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dal presidio di pace a Nablus

Mercoledì 18 agosto 2004 13:37 Agosto 2004 - Aggiornamenti da Nablus

Ramallah, 29 luglio 2004
Da Ramallah prendiamo un tamimi diretto al chek point di Hawara, uno dei due chek point che impediscono il libero accesso a Nablus. Alla partenza ci viene detto che il bus non entrera’ nella citta’, cosa che potrebbe succedere dopo un ovvio controllo di tutti i documenti dei passeggeri. Cio’ accade ad un primo blocco stradale: due militari bloccano il passaggio a due file di mezzi di trasporto. Le auto, i bus, i camion aspettano impotenti il loro turno. Intanto una bambina dai grandi occhi verdi ci guarda come fossimo alieni, e’ quasi incantata dalla nostra presenza, cerco di giocare con lei, ma sembra immobile... arriva il nostro turno: tutti gli uomini scendono dal bus con i documenti. Alcuni ragazzi consigliano ad E. di non scendere: "tu sei arabo? no? allora resta qua". Gli uomini risalgono, due sono stati trattenuti. Non riesco a vedere di sotto perche’ sono dall’altro lato del bus, ma presto entra in scena un giovane militare israeliano che sale sul bus armato di tutto punto. Ripeto. Di tutto punto.
Sale, si guarda sommariamente intorno deve controllare. Mi innervosisco in silenzio: fa bella mostra delle sue armi. Si sistema il fucile. E’ molto sicuro di se’. Ridacchia con un altro porta-casco-e-fucile come lui. Scendono. Possiamo andare. Sospiro di sollievo per me ed E., gli altri si comportano come se niente fosse, sono ormai abituati alle cosidette misure di sicurezza israeliane che non sono altro che pure intimidazioni. Nessun rispetto dell’essere umano. Ma questo e’ niente. Ce ne rendiamo conto all’arrivo ad Hawara.
Qui il caos di tassi’ e venditori di bibite lascia appena scorgere le file di palestinesi che attendono in silenzio e sotto un sole cocente di poter entrare nella LORO CASA, nella LORO CITTA’. Ci avviciniamo al casotto. Non nascondo che la tremarella c’e’, ma mi faccio forza. Tutta questa gente passa di qui ogni giorno...
Diciamo ai militari che siamo qui per controllare il lavoro del m.r., facciamo parte di una societa’ italiana, presentiamo loro la tessera del m.r.. Io cerco di fare la disinvolta, dico di avere molto caldo, mi appoggio ai sacchi, come se il fucile adeguatamente puntato alla mia pancia non mi facesse alcun effetto... sono ragazzini, davvero non avranno piu’ di 16 anni ciascuno, pelle da bambino sul loro volto, la divisa quasi gli sta larga come i vestiti di un papa’...
ho capito che uno di loro e’ il piu’ tosto. E’ lui infatti a prendere in considerazione il nostro caso. Prende i passaporti, le tessere. Chiama qualcuno, dice per un controllo, dopodiche’ ci consiglia di chiamare un suo amico del DCO (centro amministrativo della difesa "dell’attacco" israeliana) e poi di tornare. E’ impossibile una simile cosa. Chiamiamo M., dicendogli che la prima non e’ andata.
Siamo qui da un’ora, possiamo aspettarne un’altra, quando la guardia cambiera’ e riprovare. Intanto M. cerca di convincere un tassista ad accompagnarci per le colline, ma viene mandato direi a quel paese, nessuno vuole avventurarsi da solo e’ pericoloso. Tentiamo dopo il cambio. Anche ora c’e’ il piu’ tosto che non aspetta altri che noi. Ci rifiutiamo di dire che siamo turisti, non puo’ reggere. Riproponiamo la storia precedente, cerchiamo di essere piu’ convincenti. L’ambasciata e il consolato sanno che siamo qui... Ci ripropongono di chiamare il DCO.
Mentre torniamo indietro, dal quadrato di cemento dove, di fianco al chek point, sono relegati all’attesa alcuni uomini, uno di loro mi chiede se posso aiutarlo. Ha le mani legate dietro al schiena. Gli chiedo perche’. Domanda stupida. I militari possono esercitare qualsiasi brutalita’ su chiunque vogliano. Gli offro la mia acqua con movimenti incerti e lenti. Mi sento al limite tra l’impotenza reale e la vigliaccheria, anche se capisco che qualunque cosa possa io fare si torcerebbe esclusivamente contro il ragazzo...
