Abbiamo aderito alla petizione lanciata dal
progetto Melting pot Europa per l’accoglimento di tutte le domande presentate con il decreto flussi 2007. La petizione ha raccolto 3843 sottoscrizioni ed è stata inviata al governo uscente. Vogliamo rinnovare tale appello che non ha ancora ricevuto risposta.
Le domande presentate con il decreto flussi 2007 sono state oltre 700.000 e solo 170.000 sono le quote di ingresso messe a disposizione. Questo significa che oltre 550.000 persone saranno escluse. Come è noto la quasi totalità delle domande inviate è stata fatta da migranti che già vivono e lavorano in Italia e il decreto flussi è l’unica possibilità per regolarizzare la posizione del soggiorno. Questa esclusione significherà relegare i migranti alla clandestinità, al lavoro nero, alla mancanza di diritti. L’accettazione di tutte le domande sarebbe un primo minimo passo per rompere questo circolo vizioso e procedere poi verso una sanatoria generalizzata per chi già è presente sul territorio italiano.
A Reggio Emilia sono state presentate 13.563 domande, le quote disponibili sono meno di un terzo. Il numero della presentazione delle domande è un dato significativo sulla presenza di migranti che nella nostra città vivono e lavorano ma ai quali non viene riconosciuta alcuna tutela, dato a cui andrebbero aggiunti i moltissimi che la domanda non l’hanno presentata pur avendo un lavoro e una casa perché provvisti di un provvedimento di espulsione. Queste cifre danno l’idea di quei migranti che riempiono le tasche dell’economia sommersa, costretti al lavoro nero, all’affitto nero, alla vita nera perché non esiste altra possibilità. I migranti che occupano il gradino più in basso nella scala della precarietà, gli sfruttati di cui ha bisogno questo sistema economico. Quelli che devono accettare un qualsiasi lavoro ad una qualsiasi condizione e che di conseguenza servono a regolare tutto il mercato del lavoro. E mentre i migranti continuano ad essere sfruttati si lanciano campagne alla lotta alla clandestinità e al lavoro nero. Anche noi vogliamo lottare contro la clandestinità e il lavoro nero. La lotta alla clandestinità si vince regolarizzando le persone, la lotta al lavoro nero si combatte dando la possibilità di avere un lavoro in regola.
La lotta alla clandestinità a Reggio Emilia, come in tante città italiane, produce migliaia di espulsioni l’anno e arresti per non aver obbedito all’ordine del questore di lasciare il paese, oltre che il facile binomio che si viene a creare o che si vuole creare del clandestino/criminale. L’espulsione è in realtà il marchio che il migrante ha impresso sulla pelle, quello che lo escluderà anche da una possibile gara come un decreto flussi. Quel marchio che permetterà sempre lo sfruttamento del lavoro per rispondere alle necessità di una maggiore flessibilizzazione richiesta dal mercato e dall’economia.
Per questo chiediamo l’annullamento delle espulsioni. Oggi è per noi una tappa verso il 1° maggio migrante, un corteo che attraverserà le strade della città per uscire dall’invisibilità in cui ci vogliono relegare. Un giorno che non vuole passare in silenzio, che porterà istanze a cui deve essere data una risposta. Non si può far finta che non esistiamo.
Non siamo solo quelli a cui viene data la caccia vantando le cifre delle espulsioni che vengono effettuate, non siamo solo quelli che alimentiamo il mercato nero, siamo anche quelli che abbiamo deciso di essere protagonisti della nostra vita, stanchi di essere sfruttati. Per questo vogliamo portare le nostre istanze e essere visti da chi questa città la amministra. Chiediamo al sindaco, tramite una lettera, di guardare questa parte di Reggio Emilia a cui dichiara sui mezzi di comunicazione di dare la caccia, di non nascondersi di fronte alla nostra richiesta di uscire dalla clandestinità assumendosi la responsabilità di un incontro con una nostra delegazione, il questore, il prefetto ed egli stesso per discutere dei temi che il 1° maggio riempiranno le strade della città.