Lirica. Nasce un Comitato dei lavoratori Arena, tecnici ancora sul piede di guerra Non accenna a placarsi lo stato di agitazione dei lavoratori dell’Arena dopo il licenziamento in tronco del capo-macchinisti Aurelio Barbato e lo sciopero di sabato 26 luglio in segno di solidarietà (che non ha tuttavia evitato la rappresentazione del «Nabucco» vista la chiamata, in extremis, da parte della direzione della Fondazione, di personale di una cooperativa privata). Una trentina di loro, rappresentanti del personale tecnico tra macchinisti, attrezzisti, magazzinieri e sarti, ha dato vita proprio ieri al Comitato spontaneo dei lavoratori della Fondazione Arena. «Non ci leghiamo a nessuna sigla sindacale e a nessun partito politico», spiega il rappresentante Steele Herbert, macchinista in Arena dal 1987, «nonostante esista affinità con le dichiarazioni di Comunisti italiani, Rifondazione comunista e Sinistra democratica. Il nostro scopo è agire in maniera più efficace e autonoma».
Tre i punti messi nero su bianco nella riunione costituente del Comitato: «Innanzitutto la richiesta, da rivolgere alla Fondazione, di immediato reintegro del collega», continua Herbert, «licenziato senza essere stato sottoposto prima ad alcun provvedimento e per una presunta negligenza in tema di sicurezza, quando l’incidente avvenuto in fase di smontaggio del "Nabucco" lo scorso 19 giugno, per il quale la direzione non ci ha ancora fornito risposte, dimostra che in altri casi proprio la sicurezza è stata palesemente violata». Secondo il rappresentante, inoltre, su 70 unità ogni giorno quasi una quindicina di macchinisti è assente, proprio per problematiche legate al mancato rispetto della sicurezza. «In secondo luogo vogliamo la tutela dei 60 lavoratori che hanno scioperato il 26 luglio, subendo poi intimidazioni circa il loro futuro in Arena. Terzo, chiediamo l’apertura di un tavolo di confronto con presidente, sovrintendente e Cda, sul futuro del Teatro: dal piano di risanamento alla programmazione, assente». E per i prossimi giorni, sono già due le azioni di lotta previste: «Domani dopo lo spettacolo indiremo un’assemblea», conclude Herbert, «per stabilire i tempi entro cui la direzione dovrà darci una risposta. Se questa non ci sarà, proporremo un altro sciopero». Oggi, intanto, dalle 17.30 alle 20, sarà la Cgil a ribadire le sue contrarietà alla situazione dell’ente, con un presidio e volantinaggio in piazza Bra.
Lunedì 04 agosto 2008 LIRICA. Dopo il presidio di sabato, proclamato lo stato di agitazione Arena, i lavoratori sul piede di guerra Sarà una settimana particolarmente calda, e non solo dal punto di vista atmosferico, per gli spettacoli in Arena. I lavoratori, divisi in più fronti, confermano infatti lo stato di agitazione dopo quella che definiscono «la goccia che ha fatto traboccare il vaso», ovvero il licenziamento «in tronco e senza fondato motivo» del capo-macchinista Aurelio Barbato, giunto ad aggravare una situazione che ritengono ormai insostenibile, fatta di «un rilancio che non si prospetta e una continua riduzione del personale». Sabato sera, in occasione della prima di «Rigoletto», alcuni lavoratori, tra cui lo stesso Aurelio Barbato, hanno partecipato ad un presidio organizzato in Bra dalla Cgil, «per informare i cittadini», fa sapere Giuseppe Di Girolamo, segretario della Slc Cgil, «di quello che sta succedendo alla Fondazione Arena». Un’iniziativa nata all’indomani di un incontro tra i rappresentanti della Cgil e la direzione della Fondazione, svoltosi venerdì e conclusosi sostanzialmente con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto il reintegro del collega licenziato, una definitiva chiarezza sulle intimidazioni a cui i lavoratori, in particolare gli stagionali, sono stati sottoposti dopo aver partecipato allo sciopero di sabato 26 luglio in segno di solidarietà per Barbato, e la possibilità di aprire un tavolo di discussione sulle prospettive del teatro», spiega Di Girolamo. «Inoltre abbiamo ribadito la necessità di rinnovare il gruppo dirigente: non serve cambiare il sovrintendente, quando i dirigenti restano gli stessi e da anni non si registra nessuna novità sostanziale, salvo l’aumento delle terze prestazioni e il ricorso a cooperative esterne, con un conseguente aumento dei costi». Ma le risposte da parte della Direzione, spiegano dalla Cgil, sono state assolutamente evasive. «Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione», conclude Di Girolamo, «come preludio di nuove iniziative, finché la situazione non si smuove». Ma per il momento, dicono, non si parla di ulteriori scioperi. Chi invece prosegue nel proposito urgente di «bloccare per una serata la messa in scena dell’opera, come non è mai successo in Arena», allo scopo di convincere la direzione a prendere al più presto una posizione, è il neonato Comitato spontaneo dei lavoratori della Fondazione, che si definisce slegato dalle sigle sindacali e dai partiti.