Per fortuna M. ci ha mandato un tassista samaritano che ci fa superare senza alcun controllo il chek point. La sua macchina e’ bianca con targa gialla come tutte le macchine degli israeliani qui. pensiamo di avercela fatta, e’ incredibile! ma veniamo a sapere da M. che dobbiamo superare un altro blocco al limite tra le case degli ebrei e la citta’ vera. Proviamo a piedi, lasciamo le borse nel tassi’. La trattativa sembra procedere, tiro fuori il mio asso nella manica. Parlo del mio nonno ebreo, del fatto che siamo qui per visitare i samaritani...
IT’S IMPOSSIBLE TO ENTRY, IT’S THE RULE
E’ umiliante, non ci sono altri modi, attraversare le colline a piedi e’ pericoloso da qui. Non abbiamo altre notizie su come poter accedere alla citta’ assediata.
la mia mente va a questi militari, sono cosi’ premeditatamente cazzimmosi (scusate!), abusano del loro potere come se fosse normale non considerare esseri umani l’uomo, la donna, i vecchi e i bambini che costringono a controlli sfiaccanti e a lunghissime attese che demoralizzano, abbattono le reali energie. Trattano con fare sprezzante chiunque, rimarcando le pratiche che loro stessi hanno subito, condannato, quei soprusi nazisti che li legittimano oggi ad esserlo: nazisti.
Nonostante questo la popolazione palestinese resiste... al muqawama - resistenza e’ speranza.
per oggi e’ tutto.
Saredo

Nablus, 30 Luglio 2004
Solo "illegalmente" potevamo entrare a Nablus: aggirando i controlli, scappando per le montagne.
"Run!Run!Run!" gridavano dei tassisti mercenari, un po’ per hobbie, un po’ per professione... "Perche’ i soldati sparano", dicevano.
Le gambe mi tremavano, erano pesanti, avevo con me bagagli e i sandali ai piedi. In piu’ la terra arida che alzava S. mi entrava in gola e non riuscivo a respirare. Ieri avevamo tentato le vie "legali": Hawara!
"Hawara e il diritto internazionale sono un ossimoro".
Ormai non fanno entrare piu’ nessun internazionale da li’. Accanto al passaggio pedonale c’era un palestinese in manette che chiedeva aiuto e tanti altri fermati per chissa’ cosa. Il chek point e’ umiliante per chi lo subisce ma soprattutto per chi lo perpetua. C’e’ stata anche la beffa.
Dopo aver perso le speranze di trovare una qualsiasi forma di dialogo con i soldati, dopo quattro ore di attesa e dopo aver ritentato dopo il cambio della guardia, un samaritano viene a prenderci sfrecciando con il suo bel furgone bianco indisturbato, da Hawara, con noi a bordo. Ad un tratto il "buon" uomo ci dice di andare a piedi perche’ c’era un altro controllo, mentre lui ci avrebbe aspettato dall’altra parte. Non capiamo il senso ma obbediamo. I militari nanche qui non ne vogliono sapere e ci rimandano indietro.
Torniamo a Ramallah da dove eravamo partiti. Credo che per principio e per strategia sia inutile tentare il passaggio per il chekpoint. Questa vittoria sara’ anche di Pirro ma essere passati per il villaggio di B. e per le colline, avendo aggirato il Mossad e avendo schernito Sharon nel furgone con l’autista che ci portava a Nablus c’ha un po’ rinfrancato dall’umiliazione del giorno prima al chekpoint di Hawara.
Luci a Nablus... tori e asini per le strade; quant’e’ stanca Nablus...
Oggi il cielo era grande e limpido... la quiete dopo la corrida. Forse domani gli spalti si riempiranno La terra calda in gola riprendera’ a bruciare, nelle colline, gli ulivi ormai arsi."
Saredo

Gerusalemme 29 Luglio 2004
Siamo a Gerusalemme da questa mattina alle 6. Appena passato il gate del controllo passaporti ci ha fermate la sicurezza ma l’intervista e’ durata solo un quarto d’ora per nostra fortuna (solite domande di routine e un po’ di sospetto perchè io e M. rientriamo in due date differenti.
Dal Ben Gurion siamo arrivate con uno sherut (taxi collettivo) a Gerusalemme... alle 6 di mattina una citta deserta e desolata. Scendiamo dallo sherut e M. mi fa "Vedi anche tu quello che vedo io?" Alzo gli occhi ed eccolo... e’ il Duomo della Rocca. Quante volte l’abbiamo visto riprodotto in Libano lo scorso anno nei campi profughi palestinesi... un trionfo di oro...
