E’ di oggi l’annuncio fatto dal ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, nel corso dell’assemblea di Confindustria, che segna la riapertura dell’Italia all’energia nucleare.
Della dichiarazione del ministro: “Entro la fine della legislatura, sarà posta la prima pietra di un gruppo di centrali di nuova generazione”, colpisce sopratutto la leggerezza e l’estrema semplicità con la quale è stata affermata.
In un momento i cui le istituzioni non sanno come smaltire i rifiuti napoletani spaventa l’eventuale presenza sul nostro territorio di scorie radioattive, per non parlare poi delle difficoltà logistiche della realizzazione, che vanno dalla ricerca di investitori (costruire una centrale di terza generazione come l’EPR francese costa circa 3 miliardi di euro e richiede circa 50 mesi solo per la costruzione, senza contare i tempi di autorizzazione e di valutazione di impatto ambientale) alla concessione e alla gestione degli appalti.
Inoltre anche se governo e mondo industriale sembrano fermamente intenzionati a percorrere la strada del nucleare dovranno fare i conti con la resistenza di tutti i movimenti ambientalisti e con l’ostruzionismo di alcune regioni.
Abbiamo raggiunto ai nostri microfoni Danilo del Bello di Padova città aperta.

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