Fonte: Il Manifesto 10.04.08
Gaza, assalto alla frontiera
Giovedì 10 aprile 2008
Un commando palestinese s’infiltra in Israele dalla Striscia assediata e uccide due civili. Tel Aviv bombarda: quattro morti, di cui due bambini. Hamas: abbatteremo il confine. Ma si teme un’invasione di terra delle Tsahal
Michele Giorgio
Gerusalemme - Un raid in pieno giorno, in una località presidiata da ingenti forze militari, con due israeliani uccisi, un deposito di carburante dato alle fiamme ed il commando rientrato alla base dopo aver subìto solo due perdite. Hanno esultato i rappresentanti dei gruppi armati - Brigate al Quds (Jihad) e Brigate Salahedin (Comitati di resistenza popolare) - responsabili dell’incursione di ieri al valico di Karni, vicino il kibbutz di Nahal Oz, tra Gaza e Israele. Soddisfazione che è durata ben poco.
Le forze armate israeliane hanno immediatamente lanciato una rappresaglia con mezzi corazzati ed aviazione uccidendo almeno tre palestinesi, tra cui due bambini che si trovavano in un edificio di Sujaya (Gaza city) centrato da un aereo o, secondo un’altra versione, colpito da una cannonata. Per il portavoce militare israeliano invece un aereo ha colpito con un missile un veicolo che trasportava uomini armati. Un quarto palestinese, militante delle Brigate Abu Ali Mustafa (Fronte popolare), è stato ucciso un’ora dopo sempre a Karni. La tensione era altissima ieri lungo tutta la «linea verde» tra Gaza e Israele e il governo Olmert ha puntato l’indice contro Hamas che controlla la Striscia.
«Hamas può bloccare ogni attività terroristica lanciata da Gaza - ha detto il ministro degli esteri Tzipi Livni -. Israele non si pone il problema di quale organizzazione abbia condotto l’attacco, Hamas è responsabile». Parole che sembrano indicare la volontà di dare inizio a quell’offensiva massiccia contro Gaza minacciata più volte nelle settimane passate.
Secondo la ricostruzione dell’accaduto, il commando palestinese si è infiltrato nella zona del terminal dove è situato il deposito del carburante di Karni, ed era composto da sette uomini che hanno fatto una breccia nella barriera di confine. Una volta passati sul versante israeliano del valico, i palestinesi hanno cominciato a sparare uccidendo due israeliani e, dopo un intenso scontro a fuoco, sono rientrati a Gaza lasciando sul terreno due loro compagni.
Prima dell’attacco, la zona era stata bersagliata da colpi di mortaio. Case e automobili del vicino kibbutz di Nahal Oz sono rimaste danneggiate ma non si sono registrati morti né feriti. «Era un inferno di esplosioni, non avevo mai sentito nulla di simile, l’esercito ci ha chiesto di non uscire delle nostre abitazioni e ha chiuso tutti gli ingressi del kibbutz che dista appena 700 metri dalla linea verde», ha raccontato Ofra Hartov. Un inferno è stato poco dopo anche a Sujaya. «Abbiamo ricevuto tre corpi, tra cui quelli di due bambini, e sei feriti colpiti da schegge, in qualche caso con ustioni gravi», ha riferito il dottor Raed Aridi, un portavoce dell’ospedale Shifa di Gaza city.
Due giorni fa Hamas ha minacciato di irrompere in territorio egiziano o israeliano per mettere fine al blocco totale di Gaza da parte dello Stato ebraico che prosegue nonostante nell’ultimo mese si sia registrata una calma relativa nella zona e sia drasticamente calato il numero dei razzi palestinesi Qassam lanciati verso Sderot e altre località del Neghev. Abu Mujahid, a nome dei Comitati di resistenza palestinese, che hanno rivendicato l’operazione chiamata «Rottura dell’assedio», ha detto che «nell’operazione contro la base militare del nemico i nostri fratelli sono riusciti a uccidere soldati sionisti».
«Volevamo rapire dei soldati israeliani», ha proseguito, «da aggiungere a Ghilad Shalit che deteniamo da tempo. Lo abbiamo fatto per rispondere ai crimini commessi dai sionisti...Questa operazione è il primo segnale dell’esplosione che potrà provocare l’embargo di Gaza, come abbiamo più volte avvertito». La giornata era iniziata male per l’esercito occupante, con un soldato ucciso nel corso di scontri a fuoco nel sud della Striscia.
In attesa della rappresaglia israeliana, che si annuncia violenta, non è da escludere che i gruppi armati di Gaza decidano di forzare anche la frontiera con l’Egitto, come avvenuto lo scorso gennaio quando centinaia di migliaia di palestinesi si sono riversati in territorio egiziano per procurarsi generi alimentari e merci scomparse a causa dell’isolamento israeliano.
In questi giorni Gaza sta soffrendo una nuova crisi energetica per le limitate forniture di carburante da parte di Israele e sono scomparsi decine di prodotti. L’Egitto però ha già avvertito che non permetterà la violazione della frontiera. «Il nostro paese non prenderà alla leggera la protezione delle sue frontiere contro qualsivoglia tentativo di violarle - ha messo in guardia una fonte governativa egiziana -.
I confini sono una linea rossa che non deve essere oltrepassata... siamo in grado di rispondere ai tentativi di violazione». L’Egitto da alcune settimana sta costruendo un muro lungo il confine, per impedire nuove penetrazioni palestinesi.