Militari e polizia ovunque. Non riesco ad abituarmi alla presenza ossessiva delle armi. Non poso credere che siano vere armi. Militari israeliani: tutti rigorosamente giovanisimi e con il dito sul grilletto. Sul muretto di fronte alla porta di damasco c’e’ un bambino poco piu’ che dodicenne. Fissa insistentemente i militari e blatera tra se’ e se’. M. osserva che sembra un invasato. A me fa un’enorme tristezza. Non so a cosa pensa... chi sono e cosa rappresentano per lui quei militari?
Alle 14 e 30 abbiamo incontrato Bahia, la responsabile del Medical Relief. E’ stata molto amichevole e ci ha proposto di trovarci domani mattina alle 10 a Ramallah dove resteremo fino a sabato a lavorare presso i summer camps con bambini dai 7 ai 12 anni. Siamo entusiaste, anche perche’ alloggeremo presso famiglie di palestinesi e ci sentiremo quindi meno turiste rispetto alla giornata odierna. Per ora tanto non se ne parla di andare a Nablus. Infatti anche i 2 ragazzi napoletani che ci precedono di qualche giorno oggi non sono riusciti ad antrare dopo aver atteso 4 ore sotto il sole. Stasera li ho sentiti al telefono e mi sono sembrati molto scoraggiati. Ritenteranno domani. L’inasprimento dei soldati israeliani al check point di Nablus (Huwwara) sembra sia dovuto a una grande manifestazione organizzata ieri dagli ISM (international solidarity Mouvement).
Nel pomeriggio siamo state al Muro del Pianto: una folla assurda si dondola in preghiera, donne e uomini separati. Soldati ovunque, anche qui giovanissimi. Giovani israeliani civili armati ovunque. Una cosa che mi ha turbata: una giovane coppia di israeliani si baciava in una piazza; lei ha una mano intorno alla vita di lui, l’altra e’ sul fucile che lui ha a tracolla.
Piu’ tardi il santo sepolcro: il luogo dove secondo la Bibbia e’ stato crocifisso, e’ morto e poi risorto Cristo. Scene di isteria mistica collettiva nella chiesa. Ci sentiamo soffocate dalla santita’ di questo luogo quindi preferiamo vagare ancora un po’ per il quartiere musulmano e tornare poi all’ostello.
Un po’ Gerusalemme ci soffoca con i suoi simboli religiosi sparsi ovunque... e non di una, ma di tre religioni monoteiste.
Mononoke e Libi

Ramallah 30 luglio 2004
Alle 10 siamo sulla strada verso Ramallah. Uno sherut ci lascia a Qalandya il checkpoint di Ramallah. Oltre i taxi non possono andare: occore scendere e attraversare a piedi il checkpoint per poi prendere un altro taxi e raggiungere il centro di Ramallah. Gia’ sulla via verso Qalandya vedo accatastati uno accanto all’altro i piloni delle fondamenta del muro... ma a Qalandya scese dallo sherut il muro lo vediamo per davvero. Non riesco a capire se e’ alto ma so che e’ grigio, oscenamente grigio e lungo. E’ assurdo che si possa concepire una cosa simile. Arriviamo a Manara la piazza principale e direi l’unica di Ramallah; pur essendo infatti sede del centro amministrativo Ramallah sembra un piccolo villaggio pur avendo la pretesa di essere quasi una cittadina occidentale. Dentro la citta’non c’e’ alcun segno dell’occupazione. Alcune donne fumano per strada e le vie sono piene di negozi e un paio di centri commerciali. Dal centro del m.r. veniamo catapultate in una scuola; li incontriamo Ahmad che da un anno e mezzo coordina il medical relief di Ramallah. Sembra stanco e affaticato, ed ha solo 25 anni. I ragazzini non gli danno tregua, gli stanno attorno ed addosso. Il suo telefono squilla di continuo ma lui ha comunque tempo di darci spiegazioni: e’ la terza settimana del summer camp che raccoglie bambini e adolescenti di eta’ dai 7 ai 12 e da i 12 ai 15 anni provenienti da molte citta’ della West Bank. I volontari li intrattengono con attivita’ di vario genere tutti i giorni dalle 9 alle 14.30. Come al solito destiamo curisita’ tra i ragazzi palestinesi, i bimbi piu’ piccoli ci coinvolgono subito nei loro disegni in murales, per poi passare a una sessione di face painting. Grande successo di M. eletta truccatrice dell’anno!!! E dei