"Bisognerà frequentare ogni giorno questa scuola, e lì crescere, lì prepararsi, finché non saremo arrivati a leggere direttamente nelle cose senza la sporca mediazione dei libri, finché non saremo diventati capaci di spostare con la violenza i fatti senza le vigliaccherie dell’intellettuale contemplatore. Impareremo così che la tattica non è scritta una volta per tutte sulle tavole della legge: è invenzione quotidiana, è aderenza alle cose reali e al tempo stesso libertà dalle idee-guida, una specie di immaginazione produttiva che sola riesce a far funzionare il pensiero in mezzo ai fatti, e il vero passare a fare, ma solo per chi sa che cosa fare […] Tra lavoro politico e scoperte teoriche non c’è equilibrio statico; c’è un rapporto di movimento che fa servire l’uno all’altro a seconda dei bisogni del momento."
Mario Tronti, Operai e capitale, 1966.
E’ un mondo in perenne trasformazione quello in cui viviamo: i sistemi di produzione si rinnovano continuamente, e con loro le forme del lavoro; la globalizzazione e i flussi di capitale disegnano una nuova geografia delle disuguaglianze sociali; le metropoli e le città divengono i teatri di nuovi, sempre più pervasivi circuiti di accumulazione fondati sulla rendita. Questi mutamenti, tuttavia, sono immediatamente segnati da una profonda ambivalenza: da una parte si esprime la ricchezza delle differenze portata dalla continua mobilità delle persone, dall’altra si costruiscono gabbie per la sperimentazione di nuove forme di controllo e meccanismi di valorizzazione capitalistica.
E’ in questo quadro che tentiamo di aprire un percorso di autoformazione in grado di riaffermare la centralità del sapere critico e di una formazione autonoma. E’ dentro la società del sapere utile al profitto che bisogna costruire le armi della critica, armi da rivolgere contro l’assoggettamento: valorizzare le differenze distruggendo l’omologazione e il pensiero unico.
Sono questi desideri e bisogni che ci spingono a creare uno spazio di discussione aperto, un momento nel quale le differenze possano confrontarsi nell’analisi del capitalismo contemporaneo, della sua violenza come dei suoi punti deboli. Fare questo senza l’inutile pretesa di ridurre la ricchezza del confronto ad una sintesi: il movimento è e rimarrà molteplice, ma continuerà ad essere motore di un’altra società solo se capace di comprendere i mutamenti che la attraversano.
Niente tavole della Legge, dunque, né fantomatiche linee cui essere fedeli: solo un tentativo di risposta collettiva ai nuovi interrogativi che le lotte che attraversiamo non smettono di porci.
L’Autoformazione: produzione di saperi e cultura autonomi.
Con Gigi Roggero, laureato in Storia Contemporanea presso l’Università degli Studi di Torino. È coautore del volume Futuro Anteriore. Dai "Quaderni Rossi" ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell’operaismo italiano (DeriveApprodi, Roma 2002). Collaboratore nella rivista Posse. Lavora nel campo della ricerca sociale. È dottorando al Dipartimento di Sociologia e Scienza Politica dell’Università della Calabria.
…lasciamo ai grigi riformatori del governo il compito di provare a imitarci, ma mai la possibilità di catturarci. Siamo inafferrabili e irrapresentabili, perché siamo più veloci, vivi e intelligenti. Perché siamo un’intelligenza collettiva. L’autoformazione non è la ricostruzione di una cittadella accademica, ma l’abbattimento delle sue ultime rovine.
L’autoformazione è l’università autonoma nella metropoli produttiva: è l’anomalia selvaggia piantata nel suo cuore.