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Fonte: Il Manifesto 06.09.08
Ora di religione obbligatoria per tutti
Sabato 6 settembre 2008
Un disegno di legge dell’assessore regionale all’Istruizione, Elena Donazzan, chiede il ripristino dell’ora di religione obbligatoria nelle scuole.«L’Italia e il Veneto - spiega hanno un preciso modello di riferimento culturale, i valori cristiani». Il governatore: «La proposta non fa parte del programma» La proposta di un assessore del Veneto. Ma Galan frena
Orsola Casagrande
Quel che non passa dalla porta si farà passare dalla finestra. Sembra essere questa la filosofia che muove il nuovo governo. E così in Veneto l’assessore regionale alla pubblica istruzione sta per proporre alla sua giunta l’ora di religione «cristiano cattolica» obbligatoria per tutti. Una leggina regionale ad hoc, per la quale tutti gli alunni (di qualunque o nessun credo) si ritroveranno a dover frequentare l’ora di religione. Impartita dal futuro maestro unico. La domanda è inevitabile: nominato dal vescovo? «Certo con il maestro unico - risponde l’assessore di Alleanza Nazionale, Elena Donazzan - ci sarà da lavorare di più. Ma si troveranno le soluzioni». Ma sulla proposta frena Giancarlo Galan. Nel programma di governo del Veneto - ha spiegato ieri il governatore - «non rientra qualcosa che assomigli a un insegnamento obbligatorio della religione cattolica». Per l’assessore, comunque, a scuola non si dovrebbe insegnare solo la religione, ma anche la stiria locale. I territori come centrali per formare i cittadini del futuro. «C’è bisogno di una nuova italianità - dice l’assessore - per questo a scuola ci dovrà essere l’insegnamento dell’educazione civica, all’interno del quale sarà inserita l’ora di religione cristiano cattolica obbligatoria». Una fila di concetti che evocano luttuosi presagi. Radici, identità, italianità... «L’Italia e il Veneto - spiega al telefono l’assessore - hanno un preciso modello culturale di riferimento. I comportamenti, il diritto sono impregnati di valori cristiani. Se fossimo in India - aggiunge - ci sarebbero altri valori», una pausa, «spero». Per l’assessore Donazzan «viviamo in Italia e quindi è importante imparare a conoscere i valori della religione cattolica. Valori che servono anche per garantire una migliore integrazione degli alunni stranieri che sono sempre di più e che però in questo paese sono ospiti». Spesso, secondo Donazzan «la nostra società ha ritenuto di dover abdicare alla propria cultura di appartenenza per un mal interpretato rispetto nei confronti di qualsiasi altra cultura». Che quindi va ignorata? Perché non finalmente un’ora di storia delle religioni? «Perché già c’è - ci informa l’assessore - l’atttuale ora di religione è storia delle religioni». Con l’insegnante nominato dalla curia? «Guardi - dice l’assessore - che anche nelle scuole salesiane che sono private ci sono molti giovani stranieri e anche se non partecipano alla catechesi, imparano l’umanesimo del cristianesimo. La nostra religione è un insieme di valori». Che magari sono gli stessi, la solidarietà, la carità, per dire, anche di altre religioni (e culture). «Ma qui siamo in Italia - dice l’assessore - e qui c’è una stretta connessione tra quello che è un senso del dovere di ciascuno verso gli altri». Qui è il Veneto «la regione con più volontari in Italia. E lo sa perché? Perché qui c’è un sentire diverso». Per fortuna al momento la proposta è «soltanto una proposta personale, non l’ho nemmeno ancora presentata in giunta». Speriamo rimanga tale, un desiderio. Anche se le premesse perché quel «sentire diverso» di cui parla Donazzan si traduca anche in aberrazioni come questa ci sono tutte. Basta scorrere le pagine dei quotidiani locali, dallo sceriffo Gentilini che annuncia che la moschea a Treviso non si farà mai, al referendum (sempre per la moschea) chiesto a Padova. E nessuno che si preoccupa (carità cristiana?) delle condizioni di schiavitù reale in cui vivono sempre più lavoratori migranti. Per Donazzan integrazione significa anche «quote» nelle scuole. «Dobbiamo stabilire - dice - un tetto massimo di studenti stranieri per classe». In molti hanno risposto ieri a Donazzan. Per Pierangelo Pettenò consigliere regionale di Rifondazione, «si vuole ridurre la scuola al servizio del potere dominante. Per noi si tratta di fascismo». La dirigente regionale Carmela Palumbo per dire che «non esiste la possibilità per una regione di decidere l’istituzione di un’ora di religione obbligatoria». Il presidente della regione Veneto, Giancarlo Galan, precisa che «nel nostro programma - dice - non rientra qualcosa che assomigli a un insegnamento obbligatorio della religione cattolica». Ieri intanto il mondo della scuola è sceso in piazza a Venezia, alla mostra del cinema. «La risposta più eloquente - dice Gigi Rossi, della Cgil scuola - a esternazioni come quelle di Donazzan».
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