Caro direttore,
che la manifestazione di cinquemila migranti autoconvocati al di fuori di qualsiasi rapporto con partiti e sindacati nella Verona di Tosi e della Lega (è successo il 25 aprile scorso) ottenga sul Manifesto meno spazio dell’iniziativa di una trentina di militanti che ricordano il genocidio nazista degli omosessuali - anche se non era per costoro che la polizia aveva eretto una zona rossa attorno a piazza Bra e mobilitato un migliaio di uomini tra reparti mobili, carabinieri e guardia di finanza - può forse essere stato un caso. Questione di gusti e di sensibilità politica, immaginiamo.
Ma che la proiezione del film "Nazirock", importante contributo sulla socializzazione fascista dei giovani, prima nel liceo di uno degli assassini di Nicola Tommasoli, il Liceo Classico "Maffei", e poi in una piazza del centro storico tra quelle da cui partono le squadracce dei picchiatori, alla presenza del regista e organizzata dal basso, autonomamente dal nostro collettivo e dal Coordinamento migranti di Verona, bypassando i divieti alla proiezione che Forza Nuova tende a imporre nelle città e i mille problemi organizzativi che ne conseguono, e alla quale seguirà un’assemblea aperta alla città per preparare la mobilitazione del 17 maggio, non venga nemmeno citata dalla vostra corrispondente da Verona, Paola Bonatelli, ci sembra qualcosa di diverso.
Il sintomo, cioè, di una cecità che non corrisponde solo a incompetenza.
Non è del resto la prima volta che la vostra corrispondente non vede e non sente, mentre vede e sente ciò che non c’è. O che non si muove. Ne siamo profondamente indignati.
Collettivo Metropolis Verona
Coordinamento Migranti Verona