Appunti resistenti dalla Libera Repubblica di Chiaiano e Marano
La Selva, il Leviatano, la shock economy e noi.
di Antonio Musella *
La Libera Repubblica di Chiaiano e Marano. Ci sembra questa la migliore definizione per descrivere questi mesi di resistenza che hanno caratterizzato le comunita’ di Chiaiano e Marano all’interno dell’area metropolitana di Napoli.
La resistenza delle comunita’ contro la costruzione di una mega discarica da 700 mila tonnellate all’interno del Parco delle Colline Metropolitane e’ senza dubbio il conflitto attorno al quale si stanno confrontando gli interessi moltitudinari, legati alla difesa dell’ambiente e della salute, e quelli dei poteri forti, legati alla costruzione di un piano rifiuti ideato dal governo sulla scorta di quanto fatto fino ad ora dai suo predecessori e dalle amministrazioni territoriali, per difendere gli interessi dei potentati economico finanziari legati a Confindustria (Mercegaglia, Romiti, ecc.). Uno scontro, durissimo, che sta avvenendo con l’intenzione da parte del potere centrale di costruire un modello repressivo da contrapporre alle lotte in difesa dei beni comuni.
Abbiamo diverse volte affermato come i movimenti in difesa dei beni comuni, l’organizzazione dei comitati territoriali, la composizione moltitudinaria delle esperienze di lotta, la loro capacita’ di nascere e crescere in base ad un legame biopolitico con il territorio, abbiamo rappresentato la vera novita’ sulla scena dei movimenti antisistemici nel nostro paese negli ultimi anni.
Lo sono stati e lo sono tutt’ora, grazie alla loro composizione e alla loro irriducibilita’ ai meccanismi di governance e di mediazione politica, proprio per la loro stessa natura, proprio per la contrapposizione degli interessi che in questi conflitti viene espressa. Il lavoro svolto negli ultimi anni in Campania attraverso le reti in difesa della salute e dell’ambiente, le esperienze dei comitati e le resistenze delle comunita’ , ha messo in modo un processo di presa di coscienza collettiva rispetto al dramma rifiuti che la nostra regione vive da decenni. Il crogiuolo di interessi, le truffe sulla pelle dei cittadini, il meccanismo sistematico di smaltimento di rifiuti pericolosi dal Nord e dall’estero nella nostra regione, ma anche le alternative a quello che e’ ¨ il piano rifiuti costruito dai poteri forti, la raccolta differenziata “porta a porta”, gli impianti di trattamento a freddo, gli impianti di compostaggio , la riduzione degli imballaggi, i diversi stili di vita ed un altro modello di sviluppo, sono diventati patrimonio collettivo proprio grazie alle esperienze di resistenza che hanno attraversato le nostre comunita’ .
Dopo la resistenza di Pianura, con tutte le sue particolarita’ e la sua complessita’ , la rivolta contro la devastazione ambientale e’ giunta nel cuore della metropoli, innestandosi nell’architettura delle sue relazioni sociali e dei suoi conflitti. Le esperienze di lotta di questi mesi hanno attraversato diversi quartieri della citta’ , non solo contro la costruzione di nuove discariche, ma anche le esperienze dei comitati di quartiere per la raccolta differenziata “porta a porta” e per un nuovo piano rifiuti, hanno costruito un bagaglio di lotte, relazioni, costruzione di comune. Sono state queste le pulsioni ed i desideri che si sono scaricati sulle lotte delle comunita’ di Chiaiano e Marano.
La maturita’ di questa resistenza, la sua dichiarata irriducibilita’ , la sua capacita’ di autogoverno del territorio, la maturita’ collettiva nell’elaborazione politica e nell’individuazione di tattiche e strategie, sono stati la conseguenza di cio’ che sul nostro territorio e’ venuto a costruirsi gia’ da un po’ di tempo.
In pochi mesi si e’ realizzato nell’area Nord di Napoli cio’ che in altri territori del nostro paese e’ avvenuto in anni, in alcuni casi diversi anni, ovvero la costruzione di una comunita’ in lotta in difesa del bene comune.
Ma la particolarita’ di cio’ che stiamo vivendo, non e’ solo legata all’ elemento della velocita’ nella costruzione di un percorso di lotta, liberazione ed autogoverno.
