GLOBAL PROJECT ITALIA

Differenze, conflitti e produzione del comune.

Bologna, Aut_of - Tutto il potere all’Autoformazione

Global Project Bologna - Venerdì 23 maggio 2008
23 Maggio 2008 ore 16.00

Differenze, conflitti e produzione del comune.

Prima di esporvi la traccia del ragionamento che proponiamo di discutere all’ interno del seminario volevamo raccontarvi come questa esigenza è nata e dove ha trovato le sue linee di sviluppo.
Quest’ anno abbiamo costruito un seminario di autoformazione molto particolare: riconosciuto con 5 crediti formativi e organizzato dal nostro collettivo assieme al nodo bolognese dei ricercatori precari. “ Natura sive”, cosi l’ abbiamo chiamato, ha provato a decostruire-a partire dal corpo e dalle teorie dell’ embodiment- l’ antinomia natura-cultura.
A partire dal dialogo- scontro televisivo Chomsky-Foucault sul nodo natura umana, abbiamo ragionato di scienze cognitive e di neuroni specchio, guardato ai contributi delle discipline semiotiche e filosofiche ( Merleau Ponty, Foucault, Simondon, Deleuze, Spinoza) e aperto un campo di riflessione a partire dalle lotte e dalla produzione teorica femminista e post-femminista( i femminismi dei 70’ , il pensiero della differenza,il femminismo post-coloniale, Braidotti e Butler).
All’ interno del seminario ci siamo confrontati non solo con docenti e ricercatori, ma anche con compagni e compagne che stanno costruendo percorsi di lotta nel movimento GLBTQ e attorno al nodo riproduzione- controllo dei corpi femminili.
Dentro a queste discussioni è nata la bozza ( di una bozza vera e propria si tratta, piena di frammenti, e organizzata per punti) di introduzione all’ incontro seminariale.

Le differenze costituiscono la trama complessa, ricca e sfaccettata della moltitudine.
Possiamo parlare di moltitudine solo a partire dalla realtà del lavoro: dal carattere sociale, complessivo, cooperante e creativo che contraddistingue ogni definizione possibile di lavoro produttivo oggi. Dal suo pieno sovrapporsi alla vita e al comune.
A partire quindi dall’impossibilità di definire una figura del lavoro, un Soggetto dello sfruttamento attorno al quale costruire una centralità politica e strategica. L’uno, il baricentro politico se n’è andato per sempre. I molti sono al contempo l’esito della moltiplicazione del lavoro e di una distribuzione differenziale delle figure del lavoro, il prodotto delle lotte contro la disciplina e l’oggetto di nuove accumulazioni originarie.
Le differenze quindi a partire da un rapporto di potere, a partire dal rapporto di capitale.

Differenza è politicamente un nome pieno, indica l’asimmetria delle relazioni sociali, il carico di violenza intrinseco nell’organizzazione gerarchica del pensiero e dello spazio globale.
Ma differenza è anche il nome dell’autovalorizzazione soggettiva e della costante possibilità di ridefinizione dei rapporti di potere.
Il potenziale deterritorializzante delle differenze, la loro capacità di spiazzare una relazione di potere, questo ci interessa mettere al centro della discussione.
Differenza è soprattutto il nome di una molteplicità di forme di vita e soggetti incarnati, di una rete sociale di scambi infinita e stratificata, che definiscono il ritmo, lo spazio e le trasformazioni del contemporaneo.
Ci interessa riflettere sulle forme in cui questo insieme plurale si muove nel terreno del biopotere e del capitale cognitivo, le ambivalenze, le contraddizioni e le virtualità conflittuali che lo attraversano, tentando di individuare degli spunti propositivi rispetto a questioni urgenti: la produzione del comune, la capacità di dispiegare ed organizzare il conflitto.
Assumendo l’irriducibilità delle differenze a qualsiasi definizione data, ci concentriamo in particolare sulle linee di classe, genere e razza, tracce visibili attorno alle quali si articolano le strategie governamentali e di espropriazione capitalistica.
Poniamo quindi come direttrici del nostro ragionamento tre genealogie; l’operaismo, gli studi postcoloniali e il femminismo, che hanno messo al centro la differenza come parzialità soggettiva ed elemento costituente, disvelando e decostruendo le forme dell’oppressione e dello sfruttamento, producendo e reinventando al contempo l’ordine del discorso e i modi del conflitto.