E che, dopo l’assemblea «costituente» di venerdì, presenti una trentina di lavoratori, ha già fissato due assemblee aperte a tutto il personale, da svolgersi stasera e martedì, a fine turno, per far conoscere ai colleghi gli spunti per la lotta. «Stiamo spargendo la voce, raccogliendo adesioni non solo tra i tecnici, ma tra tutti i comparti, dagli addetti al retropalco alle comparse. E c’è effettivamente interesse», spiega Steele Herbert, referente del Comitato. «Durante le assemblee voteremo per ufficializzare lo stato di agitazione e fissare lo sciopero, probabilmente già in settimana. Il difficile», conclude Herbert, «è persuadere i colleghi, soprattutto gli stagionali, visto il terrorismo psicologico messo in atto dalla Fondazione. Ma si è visto che già tre anni fa, quando le comparse si organizzarono in maniera simile e scioperarono in massa, costrinsero l’opera ad andare in scena con pochissimi figuranti. Il problema è che erano da soli: unendo le forze di tutti i lavoratori, invece, si può davvero oscurare l’opera per una sera».
Fonte: Il Giornale di Verona
Venerdì 8 Agosto 2008
FONDAZIONE ARENA. I lavoratori della Cgil «La prossima stagione? Film già visto»
Il Comitato spontaneo: «Al via lo stato di agitazione»
Sarà presentata oggi, davanti ai sindacati, la programmazione della Fondazione Arena per la prossima stagione. E sempre oggi, con ogni probabilità, verrà ufficializzata alla direzione, con la proclamazione dello stato di agitazione, anche l’esistenza di un nuovo soggetto: il Comitato spontaneo dei lavoratori della Fondazione.
Due appuntamenti il cui denominatore comune è il malcontento dei dipendenti di fronte a un «rilancio che non si prospetta» e alla «continua riduzione del personale».
«La programmazione annunciata nei mesi scorsi e che ci verrà presentata oggi, in ritardo come al solito, sa di fumo negli occhi», afferma Giuseppe Di Girolamo, segretario della Slc Cgil di Verona. «Una sorta di cortina per nascondere e rimandare i problemi che affliggono e permangono in Teatro, a cominciare dai finanziamenti».
In base alle attese dei sindacati, non dovrebbero esserci infatti particolari novità rispetto agli anni precedenti: «Un film già visto», commenta Di Girolamo. «È già emerso che la parola d’ordine sarà contenimento delle spese, un aspetto che inevitabilmente avrà ricadute sui lavoratori. Dovrebbero poi essere confermati i concerti sinfonici come gli altri anni. E in previsione pare non ci siano trasferte importanti. Del resto non c’è una direzione artistica che possa concepire elementi caratterizzanti rispetto alle altre stagioni». A denunciare un impoverimento, dal Duemila in poi, della proposta culturale e artistica dell’ente è anche Herbert Steele, rappresentante del neonato Comitato spontaneo dei lavoratori, che al massimo domani dovrebbe ufficializzare lo stato di agitazione. «Stiamo raccogliendo in un libro bianco quanto non funziona in tema di organizzazione del lavoro. Da questo, estrapoleremo la proposta da rivolgere quanto prima alla direzione: la conservazione del posto di lavoro, anche per il 2009, al personale attualmente in organico, da garantire sia nei numeri che nei nominativi».
Oggi infatti, lamentano i lavoratori, la tendenza è quella ad esternalizzare alcuni settori ricorrendo alle cooperative: «Siamo assolutamente contro questa scelta, per una sorta di "etica del palcoscenico"», spiega Steele. «Per svolgere questo lavoro servono esperienza e conoscenza delle peculiarità di un teatro come l’Arena: qualità che non si improvvisano».
Una politica errata nella bigliettazione e il contesto economico negativo, dunque, sarebbero solo in parte i responsabili del deficit plurimilionario dell’ente: «Si tratta di alibi per nascondere il depauperamento di allestimenti e cast che, uniti al taglio di professionalità storiche, hanno prodotto lo scadimento qualitativo attuale, che non sfugge di certo agli spettatori». E.P.
Mercoledì 6 Agosto 2008
LIRICA. Il consigliere Giorgio Benati, ascoltato dalle commissioni consiliari della Provincia, traccia il quadro della crisi
«Fondazione a rischio di commissariamento» «Le perdite sono superiori al 30% del patrimonio»
Roberto Ceruti
Il nuovo piano di risanamento della Fondazione Arena, che sarà portato a termine entro il 2011, parte dal marketing e dalla qualità e la già programmata stagione invernale al Filarmonico è addirittura potenziata rispetto al passato. Rischio di commissariamento dal 2009 e tagli del personale già fatti rappresentano invece la parte negativa.
