Università tra le rovine - Si parla moltissimo di università in questi giorni: al centro dei tagli della finanziaria di Tremonti, delle autodefinizioni di eccellenza proposte da alcuni atenei, sotto i riflettori nei giorni scorsi per la classifica del "the best of university" del sole 24, irta, nelle parole della neoministra Gelmini sui tre pilastri di "autonomia-valutazione-merito". Da anni la situazione dell’università italiana e della ricerca più in generale è estremamente critica.
Gigi Roggero, ricercatore, sulle pagine interne de Il Manifesto analizza bene la situazione in cui versa da anni l’università italiana, dopo il fallimento della riforma Berlinguer-Zecchino e commenta le proposte dell’attuale ministro. "Scartata l’ipotesi di una nuova riforma organica dell’università, la neoministra si limita a navigare in quella riforma pasticciata, permanente e inconclusa, priva di disegno strategico, che costituisce ormai da decenni la realtà dell’istruzione superiore in Italia"
Tra spinte competitive inattuabili (vedi il progetto dell’Aquis o il disinteresse di partner pubblici e privati di investire nell’università) e il "vecchio" che non tarda a morire... le nuove forme di ribellione che coinvolgono docenti, precari e studenti.
"Se la crisi è un’opportunità, scrive Roggero, il suo esito è però tutt’altro che scontato...Sono le pratiche di resistenza degli studenti a rappresentare l’unica opposizione alla dismissione. Poichè non c’è nulla da difendere, è una resistenza che non soltanto ha inceppato i dispositivi dell’università ridormata ma, con le pratiche dell’autoformazione, ha costruito l’unica prospettiva di università e autonomia in circolazione. Adesso si tratta di passare dalla "guerriglia" alla "secessione".
Alcune riflessioni con Gigi Roggero.
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Formazione al mercato - Nuove ribellioni fra le rovine dell’Università