Nodi centrali:

1) Differenze, cooperazione, valorizzazione; united colors of das kapital.
La proliferazione delle differenze che circolano nello spazio globalizzato è terreno di accumulazione e valorizzazione per il capitale cognitivo, che attraverso dispositivi di sussunzione e normalizzazione tenta di espropriare la ricchezza della cooperazione sociale diffusa; tuttavia, le singolarità cooperano in un conatus incessante, sono potenza produttiva che genera innovazione, flussi che creano e ricreano il mondo.

2) Differenze, soggettività, divenire.
Qualsiasi categoria di “marginalità” appare oggi del tutto inadeguata se guardiamo davvero alla possibilità dell’agire politico.
Il nodo dell’identità, del blocco identitario come strumento dell’integrazione capitalistica costituisce il rischio più significativo con cui fare i conti.
Singolarità e comune, tra divenire e istituzioni del comune: la molteplicità e non-linearità delle affermazioni soggettive vivono in una tensione tra spinte deterritorializzanti e apertura al divenire da un lato, e dall’altro permane la necessità, politica, del situarsi, della sedimentazione, di rintracciare punti di condensazione della forza e nomi comuni.
Come preservare il dinamismo e la capacità di concatenamento, evitando ogni chiusura auto-assertiva, e al contempo costruire punti di connessione e di organizzazione tra parzialità in movimento?

3) Differenze e organizzazione del conflitto.
Comporre parzialità e singolarità irriducibili che si muovono in un contesto frammentato dal moltiplicarsi delle forme del lavoro, della precarietà, dei confini; dopo aver sepolto il Soggetto Rivoluzionario, come ricostruire un tessuto connettivo immanente, in cui la molteplicità delle forme di vita e di relazione possa definirsi di parte e praticare il conflitto attorno a istanze comuni?
Leggiamo in questo senso la proposta della “politica della collocazione”, come superamento della cristallizazione identitaria e costruzione di un territorio definito collettivamente dal desiderio di trasformazione.
I sommovimenti diffusi sul territorio, della forza-lavoro cognitiva, dei migranti, delle reti di studenti e precari che costruiscono l’università autonoma, delle donne e degli uomini contro la normazione dei corpi, ci mostrano, in forme embrionali o più visibili e strutturate, tracce di esodo in atto.
Ma l’esodo, e la sua difesa, vanno organizzati.
Proviamo a seguire queste linee tracciate dalle lotte, nella loro eterogeneità ma anche nei loro tratti costituenti, cercando di individuare possibili siti e strategie di sovversione attorno a cui definire nomi comuni, tradurre le virtualità in forme determinate dell’organizzazione e dell’azione politica.

4) Differenze e comune. Le differenze producono e riproducono continuamente il mondo, attraverso infiniti concatenamenti, nella messa in comune della vita, esprimendo una ricchezza sempre eccedente rispetto ad ogni forma di valorizzazione e di misura.
Pensiamo il comune come questa realtà immanente dei corpi che si compongono, aumentando la propria potenza nel produrre e nell’agire “fuori misura” - ed è proprio di questa incommensurabilità che il modo di produzione contemporaneo si nutre - ma, al contempo, il comune come processo di costruzione, orizzonte politico da conquistare.
Liberare la cooperazione linguistica, affettiva e relazionale tra singolarità dallo sfruttamento, trasformarla in dispositivo di attacco: in questo senso intendiamo e costruiamo il comune come “macchina biopolitica”.

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