pesanti e messo sullo stesso piano consumatori e spacciatori, favorendo così disinformazione e narcomafie.

Tutti gli ultimi governi si sono mossi nel segno di politiche proibizioniste portandoci ad essere il falino di coda d’Europa in merito alle politiche di riduzione del danno ed i primi d’Europa per consumo in termini di abuso di sostanze. Criminalizzare i "raves" ed i ravers è una operazione superficiale e fin troppo facile, i responsabili dei danni del consumo inconsapevole vanno cercati altrove.

I veri criminali sono quei governi, istituzioni, amministrazioni locali che con il proibizionismo alimentano le narcomafie, con la minaccia di taglio dei fondi ricattano gli operatori costringendoli a non operare per ridurre il danno, censurano anche la più semplice campagna informativa, impediscono l’adozione di strumenti efficaci. Sono criminali i protagonisti di queste politiche che mirano solo alla repressione dei consumatori ed alla tanto lucrosa quanto inefficace produzione di campagne demagogiche e disinformanti.

Un esempio per tutti : il così detto "Kit antidroga" del Comune di Milano , l’ennesimo "falso strumento" : molto utile al business, assolutamente inutile nel produrre consapevolezza e prevenzione. Criminali sono coloro che elogiano strumenti simili e da anni impediscono ad operatori e consumatori l’uso in Italia di pratiche e strumenti efficaci già diffusi in molti altri paesi quale il Kit per l’anali e l’autoanalisi delle "droghe sintetiche", le "chimiche" che le persone assumono nella più completa ignoranza della sostanze effettivamente contenuti in esse, e delle rispettive conseguenze. Uno strumento che insieme ad altre politiche alternative a quelle di cieca quanto inefficace "war on drugs" forse avrebbe potuto salvare la vita Mattia, e potrebbe salvarla a molti altri.

Proprio nel senso del percorso di costruzione di buone pratiche ricordiamo Venerdì 28 Marzo in Cantiere una giornata all’insegna dell’anti-proibizionismo ( info www.globalproject.info/art-15376.html ) : ore 18 "Antiproibizionismo in Autonomia" assemblea di confronto ed azione tra operatori, consumatori e centri sociali. E a seguire serata reggae benefit a sostegno della famiglia di Aldo Bianzino, come Federico Aldrovandi "misteriosamente" morto mentre era in "custodia" delle forze dell’ordine, trattenuto in arresto per essere stato trovato in possesso di qualche pianta di marijuana, nella sua cascina nella campagna perugina.

Il vero danno è il proibizionismo! Cs CANTIERE / Milano
www.cantiere.org

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