miei disegni a spirale che ricordano quelli delle uscite della murga. Nel pomeriggio ci intratteniamo nello Youth center per chiacchierare con i diversi volontari che collaborano con Ahmad. Incontriamo un altro Ahmad che ha voglia di parlare del muro e su una cartina ce ne spiega il percorso; parliamo poi di occupazione e check point; Ahamad studia a Bir Zeit (universita’ di Ramallah) ma viene da un piccolo villaggio vicino Jenin; A Jenin ha rinunciato ad entrarci, pur avendo la famiglia, perche’ ogni volta al check point impiega 4/5 ore prima di riuscire a entrare. Ci porta in giro per Ramallah e a visitare la Muqata (residenza di Arafat) dove sono ancora visibili i palazzi distrutti dai tank israeliani nel 2002; dentro sul lato destro in un edificio pericolante e semidistrutto, senza porte ne’ finestre, alloggiano alcuni soldati di Arafat. Da quel che resta di un balcone ci guardano incuriositi mentre preparano il loro caffe’ pomeridiano. Al secondo cancello non vogliono farci entrare, ma Ahmad insiste, gli dice che siamo italiane: uno di loro si illumina "Pronto Raffaella" ci dice, lo vedeva quando aveva 6 anni: ci lasciano entrare. Sara’ stato il potere mediatico del caschetto biondo di Raffa??? Ma per incontrare lui, bisogna telefonare e prendere appuntamento. La cena e dopocena la passiamo a casa di alcuni ragazzi palestinesi tra cui Ahmad e Shadi. Shadi lavora e fa il volontario col Medical Relief, e’ in un gruppo di Debki (danza popolare palestinese) e spera di viaggiare in europa con ilsuo gruppo ed altrove. Sarebbe dovuto partire tra pochi giorni per la Gran Bretagna, ma l’autorita’ palestinese gli fa problemi per il passaporto. Un anno fa e’ venuto in contatto con due ragazzi pakistani entrati dalla Gran Bretagna in Palestina come volontari; li ha incontrati una mezza giornata come ha fatto con noi. In realta’ erano 2 terroristi che hanno messo una bomba a Tel Aviv; in seguito all’attentato Shadi e’ stato prelevato ed ha passato 20 giorni in un carcere israeliano, senza vedere un avvocato, ne’ i suoi genitori; l’hanno appeso per le mani 9 ore, poi messo in una stanza di meno di 2metri con acqua putrida fino al ginocchio ed indosso solo una maglietta. Un pasto solo al giorno, una sola volta al giorno al bagno. E’ stato picchiato, umiliato moralemte e fisicamente, e interrogato a volto coperto. Ha perso 22kg in 20giorni. Poi il governo israeliano l’ha rilasciato perche’ aveva arrestato i 2 attentatori. All’uscita nulla dei suoi effetti personali gli e’ stato restituito; non il passaporto, non la i.d. card, ne’ il cellulare, ne’ i soldi. Ora l’autorita’ palestinese gli crea problemi per il nuovo passaporto, ma Shadi sorride ed e’ fiducioso. Durante la cena con altri volontari parlo ancora del muro: la casa di uno di loro doveva essere distrutta perche’ sul tracciato, la sua famiglia ha fatto ricorso al governo israeliano e l’ha vinto. Ora il muro corre grigio a 700metri dalle finestre di casa sua. Andiamo a dormire piene di pensieri...
Mononoke e Libi

1 Agosto 2004, partenza da Ramallah...
Siamo in attesa di B. allo Youth center... accasciate in terra per strada.... Arriva un ragazzo ci chiede se abbiamo bisogno di qualcosa, se puo’ aiutarci. Rispondiamo che siamo in attesa....Ci dice..va beh io lavoro qui davanti se vi occorre qualcosa.....Dopo 10 minuti spunta un altro uomo con 2 bicchieri di caffe’ in mano per noi.....Siamo in attesa di partire per NABLUS e intanto la strada si prende cura di noi....
Prendiamo un bus per Nablus....Su consiglio di S. e E. i 2 napoletani che sono gia’ li’ decidiamo di sederci verso il fondo cosi’ se salgono i soldati siamo piu’ lontane. Nessun posto di blocco tra Ramallah e Nablus. Il bus ci lascia al check point di Huwwara. Ne’ auto ne’ taxi possono entrare tranne quelle degli israeliani (compresi bus di militari) che sfrecciano senza quasi fermarsi. Una fila non lunga affolla il checkpoint. La gente attende in piedi di entrare o essere respinta.
