COMUNICATI

Palestina - Connettere la resistenza globale - Intervista a Ghassan Andoni

Domenica 15 agosto 2004
La Palestina cambia volto, il suo territorio si trasforma in continuazione sotto i colpi dei carri armati israeliani, dei bulldozer che preparano la terra alla costruzione del muro, che sradicano gli ulivi, che demoliscono le case.
In questo momento, in cui si va riformulando la stessa campagna di opposizione al muro dell’ aparthaid, con la volonta’ di interconnettere le battaglie sviluppate negli ultimi mesi dalle comunita’ locali, tracciamo le linee essenziali della nostra presenza in Palestina.
Essere nei territori occupati in questi giorni ci permette di ragionare sulle forme di sostegno internazionale alla resistenza delle moltitudini che vivono al centro del dispositivo imposto dalla guerra globale, e sul tipo di relazione che con queste vogliamo costruire.
Abbiamo gia’ aperto una discussione nei mesi precedenti, interrogandoci su quale possa essere il tipo di rapporto tra noi e le lotte di questi territori, discussione peraltro necessaria di fronte al rischio di interventi essenzialmente funzionali alle dinamiche della guerra.
La guerra globale colpisce mentre le missioni “umanitarie” ne garantiscono il volto buono, diventando palliativi essenziali per la loro legittimazione.
Questo e’ il piu’ grande centro di permanenza temporanea che il governo del controllo globale abbia saputo esprimere, e l’eurocentrismo che troppo spesso travolge il dibattito europeo, sia sul terreno delle pratiche, quando assume caratteri ideologici, sia su quello del ruolo degli internazionali, diventa empasse quando si cala nella realta’di questi territori.
Il muro dell’apartheid non e’ solo un muro tra Israeliani e Palestinesi, ma risponde alle stesse strategie di controllo del muro costruito alle frontiere dell’Europa, degli attacchi militari in mare aperto contro i nostri fratelli e sorelle migranti che esercitano il diritto di fuga dalla miseria.
La guerra che il piu’ avanzato esercito del mondo sta conducendo da queste parti, non e’ una guerra tra Israeliani e Palestinesi, ma uno dei frammenti della guerra che i padroni della terra hanno dichiarato al pianeta intero.
E anche la discussione sui rapporti, sulle lotte, rischia di diventare creazione di dipendenza tra i centri dell’impero e le sue periferie se non si tiene conto dei caratteri globali e permanenti della barbarie.
Noi possiamo avere nulla di piu’ del ruolo che ci spetta: supportare la resistenza di questa popolazione e conoscerne le sue plurali forme di manifestarsi diventa un primo passo necessario.
E sono le lotte quotidiane per la dignita’ dei migranti, quelle per la casa ed il diritto alla vita, le lotte sociali per liberarsi dallo sfruttamento del mercato globale l’unico interlocutore capace di maturare relazioni e progetti che alimentino la resistenza globale alla guerra, l’unico linguaggio capace di trasmettere il portato della nostra esperienza e di tradurlo in positivo.
Ecco che allora qui la nostra presenza\attiva trova senso: per supportare le lotte palestinesi, perche’ la nostra liberazione e’ la loro liberazione, per stringere rapporti di cooperazione veri e orizzontali che connettano le forme della resistenza globale.

La Presenza/attiva in Palestina

A Betlemme abbiamo incontrato Ghassan Anduni, coordinatore dell’I.S.M che ci ha proposto la sua riflessione sull’intervento internazionale in Palestina.
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