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All’inizio della trasmissione di questa mattina siamo andate in Cina per intervistare Angela Pascucci, corrispondente de Il manifesto durante le Olimpiadi a Pechino.
In questa intervista Angela Pascucci approfondisce l’aspetto del mondo del lavoro in Cina, rispetto agli impatti della nuova normativa sul lavoro nella realtà cinese e anche rispetto alla questione dei migranti interni e agli spostamenti delle persone attraverso il paese, lo sfruttamento nelle fabbriche, ma anche quali sono le forme di auto organizzazione sulla questione dei diritti nel mondo del lavoro che si stanno aprendo in Cina.
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Ci siamo poi spostate in Brasile, intervistando Salete Carollo, militante del coordinamento nazionale del Movimento Sem Terra che si trova in Italia in questi giorni.
Salete inizialmente contestualizza l’attuale situazione del Brasile, soprattutto rispetto all’attuale criminalizzazione nei confronti dei movimenti sociali, all’agrobusiness (inquadrando quali sono i principali fattori che caratterizzano questo sfruttamento di risorse naturali e dell’agricoltura), all’avanzata delle multinazionali che pagano profumatamente le terre che dovrebbero essere distribuite ai contadini, e alla sovranità alimentare del paese.
Continuando l’intervista, Salete Carollo spiega il caso del Rio Grande do Sul: in questo stato alcuni organi della magistratura stanno portando avanti una criminalizzazione nei confronti del MST.
Qui un forte gruppo di potere formato da il capitale internazionale, il latifondo, il potere giudiziario, lo stato e i media ha fortissimi interessi economici: questi interessi vengono lesi quando il MST si mobilitano marciando o facendo presidi per fare pressioni sul governo, perciò questo blocco di potere ha spinto la creazione di una commissione di investigazione per produrre una relazione sulle attività del MST.
Il Consiglio dello Stato in base a questa relazione ha concluso la necessità sciogliere il MST, in quanto movimento politico eversivo, paramilitare e violento che vuole conquistare il potere e mettere a repentaglio la sicurezza dei cittadini brasiliani, volendo imporre lo sgombero di tutti gli accampamenti, impedendo il funzionamento delle scuole dei Sem Terra perché presenti dei libri di Paulo Freire, considerato un eversivo, impedendo la permanenza dei bambini negli accampamenti perchè sottoposti ad un pericolo ideologico, facendo un censimento di tutte le persone che si trovano negli asentamientos (appezzamenti già di proprietà dei Sem Terra),e infine intervenendo contro le Ong e le associazioni che operano con gli asentamientos.
Ovviamente Il MST continua ad essere un movimento sociale, un movimento che da 25 anni lotta per il diritto alla terra e per l’attuazione della riforma agraria.
Ora il MST chiede il rinnovo dell’appoggio da parte di tutti i movimenti internazionali.
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Siamo poi andate in Ecuador per intervistare José Proaño, antropologo ecuadoriano che fa parte della Ong Land is Life.
José Proaño sarà ospite del Centro sociale Bruno a Trento domenica 20 luglio alle 20.30 all’interno della serata "Ecuador: Marea Negra nell’Amazzonia" promossa dall’Associazione Ya Basta e dall’Associazione Maloka Onlus.
José Proaño spiega che Land is Life è una rete di organizzazioni indigene che lavora perchè siano rispettati i diritti delle comunità indigene, contro le violazioni continue che vengono commesse nei loro confronti.
Attualmente in Ecuador si sta concludendo il processo di assemblea costituente voluto dal presidente Correa: il tema dei diritti degli indigeni non è stato toccato dall’assemblea, quasi ci fosse la volontà di non volerli rispettare nè concedere, e questo ha causato molte reazioni in un movimento, quello indigeno, che è sempre stato determinante all’interno del paese.
Nemmeno il modello di sviluppo è stato rivisto dall’assemblea costituente, la politica estrattiva delle risorse naturali, del petrolio e dei minerali continua ed è sempre più forte e questo preoccupa molte organizzazioni in Ecuador.
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Ci siamo poi spostate in Bolivia per intervistare Oscar Olivera.
Per molti giorni a Cochabamba è stato portato avanti uno sciopero della fame per protestare contro le gravi violazioni dei diritti lavorativi degli operai nel Paese.
Lo sciopero della fame in corso da dieci giorni in varie città in Bolvia è iniziato dopo che l’impresa di calzature Manaco, filiale a Cochabamba della multinazionale calzaturiera Bata, ha licenziato il proprio operaio Alejandro Saravia, 54 anni, 27 dei quali passati a lavorare il cuoio per la Manaco. Secondo quanto riportato dagli operai e dai sindacalisti in lotta, Saravia è stato licenziato senza giusta causa - e lasciato senza garanzie di mantenimento per se stesso e per la propria famiglia - dopo essere stato richiamato dai suoi dirigenti per presunte trasgressioni ai regolamenti interni della fabbrica.
La vicenda singola di Alejandro Saravia ha dato inizio a tale, estrema, forma di protesta, perché è simbolo della situazione generale di molti operai in Bolivia, ed è stata dettata dalla totale mancanza di appoggio e di protezione da parte dello stesso sindacato degli operai della Manaco, definito in totale asservimento all’industria stessa. Il licenziamento di Alejandro Saravia pare essere stato solo l’ultima di numerose violazioni perpetrate dall’industria Manaco nei confronti dei propri dipendenti, che non possono avvalersi né di bonus di anzianità, né del pagamento degli straordinari, né di protezione sindacale, e che godono di stipendi medi di circa 700 bolivianos mensili (circa 70 euro al mese), a fronte degli stipendi degli impiegati, anche di 30 volte superiori.
La protesta di Oscar Olivera, anch’esso ex operaio e sindacalista alla Manaco per 30 anni, dei suoi compagni, e dello stesso operaio Alejandro Saravia, vuole mettere in luce la più ampia mancanza di tutela degli operai di tutta la Bolivia ed è un duro atto d’accusa contro lo stesso Governo boliviano e si sta estendendo in altri parti del Paese, ricevendo l’appoggio di sindacati ed operai di altre città boliviane.
Attualmente lo sciopero della fame è stato interrotto e Oscar Olivera nell’intervista spiega il significato della protesta e cosa significa per i lavoratori mobilitarsi per i propri diritti in un paese come la Bolivia.
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Nell’ultima parte di Caminantes siamo andate in Medio oriente insieme a Michele Giorgio, corrispondente de Il Manifesto per commentare la recente notizia dello scambio dei prigionieri tra Israele e Libano, la restituzione delle salme di sue soldati israeliani in cambio della liberazione di alcuni esponenti libanesi di Hezbollah detenuti in Israele: questo episodio segna una nuova vittoria per Hezbollah.
Michele Giorgio infine commenta gli incontri di politica internazionale che si sono svolti che si sono svolti nei giorni scorsi in Francia.
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