RASSEGNA STAMPA

Il Manifesto del 08.08.2008

Reggio Emilia, le case popolari nel mirino della giunta

Global Project Reggio Emilia - Venerdì 8 agosto 2008

C’era una volta la città modello; servizi che funzionano, qualità della vita fra le più alte d’Italia, casa e lavoro per tutti. Ma parecchie cose sono cambiate; un tetto sulla testa non è più così scontato. Basti pensare che nel 1993 c’erano 3900 case popolari, oggi sono appena 1021, a fronte di graduatorie sempre più sature a causa del boom del mercato edilizio. E a proposito di boom: a Reggio Emilia in quindici anni si sono costruiti 14000 nuovi appartamenti, il doppio che nel capoluogo di riferimento, Bologna.Un incasso di venticinque milioni di euro in concessioni edilizie nell’anno- picco, il 2004. Affari d’oro per ditte di costruzione e palazzinari, che possono contare su un’amministrazione particolarmente solidale coi loro interessi : Reggio, saldamente in mano al centro sinistra, è la quinta città in Italia per numero di sfratti.
Esemplare del nuovo volto della città , trasformata a tavolino in un’immensa planimetria da distribuire alle innumerevoli ditte di costruzioni , è il caso del quartiere Compagnoni. Via Compagnoni ha ospitato per mezzo secolo , dalla fine degli anni’50, centinaia di alloggi popolari per trasferire gli inquilini "scomodi" (sottoproletariato, prostitute, spalatori, ladri di galline...) del centro storico in quella che all’epoca era l’estrema periferia della città.
Nel 1998, però, la giunta comunale vara la "riqualificazione" del quartiere: abbattere due terzi delle case (216 alloggi) per ricostruirne 168, di cui 80 rimangono pubblici, e 88 vengono venduti ai privati. A nulla sono servite le proteste degli abitanti - molti dei quali anziani, oppure nati e cresciuti qui: tabula rasa entro il 2011.
Il che significa che, per anni, decine di appartamenti rimangono vuoti , abbandonati, mentre sempre più famiglie subiscono sgomberi per morosità non potendosi più permettere i folli affitti di mercato. "Li teniamo vuoti per usarli in situazioni di emergenza" si era giustificata l’assessore alla casa Colzi, di Rifondazione. Il Collettivo Sottotetto, nato nella primavera 2006 per denunciare l’esplosiva emergenza casa in città , l’aveva presa in parola occupando alcuni degli appartamenti abbandonati per famiglie di migranti, italiani, singoli senza un reddito fisso, donne sole. "Il gigantesco business su Via Compagnoni è un nervo scoperto di questa amministrazione: per questo occupare qui ha un doppio valore" spiega Silvio del Collettivo. Il primo è di ripristinare il diritto all’abitare, il secondo è quello di prolungare la vita al quartiere-simbolo dell’edilizia popolare in città. Ecco perchè il sindaco Del Rio approfitta del rovente agosto padano, con mezza città in ferie, per preparare lo sgombero delle famiglie occupanti. "Ieri mattina abbiamo ci siamo opposti al tentativo di isolare il palazzo dalla luce elettrica". Un blitz che , come lo sgombero atteso per i prossimi giorni, l’Amministrazione giustifica con la necessità delle riqualificazione del quartiere: vale a dire abbattimento e ricostruzione per la gioia di impresari e edili e compratori con una disponibilità economica immediata . Curioso che una città come Reggio sia all’avanguardia sulla linea dettata in questi giorni dal piano Tremonti .

Serena Corsi

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