Maj, il coordinatore del Medical Relief a Nablus, ci chiama e ci consiglia di non provare nemmeno un tentativo con i soldati. Sembra che negli ultimi giorni dopo la grande manifestazione di lunedi gli israeliani prendano i nomi degli internazionali all’entrata e all’uscita dal checkpoint creando problemi all’aeroporto Ben Gurion (Tel Aviv). In ogni caso nessun internazionale e’ riuscito ad entrare normalmente dal checkpoint in tutta la settimana. Scatta il piano B. Aspettiamo un’ora al checkpoint fino a quando Maj non manda un pullmino di sua fiducia a prenderci, arriviamo a Nablus attraverso altre strade.
Nel pomeriggio giro nella citta’ vecchia...ma solo poche strade tanto per farci vedere dalla popolazione. Maj e’ premuroso e attento con noi. Ma la situazione e’ sempre sul filo della tensione e quindi in molte parti della citta’ non si puo’ andare. Intorno edifici distrutti dalle incursioni israeliane, palazzi aperti in due dei quali si intravede solo la struttura.
Nel pomeriggio siamo al party conclusivo del Summer camp di Rujb un piccolo villaggio intorno a Nablus, poverissimo. Lo sketch di apertura del party e’ molto diverso da quelli visti a Ramallah. Un gruppo di donne piange la morte del marito di una di loro ucciso al checkpoint da un soldato israeliano. Ad inscenare lo sketch ragazzini di soli 12 anni...... Io mi sento turbata.......Lo sketch prosegue: Le donne manifestano davanti al check point (il soldato e’ un un ragazzino di 9 anni vestito con abiti militari e occhiali da sole) Il soldato spara sulla folla e uccide un manifestante.........che cade a terra.
Segue il funerale. Ne parleremo la sera a cena tutti insieme...... Dovrebbero forse gli insehnanti impedire tali rappresentazioni e dare spazio a cose piu’ allegre...? Ma in fondo e’ questa la vita quotidiana di questi ragazzini...e’ questo quello che vivono e vedono ogni giorno.....E come possiamo noi giudicare quello che e’ giusto o quello che non lo ’?
Passiamo di fronte al Campo profughi di Balata..un grande, enorme agglomerato.......Il piu’ grande campo di tutta la Cisgiordania.
Dopo cena raggiungiamo A. B. , il padrone di casa e sua moglie. A. B. ha un fascino tutto suo, ha viaggiato molto, parla 4 lingue, parla di letteratura (conosce Moravia e conosce un po’ di latino e greco), di arte..... E’ un uomo affascinante...rapisce il nostro sguardo e la nostra attenzione. Gli parliamo della nostra esperienza in Libano nei campi profughi palestinesi. ascolta attento le nostre parole e commenta. Poi ci chiede come e’ stato l’interrogatorio...discutiamo di check point e soldati di come Israele non voglia che gli internazionali mettano piedi in Palestina. L’ultimo trucchetto al Ben Gurion e’ che invece di dare uin foglio di carta con il timbro-visto di israrele, il timbro viene messo direttamente sul passaporto. Cio’ significa che non ci si puo’ rifiutare altrimenti si diventa illegali e si rischia di venir sbattuti fuori se fermati dai soldati.
Anche ai checkpoint la situazione e’ difficile per gli internazionali.... Legalmente gli israeliani non possono impedire di entrarci ma politicamente e di fatto lo fanno, adducendo la scusa che e’ una ragione di sicurezza. Ovviamente non si parla di legalita’ perche’ in questo caso gli israeliani dovrebbero riconoscere che stanno impedendo agli internazionali di entrare in un altro stato....uno stato che non hanno mai riconosciuto... Non possono dirti legalmente non entrare in palestina visto che la Palestina per loro non esiste. Con A. B. parliamo di Berlusconi, di politica internazionale......di cibo italiano e caffe’ espresso...degli italiani che vengono a loro spese a passare del tempo in Palestina. In sottofondo degli spari...ma io all’inizio non mi rendo conto che sono spari....credo siano boh scoppi..fuochi d’artificio...E invece si spara nella citta’ vecchia chissa’ dove...gli israreliani saranno in caccia di quelli che definiscono pericolosi terroristi...
Andiamo a dormire.....alle 11 nessun rumore in giro tranne qualche sparo. La citta’ di notte vive il coprifuoco... Non sono abituata a questo silenzio in una citta’...in una citta’ che e’ la piu’ grande della cisgiordania.
Mononoke

Nablus, 4 Agosto 2004
La liberta’ di movimento qui si puo’ soltanto immaginare, anzi che dico, neanche!