L’angolo dello scontro tra gli interessi dei poteri forti e quello della moltitudine si e’ notevolmente ristretto. Tutti gli elementi intermedi sono saltati. Il governo ha deciso di approvare un decreto legge ad hoc, che da un lato rappresenta l’affermazione degli interessi dei vari sistemi di potere forti e dall’ altro rappresenta il massimo della repressione possibile contro le comunita’ . La difesa degli interessi sistemici avviene esattamente come in uno scenario da shock economy. Davanti alla tragedia vissuta dalle nostre comunita’ , legata alla questione rifiuti, davanti al dramma vissuto sui nostri territori, paragonabile solo al colera del 1973 ed al terremoto del 1980, la controparte ha risposto con l’accelerazione del business plain da costruire sulla pelle delle nostre comunita’ . L’aumento degli inceneritori da costruire (erano “solo” due a luglio 2007, diventano quattro a maggio 2008), la possibilita’ di mandare in discarica ogni tipo di rifiuto (legalizzando in questo modo lo smaltimento di rifiuti pericolosi che ha distrutto la nostra terra), la deroga a tutte le normative comunitarie previste in materia, rappresentano la ricetta dello shock condita da miliardi di euro che vengono incassati dai potentati economici. In un quadro assolutamente nuovo nella storia recente del nostro paese si inserisce lo scontro con le comunita’ che viene completato con le norme sul decreto sicurezza. L’ individuazione dei siti indicati come discarica quali zone di interesse strategico militare nazionale, l’utilizzo dell’ esercito per difendere i siti con funzione di ordine pubblico, l’ arresto ed il carcere fino a 3 anni per chi semplicemente blocca l’accesso ai siti, l’individuazione della figura dei “promotori” delle proteste che rischiano il carcere fino a 5 anni, inseriscono le lotte in difesa della salute e dell’ambiente in Campania in uno contesto di attacco diretto ai diritti e alla democrazia. Le cariche, i feriti, i fermi, gli arresti che hanno caratterizzato fino ad ora la resistenza di Chiaiano e Marano, sono avvenuti proprio alla vigilia dell’approvazione del decreto legge sui rifiuti.
Davanti a leggi speciali all’utilizzo dell’esercito ed un contesto di minacce continue ed esplicite che il premier ha fatto a piu’ riprese verso le nostre comunita’ , completano quel quadro di attacco generale che rappresenta una drammatica novita’ nel nostro paese.
In questo contesto la contrapposizione tra interessi dei poteri forti e quelli della moltitudine non puo’ che passare attraverso le forme di autogoverno delle comunita’ .
Ci pare corretta la ricostruzione che vede Napoli citta’ monarchica sviluppare come reazione al malgoverno una risposta anarchica; in questo contesto la sola reazione possibile e’ stata la Libera Repubblica di Chiaiano e Marano, che si e’ autocostituita, generando una subordinazione sostanziale delle istituzioni formali alle istituzioni dell’autogoverno, ha costruito strategia di difesa e di attacco contro quello che e’ stato definito un esercito invasore, ovvero le migliaia di poliziotti, carabinieri, finanziari e militari che assediano il territorio.
La forma dell’assemblea, i gruppi di lavoro, la comunicazione autogestita, la costruzione di contenitori di socializzazione di saperi e conoscenze, la messa a valore del general intellect della comunita’ e delle sue punte di eccellenze, che spesso in altri contesti di resistenza in Campania avevano avuto difficolta’ ad affermarsi come pratica quotidiana, sono state le basi delle forme di autogoverno delle comunita’ di Chiaiano e Marano.
Nello scontro tra le parti il piano delle istituzioni e’ diventato monarchia assoluta, con la subordinazione delle forme istituzionali piu’ prossime al territorio (Comune, Provincia , Regione, Parlamento) direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e alla Presidenza della Repubblica.
Dall’ altro i cittadini e le cittadine in rivolta hanno svuotato delle loro funzioni di governo formale le istituzioni piu’ prossime (Comune di Marano e VIII Municipio) subordinandole alla volonta’ delle forme dell’autogoverno che hanno tenuto per se’ in maniera esclusiva il piano della decisione.
Cio’ che sta avvenendo in Campania, come detto, rappresenta un laboratorio di gestione dei conflitti sui beni comuni nel nostro paese. Cio’ che si sperimenta qui sara’ paradigmatico di cio’ che potrebbe avvenire a Vicenza, in Val di Susa ed in decine e decine di altri luoghi dove le comunita’ resistono e difendono il territorio.
Le donne e gli uomini di Chiaiano e Marano hanno compreso appieno che la loro resistenza rappresenta un baluardo di difesa del diritto al dissenso nel nostro paese.
