Abbiamo deciso di lanciare questi approfondimenti per tentare di analizzare il contemporaneo, i suoi mutamenti, le sue strutture. Vogliamo dotarci di quegli strumenti necessari all’analisi del mondo che viviamo a partire dalla nostra quotidianità. Lo facciamo partendo da un punto di vista ben preciso: come dice Focault, il sapere non è fatto per comprendere ma per prendere posizione. Autoformazione, lotta, conflitto, costruzione autonoma del sapere, istituzione del comune. Il terreno che intendiamo agire è quello del sapere riconoscendo in esso il nuovo collo di bottiglia delle università: dalle lotte all’accessibilità, centrali negli anni ’60 e ’70, alle lotte per una qualità dei saperi che, come tutti possono riconoscere, sono andati svilendosi riforma dopo riforma.
Autoformazione è appunto questo terreno di conflitto che deve portare alla produzione autonoma di sapere.
Abbiamo deciso di affrontare questi argomenti attraverso una rilettura biopolitica. Riteniamo infatti che il biopotere attacchi direttamente la vita e le abitudini sociali che la costruiscono, a partire dalle politiche sul controllo delle nascite fino a quella che Foucault ha definito come società disciplinare, ovvero un insieme eterogeneo di istituzioni e dispositivi creati allo scopo di controllare e disciplinare il cittadino in una dimensione di intimità storicamente ritenuta al di fuori del raggio d’azione del potere.
Il concetto di biopotere ha, negli ultimi decenni, influenzato i maniera decisiva molte correnti di pensiero critico, nonché l’azione dei movimenti, in particolare di quelli ispirati alla tradizione del Marxismo eretico, ovvero di quella lettura marxiana che rifiuta il meccanicismo per prendere in considerazione l’aspetto sovrastrutturale della lotta, la dimensione antropologica e sociale, quella, in una parola: biopolitica.
La crescente penetrazione del dominio politico nell’ambito del biologico è stata ampiamente tematizzata a partire dalla genealogia storica individuata dagli scritti di Michel Foucault. Ma, al tempo stesso, gran parte del dibattito accademico ha cercato di neutralizzare la carica sovversiva del pensiero foucaultiano, riducendo la biopolitica all’investimento della nuda vita da parte di un biopotere omnipervasivo e passivizzante. A noi interessa invece indagare, in tre momenti seminariali a partire dalla diretta lettura dei testi di Foucault, quali nuovi ed efficaci momenti di resistenza si producono quando le forme di vita ed i corpi si collocano al centro della sfera politica. Questi tre incontri hanno lo scopo di dotare degli strumenti lessicali e critici necessari alla comprensione degli studi sulla biopolitica, ma anche quello di proporre un’interrogazione intorno alla natura odierna e all’attualità del biopotere, della sua presa sulla realtà e delle possibili forme di iniziativa all’interno dei contesti contemporanei. Parliamo di potere perchè la gestione dello stesso è uno dei nodi centrali nell’analisi sia dell’università che del dibattito politico contemporaneo. Come ha fatto notare bene Agamben, in un articolo comparso sul Manifesto, alla politica è stata sostituita l’amministrazione con una conseguente eliminazione del dibattito critico, del conflitto dialettico come produzione di pensiero. La governance è infatti questo: omogeneizzazione, sistematica esclusione delle diversità, dell’eterogeneità, pacificazione e controllo sociale. Dove tutto è normalizzabile e tutto è governabile viene tendenzialmente meno lo spazio della politica.
La risposta che proponiamo è quella di mantenere la nostra autonomia: ad una università divisa tra aziendalizzazione e torri di avorio per la difesa dei saperi baronali rispondiamo senza nostalgia con l’autoformazione. Non intendiamo rinunciare alla nostra capacità critica, non rinunciamo ad essere i primi protagonisti della nostra stessa formazione.
RETE PER L’AUTOFORMAZIONE VENEZIA
www.sale-docks.org
www.uniriot.org