RASSEGNA STAMPA

Rassegna stampa sulla presentazione di Nazirock

Verona - Il film. Al Maffei proiettato «Nazirock», sugli estremismi attuali

Zeno: «Vogliamo che le lezioni diventino veicolo di cultura e libera informazione»

Global Project Verona - Mercoledì 14 maggio 2008

«A scuola si parla poco di nazismo»

Ilaria Noro, L’arena: Non è il tradizionale documentario, proiettato a conclusione di un capitolo di storia trattato in classe, quello che è stato trasmesso ieri pomeriggio nell’aula magna del liceo classico Scipione Maffei. Con «Nazirock», di Claudio Lazzaro, infatti, non vanno in scena il dramma della Seconda guerra mondiale, dello sterminio degli ebrei per mano nazista e del regime fascista. Nel filmato del giornalista c’è l’attualità di oggi, che è fatta in parte anche di giovani con la faccia di Mussolini o la svastica tatuate sul polpaccio, le teste rasate, il braccio teso per il saluto romano. L’idea di trasmettere Nazirock, proiettato in serata anche in cortile Mercato Vecchio, al Maffei è nata da un gruppo di studenti del classico. «Con questa iniziativa abbiamo recuperato il ruolo della scuola come veicolo di cultura, libera informazione e dibattito», ha spiegato Zeno Rocca, studente di prima e organizzatore del pomeriggio. Un momento voluto dagli studenti per riflettere ancora su quanto accaduto poco più di dieci giorni fa a Nicola Tommasoli, pestato a morte da cinque ragazzi, uno dei quali il diciannovenne Raffaele Dalle Donne, loro compagno di scuola. Un’iniziativa spontanea e privata, tanto che i giovani non hanno voluto giornalisti e telecamere tra gli spettatori, che però non è stata accolta dagli studenti con l’entusiasmo previsto. Poco meno di una cinquantina, su millecinquecento studenti, i giovani presenti. E il dibattito tra gli studenti è iniziato proprio con una riflessione sulla scarsa presenza di ieri in aula magna. «C’erano volantini ovunque, quindi la notizia si sapeva. Gli impegni scolastici sicuramente incidono ma da soli non spiegano così poco interesse, in relazione anche a quanto è appena accaduto», ha spiegato fuori dall’istituto Giulia Cecchinato di 1I. «Quello che più mi ha colpito del documentario è stata proprio l’ingenuità di questi ragazzi, che credono a tutto e tutti e si lasciano trasportare», ha poi aggiunto, entrando nel merito dell’incontro. «Abbiamo acquisito un sacco di informazioni che prima non avevamo», ha spiegato Francesco Pastena, 5E. «In effetti, il fascismo e il nazismo vengono studiati solo alla fine del ciclo di studi, spesso di fretta e senza troppi approfondimenti», ha aggiunto Davide, 16 anni, che è rimasto sconvolto dall’ignoranza storica sugli argomenti con cui i ragazzi motivavano alla telecamera di Lazzaro le proprie ideologie. «Uno aveva l’immagine del Duce tatuata sul braccio e non era nemmeno a conoscenza delle deportazioni degli ebrei. In tanti anche quelli che negavano l’accaduto di molti fatti storici». «Ma la causa di tutto questo non può essere ricercata solo nell’ignoranza. Raffaele, ad esempio, era uno di noi. Però è vero: se ne discute troppo poco. Noi in classe non abbiamo dedicato che un’ora a parlare di quanto successo la notte del primo maggio», ha sottolineato Martina, 15 anni. Ieri nell’aula magna del Maffei insieme ai ragazzi, per introdurre la proiezione e durante il dibattito che è seguito, c’era anche l’autore del filmato. «Il vero problema è che c’è in atto uno sdoganamento politico, che minimizza fatti gravi come quello di Verona e non pone più limiti all’arroganza di certe frange dell’estrema destra. Mettere un Miglioranzi, ex di Veneto Fronte Skinheads e dei Gesta Bellica all’istituto per la Resistenza o far entrare nella Lega un ex di Forza Nuova come Lomastro sono tutti indicatori. Perché poi i ragazzi non si dovrebbero sentire se non legittimati quanto meno tollerati?», ha spiegato.

