Le interminabili file per acquistare il pane rappresentano ormai una scena abituale in Egitto, dove la scarsità di questo genere di prima necessità è accompagnata da un aumento vertiginoso dei prezzi di tutti i generi alimentari che, in meno di un anno, è stato del 12%.
La metà della popolazione ormai vive sotto alla soglia di povertà e il regime ha preso la decisione di produrre e distribuire il pane nei quartieri popolari del Cairo per mezzo dei panifici dipendenti dall’esercito, nella speranza di contenere la rabbia crescente.
"Sembra che gli stessi regimi facciano fatica a rendersi conto della gravità di quello che sta accadendo [...], invece il fenomeno è sempre più diffuso e quello che è accaduto nei giorni scorsi in Egitto è un chiaro esempio di masse arabe che si ribellano ad una situazione economica che è frutto delle scelte di questi ultimi anni fatte dai regimi di carattere liberista, di una politica economica avventurista, di un adeguarsi a dei criteri fissati quasi per legge dal Fondo monetario internazionale per la concessione dei prestiti ed aiuti..." parla così ai nostri microfoni Michele Giorgio, giornalista del "Il Manifesto".
Intanto nel paese cominciano a contarsi i primi morti, mentre la situazione sempre più grave e l’analogia tra il clima attuale e quello che precedette le manifestazioni del Gennaio del 1977 riportano alla mente i disordini della "rivolta del pane" che sconvolsero l’Egitto in quell’anno.

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