RASSEGNA STAMPA

«Un movimento no logo per affrontare la crisi globale»

Martedì 14 ottobre 2008
Vilma Mazza, «voce» di Sherwood: «Siamo all’anno zero, inutile rimanere fermi con le bandiere»

Con Vilma Mazza, «voce» storica di Radio Sherwood, proviamo a tirare un po’ le somme di questa tre giorni intensa e partecipata.

Partiamo da un primo concetto. Condivisione.

Questa tre giorni è nata dalla volontà di confrontarsi su quello che abbiamo definito «l’anno zero». Proprio su questo concetto, che serve a descrivere una nuova epoca, caratterizzata da una crisi globale di sistema del capitalismo neoliberista, si esplicita la percezione collettiva dell’impossibilità di affrontare questa nuova situazione con metodi vecchi e senza un grande sforzo teorico, anche sul tema dell’organizzazione, dello spazio politico. Ma sono proprio questi i momenti storici in cui maggiore è la responsibilità della soggettività. È il famoso treno che passa, che tutto travolgo e tutto modifica, me che bisogna saper prendere al volo se si vuole trasformare lo stato di cose presenti. Oppure si può rimanere, come fanno altri, lì fermi sul marciapiede, con tanto di fanfara e bandiere, a osservare che il mondo sfrecci via, pieni di certezze inutili. Si impone la condivisione, il discutere e decidere tutti insieme, e trovare i metodi per farlo. Ma non si tratta di un feticcio estetico, e nemmeno di una tattica. La condivisione non è quella delle decisioni a maggioranza, oppure la semplice adesione a qualcosa. Allude invece alla produzione del comune, in questo caso di uno spazio dell’azione politica comune, che ha anche tempi diversi da quelli della «politica».

L’altro concetto condiviso è stato quello di non definirsi.

Non è stata una dimenticanza. Forse per la prima volta non si è creata quell’ansia da identità che tanto nuoce all’espressione dei movimenti. Ma il non scegliere un nome, l’essere no-logo, è una scelta precisa. Emersa come proposizione affermativa di uno spazio politico che non vuole essere di rappresentanza, nemmeno al suo interno. È interessante parlare di uno spazio organizzato, che si rivolge a tutti, e che però si percepisce capace di parlare con quello che praticano reti sociali, soggettività, movimenti. Dal teatro alle lotte ambientali, da Vicenza alla musica, da Chiaiano alla produzione di pensiero critico. Il concetto di no logo lo abbiamo portato con noi dal ciclo no global, e proviamo ad attualizzarlo oggi. Se le cose vanno, non abbiamo nessun bisogno di autodefinirci come un nome.

E veniamo al fare. Il fare, avete detto, si traduce in creazione di uno spazio politico pubblico.

Non si tratta di uno spazio di rappresentanza, e nemmeno di una sommatoria di situazioni. Non produce un calendario di iniziative e nemmeno solo slogan. Lo spazio politico è già in movimento, vive di esso e con esso, e allo stesso tempo esprime una soggettività. Questo è già, per noi, un grande risultato. Siamo di nuovo in cammino, e il nostro non è un «ri-cominciare». Ma un «cominciare».

Orsola Casagrande
Marghera

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