Lo spettacolo
Liberamente tratto dal libro "Preghiera per Cernobyl" di Svetlana Aleksievic e dai racconti delle donne di Caffè Babele.
E’ una voce di donna a legare due punti lontani nel tempo e nello spazio. Cernobyl, 1986 e Italia, 2006. Sono questi la partenza e l’arrivo del racconto di Ljusja, che ci parla da una stazione dei treni italiana, mentre parte per l’ennesimo tentativo di felicità. Così inizia lo spettacolo teatrale "Grido silenzioso", proposto dalla compagnia Teatri dell’Era di Reggio Emilia, scritto e interpretato da Federica Zambelli. Il monologo prende spunto da una delle storie raccontate nel libro "Preghiera per Cernobyl"; scritto da Svetlana Aleksievic e dall’incontro con le donne di Caffè Babele.
Ljusia, dopo aver perso il marito nella tragedia di Cernobyl, lei stessa sopravvissuta alla bonifica e alla diaspora successiva, arriva in Italia. Il racconto dettagliato della tragedia vissuta dalla sua famiglia, lascia spazio poi alla realtà dell’immigrazione e del lavoro nero come badante. "Badante, come la maggior parte delle nostre donne che sono qui, che nome strano, all’inizio non riuscivo nemmeno a pronunciarlo - seguiamo le parole della protagonista di questa storia - Ecco, questa è la guerra della mia generazione. Lo dico perché è davvero così. Il nostro popolo è dovuto partire di nuovo, lasciare tutto e combattere in questo nuovo paese per sopravvivere". Il suo discorso porta a interrogarsi sul destino di popoli che si trovano in continuo esodo e alle prese con frontiere fisiche e mentali, che ogni giorno vengono aumentate.
"Ma è una guerra molto particolare - continua Ljusja - Perché questa volta ad andare al fronte non è toccato agli uomini, questa volta è toccato a noi, le donne. I nostri uomini, gli eroi, pronti a morire per la patria sono rimasti soli, senza donne e si consolano con la vodka che aiuta a curarsi non soltanto dalle radiazioni. E anche se io credo che la guerra non ha volto di donna, noi siamo qui a combattere, ma non sono un’eroina, di questo ne sono sicura". E in questa guerra silenziosa ci porta la protagonista. Lotta quotidiana per una vita dignitosa, contro la spersonalizzazione dell’Occidente che indica tutte queste storie come "Immigrazione clandestina", come se fosse un reato cercare con il proprio lavoro di permettere alla propria famiglia di sopravvivere. Da vittima del disastro tecnologico più clamoroso della storia dell’uomo, a donna dell’Est, che appartiene al popolo degli immigrati. "Sono ucraina adesso, ma qui non ho il documento di identità perché il mio visto turistico è scaduto. A volte ho paura di perdermi."
Come Lujsja, molte sono le donne dell’Est europeo in Italia, ed é proprio dalle testimonianze raccolte tra di loro che la storia ha preso vita. Le migranti che Federica Zambelli ha incontrato nella stesura del copione di "Grido Silenzioso", prendono parte all’iniziativa Caffè Babele, all’interno del Laboratorio Sociale AQ 16 di Reggio Emilia. Sono migranti , in particolar modo assistenti familiari ucraine e moldave che si ritrovano la domenica nel parcheggio dell’ex Foro Boario per ricevere e inviare beni e corrispondenza nei paesi d’origine. Questo momento di incontro e di socialità importante, veniva limitato da fattori come il freddo, la marginalità, la mancanza di uno spazio coperto e di servizi igienici che ne influenzano in maniera negativa le condizioni di vivibilità e la partecipazione. Caffè Babele è un progetto nato nel 2004, per rendere questo incontro possibile.
Ogni domenica è frequentato da centinaia di cittadine e cittadini migranti, a cui è messa a disposizione la cucina per riscaldare o preparare bevande calde e alimenti ed uno spazio per organizzare feste. Infatti dall’apertura sono state realizzate molte feste di compleanno/anniversario, durante le quali è stato messo a disposizione l’impianto audio per ascoltare musica e ballare. Queste iniziative sono state occasione per ritrovarsi e dialogare sia tra migranti che con i volontari di Caffè Babele e la cittadinanza della città.
Tutte queste esperienze si sono raccolte nella voce di Lujsja, che rappresenta il passato e il presente di popoli in fuga, sopravvissuti, in guerra e completamente spersonalizzati e abbandonati nella loro esperienza di migrante. Ed è sempre con le parole della protagonista che vogliamo chiudere "Quindi forse sto espiando un peccato che non so di aver commesso, o forse è il nostro popolo intero che deve espiare questo peccato. In che cosa saremo per sempre coinvolti? Però deve essere un peccato molto grande che abbiamo commesso, visto che non è bastato Chernobyl ma ho dovuto subire un’altra evacuazione forzata per poter sopravvivere".