Queste in sintesi le novità rivelate dal rappresentante della Provincia nel cda areniano, Giorgio Benati, che ieri ai Palazzi Scaligeri è stato ascoltato dalla prima e sesta commissioni consiliari, oltre che dal presidente Elio Mosele e da una larga fetta del Consiglio. Trasparenza e competenza sono ciò che ha più impressionato i presenti. Per la prima volta si leggono i numeri reali di una crisi che forse è a una svolta. DEBITI. Nel quadriennio dal 2002 al 2006 la situazione debitoria della Fondazione era pari a 12 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 4,6 milioni del 2007 e i 3,4 previsti per il 2008. In queste condizioni, secondo la Finanziaria 2008 in vigore dal 1° gennaio 2009, l’Arena potrebbe essere commissariata per la «perdita superiore al 30 per cento del patrimonio disponibile in due esercizi consecutivi», ricordando che il patrimonio della Fondazione ammonta a 12 milioni. «Si sperava di azzerare il deficit quest’anno grazie all’aumento della quota del Fus (Fondo unico per lo spettacolo) a noi riservata di 2 milioni e a un auspicato incremento delle vendite di biglietti, ma a scombinare i piani ha pensato la crisi internazionale», spiega Benati.
ENTRATE. Nel 2007 si sono realizzate 75 recite di opere liriche, 18 rappresentazioni di balletto, 125 esecuzioni di concerti e 154 concerti promozionali, con un totale di 549.921 spettatori paganti (490.014 da Arena e Teatro Romano). Lo Stato ha versato 13.428.827 euro, la Regione 2.090.000, il Comune 585.625 più il godimento di strutture e servizi, 2.015.200 vengono dai soci fondatori Camera di Commercio e Fondazione Cariverona e 95.902 euro da altri contributi statali, per una totale di 18.015.200. Per quanto riguarda le entrate, le tournèe hanno fruttato 99.434 euro, 491.880 vengono dal Filarmonico, 25.167.608 dall’Arena, 4.518.605 da sponsorizzazioni, 3.649.309 da incrementi di immobilizzazioni e 617.326 da altre fonti, per un totale di 34.544.162 euro.
PERSONALE. Il personale, secondo il piano Ghinato, doveva essere ridotto a 330 stabili entro il 2013 e l’obiettivo è già stato raggiunto con largo anticipo, visto che l’altro ieri risultavano essere in organico 333 stabili. 408 lavoratori fanno parte dell’organico funzionale stabile, 321 sono gli aggiunti per la stagione areniana. Per la stagione in corso vengono impiegati globalmente 1.301 stipendiati per una spesa totale di 28.328.832 euro.
BIGLIETTI. L’anno scorso i biglietti invenduti sono stati 200.886, pari al 29,08% dei 690.900 teoricamente disponibili. Ma si sa che il tutto esaurito ogni sera non è mai stato raggiunto, pur considerando che dai 550mila spettatori di qualche anno fa si è passati ai 490.014 del 2007. La distribuzione di biglietti a bassissimo costo «decisa da Orazi», secondo l’ex segretario artistico della Fenice, ha inciso ulteriormente sulla perdita per i mancati incassi stimata fra gli 11 milioni 500mila e i 17 milioni 700mila euro. «Amministrando la biglietteria come si faceva una volta», aggiunge Benati, «si possono incamerare i 4 o 5 milioni in più che attualmente incassa Unicredit dalla gestione, con un costo del sistema di appena 180mila euro».
IL PIANO. «Il marketing strategico va potenziato. Oggi le risorse investite sono irrisorie, ammontando a meno di 500mila euro. Gli altri festival internazionali sono sempre esauriti. Il pubblico c’è e bisogna andarselo a prendere. Invece, il piano Ghinato di marketing non è mai stato approvato dal Cda, non tenendo conto che sarà necessario reperire fondi per il probabile taglio del Fus nel 2009. Abbiamo predisposto un progetto con la potenzialità di aumentare a 511.266 gli spettatori nel 2009, 552.720 nel 2010 e 607.992 nel 2011, portando gli incassi da 28.052.055 a 39.215.484». Infine, la stagione al Filarmonico è stata approvata per la prima volta all’unanimità il 25 luglio. «Prevede costi artistici per 2.225.180 euro e 200mila per gli allestimenti scenici. 24 concerti, 4 opere, 3 balletti e 30 incontri. Il prezzo dei biglietti scandalosamente basso dovrà per forza essere aumentato».