Si puo’ immaginare qualcosa di cui almeno si ha un’idea. I bambini di qui non sanno cos’e’ poter camminare su una collina respirando aria a pieni polmoni, magari sognando un amore o un gioco atteso, senza sapere che quella stessa strada sara’ percorsa da una gip di militari in giro di ricognizione.
Non possono. Non gli e’ permesso.
I piu’ audaci al passaggio delle gip non scappano, dopo uno sbalzo continuano a far muovere i loro piedi in avanti come se nulla fosse...
Mentre cercavamo di passare il check point di Hawara, due donne, pacifiste israeliane, discutevano con i soldati per far si’ che i prigionieri nel quadrato di cemento adiacente potessero essere un minimo rispettati. Mentre il capitano controllava i nostri passaporti (li ha tenuti con se’ mezz’ora) un altro gruppo di donne, piu’ spavalde e svampite, con abiti corti, si aggirava per i casotti con bustoni di caramelle per i soldati. "Stanno facendo il loro lavoro, lo devono fare bene".
Cioe’ a dire "stanno contravvenendo ad ogni norma scritta del diritto internazionele, stanno pestando un intero popolo, senza alcun rispetto, ma vanno coccolati".
Abbiamo discusso a lungo con una di loro, stizzivano al solo guardarle, ma dovevamo mantenere la calma perche’ i nostri compagni non corressero ulteriori rischi. "Potete portare una bomba nell’ambulanza... devono controllare..."
Su per i monti i nostri occhi erano riempiti di due colori, del cielo e della terra... Gli ulivi, uniche anime vive di queste lande rocciose... Risaliamo le stradine, paesaggio infinito... sui monti non sei sicuro della direzione in cui stai andando, non sei protetto da nulla, le colonie sono ai lati bassi del cielo, in cima alle colline... Nablus stiamo arrivando...
Penso al nostro amico Maj spero verra’ da noi presto. Per uscire dalla Palestina deve passare per la Giordania. non e’ sicuro entrare in Israele, potrebbe essere arrestato, rimandato indietro... la cosa lacerante e’ che non sa cosa lo potrebbe aspettare. Per andare in Giordania Maj deve superare il chek point di Nablus, poi quello di Hebron, poi quello di Gerico, sperando che per la strada i blocchi a sorpresa non gli creino altri problemi. Dopodiche’ deve attraversare il ponte di Allenby e quindi la frontiera con la Giordania, ma per stare in questo paese i Palestinesi, terroristi(...), necessitano di un invito ufficiale. Per fortuna Maj ha li’ una sorella che puo’ occuparsi della sfiaccante burocrazia per il breve passaggio. Maj potra’ restare nel paese due settimene; se dovesse sforare la sorella pagherebbe 5000 dollari di penale. Per non parlare poi del nostro governo, che in quanto a leggi sull’accoglienza di stranieri non e’ certo da meno...
Penso a lui e a tutte le persone che qui continuano a vivere la loro vita, dando loro stessi nelle cose che fanno( parlo in particolare dei volontari che ho conosciuto al Medical Relief), e resistendo fino all’ultima goccia di sudore perche’ la propria gente possa avere una vita in cui si possa avere la liberta’ di sentirsi liberi.
Penso all’inverno, quando le stradine tra le colline diventeranno riottoli, quando i sassi diventeranno fondali di pozzanghere, quando fara’ freddo fuori...
All’inizio di questo viaggio ho iniziato a leggere la storia di un rivoluzionario sudamericano. Fugge dalla prigionia risalendo con una zattera gli affluenti del Rio delle Amazzoni, combatte vento, paura di essere scoperto, acqua e freddo... continuando a pensare: " E’ il mio corpo che ha paura, io no".
Zaitunsara

Nablus 4 agosto
Stanotte altri spari mi hanno svegliata.Dalla finestra della camera guardo nablus all’alba. E’ adagiata tra 2 colline, accerchiata dagli insediamenti israeliani. anche stanotte il silenzio del cielo e’ stato tagliato in due dagli apache israeliani. Da un lato e l’altro delle colline, si trovano basi militari israeliane. Una delle due e’ sede dei piu’ sofisticati apparecchi militari. Da li’ gli israeliani controllano ogni movimento di Nablus e dei suoi abitanti. Da li’ ogni tanto sparano per ricordare che ci sono, sempre vigili, sempre in allerta. Mister A. mi spiega che l’accerchiamento intorno a Nablus, l’ha resa una prigione di pochi km quadrati, intorno un anello con quattro check point principali, ed ancora intorno con 16 altri punti di controllo piu’ piccoli. 186000 abitanti in trappola.
