Un presidio partecipato che si trasforma in un fiume in piena: rabbia e indignazione irrompono nelle strade delle città bomboniera.
Ore 15.30
Più di un migliaio di persone si danno appuntamento nel presidio antirazzista di Piazza Garibaldi. Tanti gli interventi che si susseguono dal camion, comunità di migranti, studenti e singoli esprimono la loro indignazione per le violenze subite lo scorso 29 settembre dallo studente ghanese Emmanuel Bonsu. Enorme è la rabbia per il clima xenofobo che il nostro paese sta vivendo da mesi. Le uccisioni di Abba e quelle dei sette migranti di Castelvolturno, le aggressioni di Torbellamonaca, Ciampino e di un venditore ambulante a Milano, aprono una emergenza razzismo inquietante.
Ancor più forte è il grido contro le istituzioni: da una parte il governo che nega ripetutamente lo sfondo razziale delle aggressioni (come se uccidere o picchiare al grido “negro di merda” fosse un fenomeno di eccezionale bullismo), dall’altra parte l’amministrazione comunale della città, incapace di riconoscere le responsabilità del corpo della polizia municipale. Una guerra contro il diverso che trova la sua normalizzazione con la Carta sulla sicurezza, documento firmato dal sindaco Vignali con altri sindaci delle medie città del Nord Italia, che istituisce una seria di norme che tendono a colpire chiaramente coloro che secondo le amministrazioni risultano essere soggetti devianti: migranti, homeless, studenti.
Ascolta l’intervista ad Abdou, Comunità dei senegalesi.
Ore 17.00
Il presidio improvvisamente si trasforma in un lungo serpente che decide autonomamente e contro ogni autorizzazione di muoversi lungo le strade della città. Alla testa centinaia di migranti mossi dal grido “libertà”, “giustizia” e “stop al razzismo”, subito dietro centinaia di studenti medi, tra loro alcuni compagni dell’istituto ITIS frequentato da Emmanuel e tanti altri delle altre scuole della città. Tutti scesi in piazza per dire basta al controllo e al comando sulla vita, per affermare il proprio bisogno di indipendenza e libertà. Ma questo corteo non autorizzato è anche un esplosione di colori, suoni e parole , con l’hiphop che ne scandisce i tempi.
Ascolta l’intervista a M. presente al presidio, testimone dell’agressione ad un venditore ambulante, e picchiato dalla Polizia Municipale.
Ore 18.30
Il corteo giunge al parco ex Eridania luogo dove si è consumata l’aggressione ad Emmanuel, a due passi da lì l’istituto ITIS, la sua scuola, ed un enorme striscione sulla parete “no al razzismo”. A quel punto la testa del corteo, i migranti, decidono che la giornata di mobilitazione non può finire lì e che la città di Parma ha bisogno di sentire ancora il grido dell’indignazione e della rabbia, deve ascoltarlo nel luogo della sua indifferenza: le strade del centro nelle ore dello “shopping del sabato”.
Ore 19.00
Il corteo si dirige verso via della Repubblica e da lì di nuovo in Piazza Garibaldi, a questo punto il serpente decide di ritrasformarsi in presidio e lanciare un nuovo appuntamento per martedì 7 ottobre in casa cantoniera.
Ascolta l’intervento di Elisabetta, ass. ya basta!
Dietro di noi la soddisfazione di una giornata di lotta autorganizzata dai migranti e dagli studenti che vivono a Parma, una moltitudine che decide di riprender parola e lo fa autonomamente, costruendo nelle strade e nella piazza di oggi una città ,non più chiusa e razzista, ma aperta e libera come la vorremmo per il futuro.
Vai alla galleria di immagini.
Leggi la rassegna stampa locale