DNEWS _ VERONA

Il film Visione a porte chiuse nell liceo di Nicola “Nazirock” e il Maffei s’interroga sulla violenza «Troppa attenzione dei media», e i cronisti restano fuori. Le emozioni degli studenti: «Il problema viene a galla»

Alberto Carocci Verona «Scusateci, ma l’att enzione mediatica sulla nostra scuola è stata altissima in questi giorni. Oggi vogliamo restare da soli, per riflettere e cercare di capire». Lo stop Cortese ma fermo, il rappresentante degli studenti del Maffei impone così lo stop ai cronisti: la proiezione di Nazirock nella scuola dove studiò Nicola Tomassoli e dove è oggi allievo uno dei suoi aggressori è off limits per i giornali. C’è voglia di ricominciare, al Maffei, ma attraverso la comprensione di quanto è accaduto. E il dibattito con il regista Claudio Lazzaro, che ha fotografato l’universo giovanile di estrema destra, è una delle occasioni. La risposta loro è stata di grande partecipazione, anche se l’affluenza relativa, circa quaranta persone. Il clima che si respira nella sala è un clima di grande attenzione. La possibilità di vedere com’è l’underground di alcune frange politiche estremiste, ha suscitato emozioni forti, di sgomento e di paura. Nella pellicola di Lazzaro, molti sono gli interventi di adulti, considerati dallo stesso regista come dei “c attivi ma estri ”. Gli stessi che, in passato, si sono rifugiati a Londra, protetti da gruppi neonazisti molto attivi nel regno di sua maestà. Ciò che più colpisce, durante la proiezione di Nazirock, sono i volti dei ragazzi che spesso hanno un’espressione stupita a fronte delle risposte che alcuni intervistati nel film, danno. Spento il video, inizia il dibattito, brillante, vivace, nel quale si avverte la voglia di comprendere perché ci siano dei giovani che compiono atti violenti contro chi è semplicemente o apparentemente diverso dagli altri. Al termine d el l ’incontro, significative sono le mani che gli studenti del Maffei stringono a Lazzaro, affiancate da una sola e semplice parola, “ gr azie”. Sintomo questo che l’o pe ra del cineasta ha almeno scosso le coscienze dei presenti in sala. All’uscita della scuola, Emanuele Croce, diplomatosi lo scorso anno nel liceo, prova a spiegare l’aria che si respira in centro: «Il problema dell’estremismo c’è e c’era anche prima, ed è sbagliato limitare la situazione alla città. Anch’io, qualche tempo fa, ho avuto un diverbio pesante con dei ragazzi, solo perché portavo una fascia per i capelli. La questione va affrontata da un punto di vista culturale e sociale. Vi è troppo lassismo da parte delle istituzioni
-  continua - e un’in - capacità di denunciare questi atti, partendo proprio da chi ha subito delle aggressioni. Purtroppo si continua a non ascoltare ed è troppo sottile la linea che c’è tra il sollevare la situazione e sfruttarla». L’ambiente Per quanto concerne la situazione al Maffei, Croce aggiunge : «L’ambiente è tranquillo ed il tema politico, negli ultimi anni,si è focalizzato all’esterno, con discussioni civili e mai violente». Ciò che ha più colpito il regista, rivedendo la sua opera, sono state le immagini delle folle nelle grandi adunate naziste, sotto la guida di Hitler. “Facce di brava gente che è stata illusa”. << Gli altri incontri Nella giornata di ieri, il film documentario «Nazirock» è stato proiettato anche in altri due luoghi della città, sempre con la presenza del regista Claudio Lazzaro. In mattinata alla Facoltà di Lettere e filosofia dell’Università, dove erano presenti una quarantina di persone in tutto. Lazzaro, rispondendo alle domande rivolte a fine proiezione, ha spiegato l’importanza cruciale, a suo giudizio, dell’in fo rm a zio n e , e raccontato come la sua presenza venga spesso richiesta in Inghilterra, Paese dove i movimento neofascisti sono particolarmente attivi. In serata Nazirock è stato proiettato in cortile Mercato Vecchio, su iniziativa del coordinamento Migranti e del coordinamento Metropolis. La presenza del pubblico è stata più nutrita.