La mattina ci rechiamo a casa della famiglia del dottor Kaled Salah, professore universitario (ingegnere) ucciso per errore a Nablus nella sua abitazione il 6 luglio scorso: tutti dormivano. Verso le 2 di notte, un’esplosione terribile sveglia la famiglia. La casa era circondata; i familiari impauriti si stendono abbracciandosi sul pavimento del salone. Sono con la faccia a terra, mentre tutto intorno a loro scoppia e crolla. Col cellulare di uno dei figli tentano di chiamare i soccorsi, ma nessuno riesce a raggiungere la loro casa. La madre grida che ci sono bambini. Grida "Shalom" in ebraico. Dopo un’ora e mezza gli viene urlato di uscire fuori altrimenti la casa gli verra’ demolita. La chiave non gira nella serratura, le finestre sono tutte bloccate. Con le mani alzate Mr. Kaled si avvicina alla finestra della camera da letto e chiede di far uscire la famiglia. Tre proiettili lo colpiscono, muore sul colpo; mentre la moglie grida, una figlia si accorge che anche suo fratello Mohammed 16 anni e’ stato colpito, ma che e’ ancora vivo. La madre invoca aiuto per il figlio, le urlano di stare zitta; la colpiscono, la portano via in ambulanza mezza nuda, senza consentirle di coprirsi. Nessuno ha aiutato Mohammed nonostante fosse ancora vivo. La casa e’ stata completamtne distrutta; i soldati hanno sparato su tutto. Anche sulle foto. Adesso la madre e i suoi figli sono alloggiati a casa della nonna. Le investigazioni sono top secret. Mr Kaled, si era laureato in California, aveva preso un master in Inghilterra, era un uomo accademico mai coinvolto in politica. Ha avuto la sfortuna che la sua casa fosse al piano superiore rispetto al covo di due militanti ricercati. Quando i soldati hanno freddato il professore, i due ricercati erano gia’ stati catturati ed avevano gia’ detto che nessuno del palazzo era coinvolto.
Visitiamo l’universita’ di Al Najah.
E. e S. vogliono fare un’intervista ai gruppi politici degli studenti. Ovviamente non e’ possibile, in una situazione come questa, dove gia’ ogni movimento e’ interdetto, i comitati studenteschi non possono esporsi a nessun tipo di rischio. Non e’ consentia nessuna foto, e nessuna ripresa. L’universita’ e’ fortemente politicizzata; Ovunque banchetti di propaganda delle diverse fazioni, bandiere e slogan.

Nablus, pomeriggio 4 agosto
Siamo in giardino al Mr a chiacchierare...improvvisamente tutti i volontari si alzano. Sembra che proprio qui fuori siano passate diverse jeep di soldati all’inseguimento di un tassista ricercato. In pieno pomeriggio. La strada e’ in fermento. I ragazzini tirano pietre. A noi ci fanno rientrare per non esporci a inutili pericoli. Io e Heike (volontaria del Sud Tirolo) accompagniamo J. (medico del MR) in alcune visite nel centro di Nablus per delle medicazioni a 2 ragazzi feriti. La citta’ vecchia appare molto diversa da come l’ho vista di giorno, non c’e’ quasi piu’ nessuno in giro, i negozi stanno chiudendo(sono appena le 19). Prima della seconda Intifada le botteghe rimanevano aperte fino a mezzanotte, ora viste le incursioni quotidiane dell’esercito, soprattutto serali e notturne, sono costrette a chiudere quando fa buio.
Siamo acasadi Mohammed, 15 anni. Ha 6 chiodi piantati nella gamba destra, e’ stato ferito con dei proiettili particolari che gli hanno fratturato tutta la stryttura ossea della gamba. Ne avra’ per almeno 6 mesi. E’ successo 40 giorni fa nella strada davanti casa sua, in un vicolo della citta’ vecchia. Sua madre aspetta il sesto figlio (una bambina, la chiamera’ RAMA...)Suo zio ci dice che visto che gli "ebrei" uccidono i loro figli, loro ne fanno ancora altri.
E’ un modo di resistere, per non morire. Nella famiglia di M. ci sono martiri, feriti , prigionieri.
A casa di T. Anche lui giovanissimo. 16 anni. Ferito lo stesso giorno di M. Ha 4 buchi nella coscia sinistra.nella gamba sinistra invece e’ stato reciso il tendine e tutte le terminazioni nervose, quindi non puo’ stendere la gamba. Grazie all’aiuto di uno zio che ha a Ramallah potra’ andare in Germania a curarsi. Forse. Non c’e’ nessun ospedale nella West bank che effettui operazioni di questo tipo. Il padre di T. entra con una culla nuova di zecca. Tra 2 gg sua moglie partorira’ un altro figlio, il quarto.

