RASSEGNA STAMPA

Fonte: Il Manifesto 24.06.08

Rivolta dei detenuti, va a fuoco il Cpt più grande di Francia

Martedì 24 giugno 2008
MIGRANTI
La protesta dei clandestini rinchiusi a Vincennes scoppia il giorno dopo della morte per crisi cardiaca di un immigrato tunisino. La Cimade accusa: centro non regolare

Anna Maria Merlo
Parigi

Il più grosso cpt francese, situato a Vincennes alle porte di Parigi, è bruciato domenica. L’incendio è scoppiato in seguito a una protesta dei clandestini detenuti e in attesa di espulsione. Il giorno precedente, sabato, un immigrato illegale, un tunisino di 41 anni, pregiudicato, era deceduto nel centro a causa di un attacco cardiaco.
Secondo la prefettura, i 249 stranieri rinchiusi a Vincennes, avevano «legittimamente voluto conoscere la situazione» e «malgrado il tentativo di incendio di un materasso, il centro è rimasto complessivamente calmo per tutta la serata» di sabato. Ma, secondo la Cimade (l’organizzazione protestante, unica abilitata a visitare i cpt), la situazione è degenerata domenica. Verso le 15,45 sono partiti vari focolai e i due edifici sono andati in fumo.
Nella confusione, la polizia ha prima affermato che 14 clandestini si erano dati alla fuga, per poi ridurre il bilancio a una sola persona. La Cimade accusa le autorità: il centro «non è conforme alla regolamentazione». «Da sei mesi - aggiunge Laurent Giovannoni, il segretario generale della Cimade - questo centro è protagonista di incidenti a ripetizione. Era evidente che il primo incidente grave avrebbe messo il fuoco alle polveri», vista la situazione «insostenibile». Per il senatore socialista David Assouline, questo incidente «è legato alla disperazione e alla solitudine di gente che vede la propria vita crollare quando vengono arrestati mentre accompagnano i figli a scuola». Per il socialista Patrick Bloche, c’è «una mancanza di trasparenza nei criteri di regolarizzazione», alcuni l’ottengono, altri no, «senza che se ne capiscano davvero le ragioni».
Ma il governo non ha dubbi. L’incendio e i disordini, per il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale, Brice Hortefeux, l’amico fraterno di Sarkozy che Carla Bruni trova «molto simpatico», sono semplicemente «una delle numerose illustrazioni delle conseguenze drammatiche dell’immigrazione irregolare». L’Ump, il partito di Sarkozy, accusa dell’incidente le associazioni di difesa degli immigrati, Resf (rete educazione senza frontiere) in testa, che al momento in cui l’incendio è divampato stavano manifestando nelle vicinanze contro l’esistenza stessa del centro. «Non è tollerabile che dei collettivi tipo il Resf facciano della provocazione vicino ai cpt con il rischio di mettere in pericolo gli stranieri trattenuti», afferma l’Ump, che minaccia: «Saranno tratte tutte le conseguenze del caso, anche giudiziarie», contro il Resf, che «semina disordine, con il rischio di scatenare rivolte e atti irreparabili».
È dal 2007 che le tensioni sono ricorrenti in questo centro, dopo che, a gennaio dell’anno scorso, un primo incendio aveva già distrutto un’ala del fabbricato. In Francia esistono venticinque cpt, compreso Vincennes, oltre a due altri centri oltremare, in Guyana e a Mayotte. Complessivamente, ci sono 1700 posti. Nel 2007, 35 mila sans papiers sono stati rinchiusi in un cpt, e tra essi c’erano 242 bambini.
La legge francese prevede che dopo 48 ore di detenzione debba intervenire un giudice delle libertà a convalidare il provvedimento. I sans papiers arrestati possono rimanere rinchiusi in un cpt fino a 32 giorni, ma la direttiva «rimpatri», appena approvata dall’Unione europea, aumenta il periodo di detenzione fino a un anno, che può essere prolungato a 18 mesi, se il clandestino «non collabora». Hortefeux si è vantato di aver portato a 30 mila il numero delle espulsioni realizzate in Francia in un anno.

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