RASSEGNA STAMPA

Fonte: Corriere/Vivimilano, 7 Aprile 2008

Una casa a tutti e un bosco intorno alla città

L’architetto: non si può generalizzare, a me non piace la torre di Libeskind. Ma credo sia sbagliato richiamarsi solo al passato

Global Project Milano - Lunedì 7 aprile 2008

MILANO -

«I grattacieli sono come gli individui. Ognuno è diverso dall’altro. Dire che che sono brutti in quanto tali non vuol dire assolutamente nulla, non ha alcun senso».

Architetto Stefano Boeri, direttore di «Abitare», la polemica di Berlusconi non la convince, quindi?
«Intanto faccio notare al Cavaliere due cose. Quando dice che i grattacieli non sono coerenti con la tradizione e l’immagine milanese, mi viene voglia di ricordargli Milano 2 e Milano 3, che con la storia della città, almeno fino a quegli anni, non c’entravano proprio nulla. Se invece fa un discorso di qualità estetica gli faccio presente la cittadella Mediaset di Cologno Monzese: uno dei luoghi in assoluto più brutti dell’area metropolitana di Milano. Ma c’è un discorso più generale che mi preme fare».

Prego.
«L’architettura nuova lavora sempre sulla rottura e sulla discontinuità. A Milano ci sono degli esempi eclatanti» Quali? «La Torre Velasca su tutti. Quando fu realizzata venne considerata da tutti, architetti in testa, uno sfregio al razionalismo. Lo stesso grattacielo Pirelli fu un’opera rivoluzionaria. Oppure l’edificio di Luigi Moretti in corso Italia che ora viceversa è quotatissimo. Il nuovo non deve essere sempre conciliante. Ma anche qui: c’è nuovo e nuovo».

Cioè?
«Cioè, nello specifico, la torre di Libeskind non piace per niente neppure a me. E’ un’architettura muscolare che celebra se stessa. Non c’è un pensiero dietro. Questa torre ritorta che cosa mi vuole comunicare? E’ un’opera di chi cerca l’eclatante, che vuole scioccare. In realtà è solo fine a se stessa».

Quindi Berlusconi ha ragione?
«Se fa la battaglia contro i grattacieli, intesi come categoria generale, no. Anche perché non mi sembra una visione di città aperta richiamarsi solo al passato e alla tradizione ».

Il sindaco Moratti ha ribadito che per il simbolo di Milano per il 2015 non sarà una nuove torre. Niente Tour Eiffel meneghina.
«E’ certamente un ragionamento che vola molto alto. Il simbolo dell’Expo non deve essere muscolare. Al contrario, mi piacerebbe che ci fosse una nuova idea complessiva della città, intorno a grandi traguardi da conquistare».

Ad esempio?
«Dare una casa a tutti. Oppure realizzare un bosco continuo intorno a Milano, unendo i parchi e le aree agricole che circondano la città. Ecco: queste mi sembrano due belle sfide per il 2015».

Andrea Senesi
07 aprile 2008

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