Nell’aprile 2004 scade il termine del bando indetto dal ministero delle infrastrutture per il finanziamento dei contratti di quartiere, programmi di recupero urbano che riguardano, in particolar modo, l’edilizia residenziale pubblica.
Il comune di Padova concorre con due progetti, uno dei quali riguarda il Portello. Nell’autunno del 2005 viene approvato il finanziamento. Il progetto prevede, tra le altre cose, interventi di recupero dell’edilizia pubblica, di proprietà dell’Ater e del comune, secondo criteri di risparmio energetico. Il costo dell’intero progetto è di 30 milioni di euro. Il progetto prevede la costruzione di un autosilos e di una serra bioclimatica che, se realizzate, cambierebbe il volto dell’attuale cortile.
Un’opera inutile, costosa e dannosa: gli scavi, infatti, danneggerebbero gli edifici data la presenza di acqua nel sottosuolo. Argomentazioni che i residenti hanno presentato al Tar che si pronuncerà di qui a breve proprio sulla legittimità di questi lavori.
Il sindaco Zanonato che in campagna elettorale dichiarò la sua disponibilità a cambiare il progetto, oggi lo dichiara immodificabile, pena la perdita del finanziamento ministeriale.
La costruzione dell’autosilos è solo un tassello di un progetto partecipato, il «contratto di quartiere», di riqualificazione del quartiere. I contratti di quartiere prevedono, per legge, la partecipazione degli abitanti nella definizione del progetto.
Come mai un progetto di «riqualificazione partecipata» ha richiesto l’inter- vento della polizia per essere attuato?