Bologna è grigia, di un colore carico di paura e timore, di tristezza e di angoscia.
Così i guardoni di Palazzo D’ Accursio, gli ammalati di cofferatismo, raccontano la vita di chi Bologna la vive. Ma basta poco, una canna in S. Stefano, una birra in piazza Verdi o un caffè al 36 di via Zamboni per capire che non è così: in questi e in tanti altri luoghi il bisogno di incontrarsi, il desiderio di avere esperienze in comune è vivo e forte... Da qui nasce l’ intelligenza di Bologna, l’ innovazione artistica e culturale, la ricchezza del condividere: da noi.
Siamo studenti e precari, il bersaglio della militarizzazione, delle ordinanze proibizioniste, delle retoriche vuote del degrado e della sicurezza, della legalità asfittica che tanto piace a Cofferati e al Pd. Ne siamo il bersaglio perché la posta in palio vera, ciò che davvero sostiene queste narrazioni, è il tentativo di disciplinare e controllare le forme di vita e le soggettività metropolitane.
Ma non ci riuscirete mai!
Non ci stanno riuscendo la pur odiosa militarizzazione della piazze, i vostri tentativi di desertificare lo spazio pubblico, di imporci comportamenti e stili di vita.
Non ci riuscite perché i nostri desideri sono più forti di ogni telecamera. E allora laddove le leggi e le norme non riescono più a performare i nostri comportamenti (ma solo a reprimerli) ci vorreste alleati della vostra “sicurezza”.
In questi giorni infatti l’ assessore Mancuso, cercando anche il sostegno dell’Università, sta provando ad arruolare ronde studentesche, sbirri della legalità con lo zainetto, sostenitori della cosiddetta “sicurezza partecipata”.
Ebbene noi non partecipiamo!
Continueremo a violare i vostri divieti, a riprenderci piazza Verdi quando ci pare, a disobbedire al proibizionismo, a costruire iniziativa politica all’Università prendendoci le facoltà oltre l’orario di chiusura. Continueremo a far vivere e rendere attraversabili questi luoghi anche la sera, senza il vostro permesso.
Chiediamo pubblicamente al rettore dell’ Università di Bologna una presa di posizione esplicita su questo punto: preferisce spendere risorse per arruolare ronde private tra i suoi studenti o per aprire nella zona universitaria spazi dedicati alla socialità, alla cultura e all’espressione studentesca? Crediamo che anche dalla risposta a questa domanda dipendano le sue chance di invertire una tendenza che sta vedendo diminuire del dieci per cento le iscrizioni all’Unibo.
Quanto agli sbirri con lo zainetto, qualora ce ne fossero, diciamo già da ora che dalle parti di via Zamboni non avrete vita facile….
Ma torniamo a noi, alla nostra sicurezza, quella che stiamo costruendo quotidianamente e che siamo sempre pronti a difendere: l’autoderminazione dei nostri corpi, la messa in comune dei saperi, la costruzione dal basso dell’ università dell’autoformazione, le lotte per il reddito garantito...
Aut-of
uniriot.org
"sta nella provocazione, nel lavoro della talpa, nella storia del futuro , nel presente senza storia"