CL AU D I O LAZZAR O R E G I S TA ED E X G I O R N A L I S TA _È assurdo minimizzare la vicenda, considerandola come un incidente all’interno del bullismo. Uno dei ragazzi era candidato di Forza Nuova per le comunali, un altro era un ultras. Mondo, q u e st ’ultimo, che, come è noto a tutti, rappresenta da anni un bacino di reclutamento per la destra estrema. Alcuni personaggi della città non possono che produrre un clima d’intolleranza e di caccia al diverso. Un clima che se prima era rimasto sottotraccia, adesso viene allo scoperto. I ragazzi che hanno aggredito Nicola, del resto, prima di lui avevano preso di mira un altro giovane, “c o l p evo l e ” solo di essere un punk. Questo è scappato, ma se si fosse ribellato, avrebbe avuto la peggio. Queste vicende, sia chiaro, non accadono solo a Verona, ma in tutta Italia. Sarebbe ingiusto considerarlo come un fenomeno veneto. Ad esempio, tre giorni fa, a Figline, vicino a Firenze, cinque ragazzi con spranghe e mazze marchiate con simboli e frasi del ventennio, hanno pestato a sangue due giovani kosovari. Bisogna capire il perché di questa violenza. Una spiegazione può essere quella dello sdoganamento politico, ovvero quando i rappresentanti di questi gruppi estremisti vengono immessi nel sistema politico. Allora perché i ragazzi non si dovrebbero sentire legittimati, tollerati o accettati, quando compiono questi atti?.

Molti ragazzi al termine del film vanno a ringraziare il cineasta.

giovedì 15 maggio 2008 cronaca pag. 10

PROIEZIONE IN PIAZZA. Circa trecento persone hanno assistito in Cortile Mercato Vecchio al film di Claudio Lazzaro

«Nazirock», invito a riflettere sulla cultura della violenza di Ilaria Noro

Cari, affettuosi ricordi, legati ai pestaggi degli amici camerati ai danni dei «compagni che hanno visto la morte in faccia», raccontati e condivisi al microfono alle riunioni di partito. Concerti rock al grido di «Dux, Dux, Dux», tesi negazioniste sull’olocausto e lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, giovani e ragazzini che cantano e ballano inneggiando alla violenza, citando slogan come «ma io ho il cuore nero» e «la violenza è legittima offesa. La rivolta è la speranza. Non c’è pace senza guerra. Non c’è amore senza odio». Tutto questo, e anche di più, è Nazirock, il film-documentario del giornalista Claudio Lazzaro. 75 minuti di immagini e interviste sui raduni e i concerti organizzati da Forza Nuova, partito di estrema destra, che l’altro giorno in città sono state proiettate per ben tre volte. All’Università, in mattinata, nell’aula magna del liceo Maffei nel pomeriggio e a Cortile Mercato Vecchio di sera. «Quello che vedrete non è che folkore, brutti sintomi di una certa ideologia. Attenzione, il vero fascismo è un altro e ci troverà impreparati. È quello latente, che ci sottrae le informazioni e la libertà di critica», ha commentato Lazzaro introducendo il filmato e facendo riferimento ai problemi che relativi all’uscita dell’opera. «Sono bastate le minacce di querele per far sì che il documentario sparisse dal circuito cinematografico. Querele che poi non ci sono state, in quanto prive di ogni logico fondamento, ma che hanno raggiunto il loro scopo, ovvero quello intimidatorio». L’altra sera, quando è iniziata la proiezione, alle circa 200 persone già radunate in Cortile Mercato Vecchio, compresi molti dei ragazzi del Metropolis, se ne sono aggiunte col passare dei minuti almeno un altro centinaio. Il tutto sotto il controllo di polizia, carabinieri e agenti della Digos in borghese, che hanno presidiato con uomini e mezzi sia l’interno sia gli accessi da piazza Dante e piazza Viviani. E durante lo scorrere delle immagini, decifrando le espressioni dei presenti, sembrava più che lecito, questa volta, fare riferimento alla «peggio gioventù». Durante il dibattito, infine, pungolato dalle domande dei veronesi, il regista Lazzaro ha raccontato l’opinione e la sua analisi sulla tragica morte di Nicola Tommasoli. «Fatti come questo non accadono solo in questa città. Meno gravi certo, ma sono episodi diffusi e sempre più frequenti. Un paio di giorni dopo il primo maggio, a Figline in provincia di Firenze sono stati aggrediti con le mazze di ferro con la scritta “Duce, molti nemici, molto onore", due ragazzi kossovari. Certo, per quanto detto prima e dalle cronache locali degli ultimi decenni, è innegabile che Verona abbia una tradizione legata all’estema destra e alle sue frange più violente. Una tradizione che ora si sta riacutizzando. Ho conosciuto il sindaco Flavio Tosi due anni fa quando ho girato il documentario Camicie verdi e ritengo che rappresenti oggi l’intreccio tra il leghismo più duro, la destra radicale e l’integralismo religioso», ha sottolineato l’autore facendo riferimento alle partecipazioni del primo cittadino alle manifestazioni di Forza Nuova e Veneto Fronte Skinheads e a decisioni come quella di mettere Andrea Miglioranzi, ex Veneto Fronte Skinheads, all’Istituto per la Resistenza.

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