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UBiKLab - Readriot: Pericle Camuffo presenta il libro "United Business of Benetton"

Venerdì 26 settembre - Readriot: presentazione del libro "United Business of Benetton"

Treviso - Venerdì 26 settembre 2008

Alle ore 20:30 presso il Laboratorio Sociale Ubik Lab presentazione del libro:

"United Business of Benetton" con la partecipazione di:
-  Pericle Camuffo - autore del libro
-  Marcello Baraghini - direttore editoriale di Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri
-  Nicola Atalmi - autore della prefazione
-  Monica Tiengo - Associazione Ya Basta!

Luciano Benetton riprova a prenderci per il culo. Nell’intervista rilasciata al Corriere della Sera del 12 maggio, autodefinisce la propria strategia imprenditoriale “capitalismo più creativo, sensibile alle esigenze dei meno fortunati del mondo”, “globalizzazione dolce”. In verità Benetton non ha mai smesso di alimentare l’immagine capital-progressiva della sua azienda, esibendo il profilo migliore, quello delle fotografie degli incontri ufficiali, quello che si vende di più e più a lungo, quello che dura nel tempo e nelle coscienze. Negli anni ha riproposto, rinnovato e aggiornato tecnologicamente, un anticonformismo che tende la mano ad una certa sinistra ambientalista e umanitaria non solo italiana, riuscendo a cucirsi addosso l’immagine del capitalismo dal volto umano ed a diventare il simbolo della responsabilità sociale, il paladino del capitalismo sostenibile.
Nel suo universo multicolore, Benetton predilige i colori dell’ecologia, della sostenibilità, della responsabilità, della trasparenza, dei diritti dei più deboli e via dicendo. I colori Benetton sono uniti contro i mali del mondo: è questo il messaggio che viene associato al marchio. Di fronte a tutte quelle belle parole quasi ci si dimentica che la Benetton è una multinazionale che fattura centinaia di milioni di euro l’anno (l’utile netto del Gruppo nel 2007 è stato di 145 milioni di euro con un incremento, rispetto al 2006, del 9%) e soprattutto ci si dimentica di chiedersi in che modo, con quali costi ambientali ed umani tutto questo avvenga.

C’è però chi non ci sta ad essere preso per il culo e sbircia dietro la tenda dipinta con i colori dell’arcobaleno. Per quanto ben confezionata, questa tenda non trattiene più ciò che accade al dì là. Dietro la tenda ci sono sfruttamenti, violazione di diritti umani e di leggi, corruzione di persone e di Stati, minacce, ricatti e povertà, tutto quello che Benetton afferma di voler contribuire ad eliminare con la sua “globalizzazione dolce”. Da varie parti d’Italia, associazioni dei consumatori, per i diritti umani, ambientalisti e anarchici hanno iniziato a scrivere il “libro nero” di Benetton recuperando notizie sparse qua e là sui giornali, e informazioni in rete, che riunite una dopo l’altra, hanno finito per comporre un vero e proprio curriculum non certo edificante. Ne esce, al di là della solite balle che Luciano e compagnia ci raccontano, che il vero volto del signor Benetton è quello del freddo imprenditore che chiede precariato e flessibilità per ottenere sempre più profitti in vista di espandere il proprio impero all’infinito.
Sul fatto che le multinazionali investano tutte le loro energie per l’ottenimento e l’aumento costante del proprio profitto è cosa che, se non proprio accettata, non stupisce più. Ciò che invece non risulta così chiaro perché è l’aspetto su cui le multinazionali investono di più per mascherarlo, è che la loro facciata “mansueta”, “dolce e comprensiva” in realtà nasconda “un orizzonte di tombe”. Ed è questo camposanto che si tenta di nascondere con i proclami di responsabilità sociale, di capitalismo dal volto umano, di impegno verso i più deboli e sfortunati e così via.
La politica di sviluppo del Gruppo veneto consiste in questo: piantare croci da una parte e sventolare bandiere della pace dall’altra occultando, con il clamore mediatico di quest’ultime, il silenzio e la desolazione delle prime. Ma Benetton ha fatto di più, ha usato le croci di cui il mondo è ricoperto, soprattutto nelle sue campagne guidate da Oliviero Toscani, per la sua immagine di “mansuetudine illimitata”.
Da tempo, però, c’è qualcuno che sta falciando l’erba attorno alle croci in modo che i nomi che vi sono incisi diventino leggibili: sono i nomi dei contoterzisti veneti ormai abbandonati a se stessi, delle operaie del sud Italia costrette a subire ricatti e pressioni, degli sfruttati e sottopagati dell’Europa dell’est, dei bambini kurdi di Istanbul, dei mapuche della Patagonia. Il bel Luciano dovrebbe andare in mezzo a loro a parlare di “globalizzazione dolce” e di sensibilità alle necessità dei meno bisognosi e forse i calci in culo che prenderebbe gli farebbero capire che a 73 anni è ora di finirla di tentare di riempire di cazzate la testa della gente.
La storia dello sviluppo insostenibile di Benetton, nel suo viaggio imprenditoriale dal Veneto alla Patagonia, è ricostruita in modo dettagliato ed articolato nel libro “United Business of Benetton“, in uscita a settembre nella collana Ecoalfabeto di Stampa Alternativa.

fonte dell’articolo: http://www.stampalternativa.it
autore/data dell’articolo: Pericle Camuffo. 22 Maggio 2008

Dettagli del Libro:
Autore: Camuffo Pericle
Editore: Stampa Alternativa
Collana: Ecoalfabeto

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