RASSEGNA STAMPA

Fonte: Peacereporter 03.09.08

Aria di guerra fredda - Le ricadute della crisi georgiana nelle altre aree di crisi

Giovedì 4 settembre 2008

Le scosse di assestamento provocate dal terremoto nel Caucaso si stanno pericolosamente propagando negli altri territori contesi tra Russia e Occidente.

Proteste contro la ’Dallas’Nave Usa cacciata dalla Crimea. Ieri mattina la ’Dallas’, nave militare della Guardia Costiera Usa, è stata costretta a levare l’ancora dal porto di Sebastopoli, nella Crimea ucraina, a causa delle proteste della popolazione russa locale.
L’imbarcazione, arrivata lunedì dal porto georgiano di Batumi, è stata accolta in rada da migliaia di manifestanti che per tutto il giorno hanno urlato "Yankee go home" e "Nato stop" e che hanno di fatto impedito lo sbarco e la visita in città dei 167 marinai dell’equipaggio. Lunedì sera, mentre a bordo della ’Dallas’ gli statunitensi davano un party di ricevimento per gli ufficiali ucraini, i manifestanti russi hanno sparato contro la nave Usa una raffica di canti del coro dell’Armata Rossa a tutto volume. Il comandante della nave statunitense ha capito che era il caso di salpare.

Ma Kiev vuol cacciare le navi russe. Il porto ucraino di Sebastopoli da cui è stata cacciata a furor di popolo il ’Dallas’ è la base della flotta navale russa del Mar Nero, in base a un accordo del 1997 con cui l’Ucraina l’ha concessa in affitto a Mosca fino al 2017 a un canone annuo di 98 milioni di dollari. Dopo la partecipazione della flotta russa al conflitto georgiano, il presidente ucraino filo-occidentale, Viktor Yushenko, ha imposto agli ammiragli russi di chiedere l’autorizzazione preventiva a compiere future manovre navali extraterritoriali. E in questi giorni il governo ’arancione’ di Kiev sta discutendo un fortissimo aumento del canone d’affitto della base a partire dal prossimo anno: si parla di almeno un miliardo di dollari all’anno.

I fronti caldi: Transnistria e Nagorno-Karabakh. Ma non è solo in Ucraina che le nuove tensioni est-ovest si fanno sentire.
In Moldavia, le autorità filo-russe della regione secessionista della Transnistria hanno chiesto a Mosca di raddoppiare il contingente di pace russo che protegge questo territorio - e di fatto ne garantisce l’indipendenza - fin dalla guerra di secessione del 1992. Igor Smirnov, presidente dell’autoproclamata Repubblica Sovietica di Transnistria, ha chiesto alla Russia di portare a 3 mila il numero dei suoi ’peacekeepers’ schierati nella regione.
Tensione alta anche in Nagorno-Karabakh, l’enclave secessionista controllata dalla filo-russa Armenia nel cuore del filo-occidentale Azerbaigian. "Speriamo che l’Occidente non inciti il governo azero a risolvere con la forza il problema del Karabakh come ha fatto con il governo georgiano rispetto al problema dell’Ossezia del Sud", ha dichiarato Mikhail Delyagin, direttore dell’Istituto russo di Studi sulla Globalizzazione.

Washington e Mosca serrano i ranghi. Intanto, sia Washington che Mosca rafforzano le rispettive alleanze militari, Nato e Csto.
Mentre Washington avvia le procedure per l’istallazione del suo scudo missilistico in Polonia e Repubblica Ceca e intensifica la cooperazione militare con i Paesi filo-Nato del ’Guam’ (Georgia, Ucraina, Azerbaigian e Moldavia), Mosca ha convocato per domani una riunione straordinaria della Csto (l’alleanza militare tra Russia, Armenia, Bielorussia e Stati centrasiatici) per discutere della crisi nel Caucaso e delle sue conseguenze future.

Enrico Piovesana

[ Torna su ]
Ricerca per argomento:
Ricerca libera:
Ricerca geografica:

Sito realizzato da HCE web design - Gestione server e servizi di rete globalproject experimental networks

Tutti i materiali presenti sul sito sono distribuiti sotto licenza Creative Commons

» login «