Ma se cio’ appare chiaro, risulta evidente anche che, analizzando la complessita’ delle dinamiche di scontro tra le comunita’ e l’apparato repressivo, cio’ che avviene in Campania non puo’ essere affrontato solo dalle comunita’ Campane. Davanti al massimo della repressione possibile le esperienze di lotta e resistenza nel nostro paese non possono lasciare questa comunita’ da sola. Cio’ non significa costruire solo mobilitazioni da concentrare su uno specifico territorio. Questo e’ gia’ avvenuto, cio’ che oggi e’ necessario e’ riuscire a costruire una strategia di resistenza piu’ complessiva davanti all’attacco al diritto al dissenso che e’ stato mosso alle esperienze di lotta e resistenza e che vede nel decreto rifiuti un modello di repressione a cui sfuggire per poter reclamare ancora diritti.
Le esperienze di resistenza, come quella di Chiaiano e Marano, sono fatte da corpi, desideri, pulsioni, ma anche legittime paure che i cittadini e le cittadine manifestano davanti all’ acuirsi dello scontro. In una visione del governo del tutto hobbesiana e’ naturale avere paura del Leviatano.
Sta oggi a tutte le esperienze di lotta e resistenza avere la capacita’ di esorcizzare il Leviatano e liberare dalle paure i desideri e le pulsioni.
Per questo oggi questa questione non puo’ essere solo patrimonio dei comitati e delle esperienze di mutuo soccorso ma deve essere al centro dell’agenda politica di tutti coloro che in questo paese promuovono e praticano l’autorganizzazione sociale.
La resistenza di Chiaiano e Marano ovviamente ci ha insegnato molto. A differenza di altre realta’ di lotta dove le nostre strutture hanno preso parte con ruoli diversi alla resistenza, a differenza delle esperienze dei comitati di quartiere per la raccolta differenziata che vivono di un’intensita’ diversa, Chiaiano e Marano hanno rappresentato per noi molto di piu’.
Innanzitutto ci hanno insegnato cos’e’ il territorio, la sua definizione, il suo attraversamento.
Sicuramente la definizione di territorio e’ il frutto anche dalla capacita’ di costruire interevento politico nello spazio piu’ complessivo dei conflitti sociali, intervenendo nei luoghi dello scontro capitale/lavoro e ovunque si generi desiderio, comune, rivolta.
Ma il territorio e’ anche, per noi soprattutto, cio’ che si e’ e dove si e’.
Le esperienze dei centri sociali, rinnovate negli ultimi anni dalla profonda discussione sulla loro nuova funzione, sul loro ritrovato protagonismo, devono necessariamente trovare un ruolo definito all’interno dei conflitti metropolitani.
Noi abbiamo sperimentato la strada di mettere le radici. Sedimentare comunita’ , generare autorganizzazione sociale, autonomia, capacita’ di sviluppare pensiero critico, a partire da un pezzo della metropoli.
Oggi i centri sociali o rappresentano dei quartier generali dei diritti all’interno dei quartieri e della metropoli, dei punti di riferimento reali, oppure sono un residuato delle esperienze degli anni ‘90 o degli ottimi luoghi di sperimentazione artistica contemporanea ma nulla piu’.
Ed e’ stato questa consapevolezza che ci ha portato negli ultimi anni a costruire il nostro intervento sul territorio a partire da dove avevamo messo radici : nei quartieri, nelle universita’ , nelle scuole, nelle periferie della cinta metropolitana.
Da queste esperienze la definizione di territorio diventa per noi naturale e per nulla problematica.
La capacita’ di sviluppare un rapporto biopolitico con i luoghi che attraversiamo, di inserirsi nel contesto delle relazioni sociali, di alimentare i conflitti dandogli autonomia, questo per noi e’ diventato l’intervento sul territorio.
Tutto questo sperimentato nella terza metropoli del nostro paese, con le relazioni sociali piu’ complesse e piu’ imbarbarite che altrove, dove i drammi sociali spesso generano il rifuggire dal protagonismo sociale per rinchiudersi nel piu’ comodo clientelismo o nei piu’ solidi strumenti delle organizzazioni criminali.
Chiaiano e Marano ci dimostrano come la nostra definizione di territorio sia corretta e che probabilmente la sperimentazione di intervento territoriale che abbiamo deciso di affrontare da qualche anno stia dando i suoi frutti.
Da questa esperienza di resistenza, di autogoverno, di relazioni sociali ed umane nasceranno nuove radici e nuove sperimentazioni che attraverseremo migliorando il nostro agire politico e il nostro essere protagonisti.
* Laboratorio Occupato Insurgencia, Napoli.