Federica Zambelli
E’ nata a Sassuolo in provincia di Modena nel 1972. Ha iniziato come attrice nella Compagnia dei Teatri dell’Era, successivamente ha fondato al Compagnia I Mammalucchi a Reggio Emilia, producendo diversi spettacoli teatrali come attrice e regista. Tra gli altri "Il Pubblico" , "La lavatrice", "La storia dei colori", spettacolo per bambini, " La signorina Papillion", liberamente tratto dal testo di Stefano Benni. E’ mediatrice culturale e coordina il progetto Caffè Babele. Fa parte della redazione del progetto Melting Pot Europa per i diritti di cittadinanza.
Caffè Babele
Caffé Babele è nato a Reggio Emilia Domenica 26 Dicembre 2004 nei locali del Laboratorio AQ16, in occasione delle elezioni politiche in Ucraina. Ogni domenica il parcheggio antistante il Laboratorio AQ16 (zona ex Foro Boario, Reggio Emilia) è frequentato da molti migranti ucraini e moldavi, in grande maggioranza collaboratrici domestiche, che usano qui ritrovarsi per ricevere e inviare beni e corrispondenza nei paesi d’origine. Nello stabile del Laboratorio Sociale Aq16, l’associazione Ya Basta! di Reggio Emilia, all’interno del progetto Melting Pot Europa, ha allestito un infopoint dove i cittadini migranti possono usufruire della connessione internet per aggiornamenti in tempo reale sul loro paese, pubblicazioni e quotidiani in lingua madre (russo, ucraino moldavo), schede informative a cura del progetto Melting Pot Europa (su rinnovo del permesso di soggiorno, ricongiungimento famigliare etc.), assistenza legale gratuita fornita da avvocati volontari, nonchè di un posto accogliente e riscaldato con servizi sanitari e bevande calde per rifocillarsi.
Questo è stato solo l’inizio di un progetto più ampio che ha visto la luce il 9 gennaio 2005, definito Caffé Babele, che ha costituito un punto di osservazione, informazione e scambio con le/i migranti che vivono nel territorio cittadino.
Il caffè Babele è nato con l’intento di diventare un punto di ritrovo per i cittadini migranti in generale e le collaboratrici domestiche ucraine e moldave in particolare.
Lo scopo è quello di creare un luogo che specialmente nel periodo invernale possa accoglierle in uno spazio caldo ed ospitale, dove è possibile bere un thé o un caffé ma anche reperire giornali e riviste in "lingua", liberamente consultabili, quattro postazioni internet gratuite per agevolare l’uso della posta elettronica e di tutti gli strumenti di rete che permettono un collegamento diretto con la realtà d’origine.
Nel caffè sono presenti volontari del progetto Melting Pot Europa per aiutare e coadiuvare i cittadini migranti in caso di problemi o dubbi riguardo la situazione lavorativa e/o di permesso di soggiorno, verrà offerta una consulenza legale diretta tramite avvocati (potrà essere prenotata in loco presso il Caffè Babele) e indiretta attraverso materiale informativo multilingue.
E’ pertanto attivata una collaborazione con le collaboratrici domestiche ucraine e moldave per individuare le necessità più impellenti e urgenti e gestire insieme lo spazio, nel tentativo di superare ogni problema d’incomprensione di natura linguistica o culturale. Il Caffè Babele vuole essere un punto di informazione sull’ accesso ai diritti e ai sevizi, ma anche un punto di osservazione diretta sulle reali condizioni, necessità e bisogni dei cittadini migranti rispetto a casa, lavoro, asilo politico, accesso all’istruzione e alla cultura. Il Caffè Babele non fa nessuna discriminazione fra cittadini stranieri con permesso di soggiorno e stranieri che non lo hanno, nessun essere umano è illegale. Il progetto si offre dunque come strumento per facilitare, o meglio rendere possibile, l’accesso ai diritti di cittadinanza, e si rivolge ad un’umanità che nell’esercitare il "diritto di fuga" dalle guerre, dalla miseria, da condizioni invivibili nel proprio paese, continua a morire nelle acque dei nostri mari, ai confini blindati dell’Europa - fortezza. Un’umanità che, all’interno di processi di esclusione sociale e restrizione della sfera dei diritti, è costretta a subire le discriminazioni e il razzismo di una società sempre più intollerante e indotta a considerare il migrante come un pericolo. Un’umanità che esercitando il legittimo diritto di fuga viene rinchiusa nei Centri di Permanenza Temporanea di tutta Europa.
more info su Caffè Babele
Laboratorio Sociale AQ16>Via F.lli Manfredi,14 (ex Foro Boario) >Aperto tutte le domeniche dalle ore 10.00 alle ore 16.00