Mononoke e Bibi

Ciao a tutti,
eccoci qua di nuovo. Sono state due giornate pesanti. L’altro giorno e’ morto un ragazzo per un agguato israeliano nella citta’ vecchia, e altri tre sono stati feriti, di cui uno di 14 anni perche’ tirava pietre. Pare che siano entrati nella notte i soldati al centro della citta’, e che abbiano scassinato le serrature di alcune case e le abbiano occupate fino alla mattina, quando e’ successo il casino.
La situazione anche ieri e’ stata un po’ tesa, e al centro emergenze dove siamo il telefono ha squillato spesso per scontri in atto nel campo rifugiati ed in un quartiere fuori dalla citta’ vecchia. Ieri pomeriggio siamo andati con alcune ragazze a visitare uno dei campi profughi della citta’, dove la situazione e’ terrificante. Si tratta di alveari di cemento con stradine strettissime che li attraversano, con centinaia di bambini in giro che giocano tra i calcinacci. Ci viene detto che l’esercito entra praticamente ogni giorno ed ogni notte per cercare qualcuno, o semplicemente per rendere la quotidianita’ impossibile. Nella serata, con alcuni volontari del centro siamo andati in ambulanza a fare visita ad alcuni feriti, per medicarli e salutare le famiglie.
Uno di loro, lui stesso un volontario del centro, aveva una ferita sulla coscia sinistra con 32 punti, che partiva dal bacino al ginocchio, perche’ le pallottole hanno praticamente spaccato l’osso, e gli hanno dovuto mettere una barra di ferro.
Un altro ragazzo ha ricevuto due proiettili per ogni gamba, ed il nervo e’ stato reciso ed ora non puo’ piegare ne’ distendere la gamba sinistra. Tra pochi giorni, se tutto va bene, sara’ portato in Germania per essere operato, ma deve prima raggiungere la Giordania dove un parente potrebbe aiutarlo, solo che in queste condizioni, e con i check point praticamente chiusi non e’ molto semplice.
In serata gli elicotteri apache hanno sorvolato ripetutamente la citta’, e si sentivano esplosioni e spari da un quartiere un po’ fuori. La sensazione che abbiamo e’ che i volontari di questo centro siano incredibili, giovani di 15, 16, 17 anni, che rischiano ogni giorno per portare sollievo, solidarieta’, cibo, cure alle famiglie nella citta’ vecchia, che sono le piu’ colpite da queste incursioni. In questo periodo questa e’ la citta’ piu’ bersagliata, con incursioni quasi quotidiane, e comunque una forte tensione perenne. Eppure vanno avanti, la popolazione cerca di vivere nella normalita’, alzandosi, andando a lavorare, andando dal barbiere, persino organizzando barbeque sui tetti, con una impareggiabile capacita’ di reagire all’oppressione quotidiana.
Di fatto si tratta di 200.000 persone, considerando gli abitanti della citta’ e dei campi, che sono compresse in 4 km quadrati, e praticamente impossibilitati ad uscire, o comunque con molta difficolta’.
L’altro giorno, durante una manifestazione di commemorazione di sei persone uccise 40 giorni fa, si e’ avvicinato un bambino e ci ha detto: "It’s very beautiful here".
Cosa rispondergli?

Molly

NABLUS 7 AGOSTO
Oggi io e M. iniziamo il laboratorio fotografico con i ragazzi. In realta’ qui al MR c’e’ gia’ un corso di fotografia tenuto da un fotoreporter della Reuters. Mr qusini. Nel suo corso tenteremo di proporre i nostri soggetti e di organizzare uscite fotografiche con i ragazzi. Hanno dai 12 ai 17 anni, in maggioranza ragazze. Mr qusini spiega loro le inquadrature, come caricare l’apparecchio fotografico con rullino e batterie.
Al termine della lezione alcune ragazze ci invitano a visitare il campo profughi di El Ain in cui vivono. Una di loro, Ana, ci porta a mangiare nel negozio di falafel di suo zio. Veniamo accolti col solito buonumore e senso di ospitalita’. Nel negozio, sulle pareti il poster di suo zio morto martire. Un cecchino gli ha sparato dall’alto di un edificio a pochi metri dall’ospedale di Rafydie. Giriamo per i vicoli di El Ain, ovunque poverta’. Si fatica a camminare per i vicoli impastati di calce. La gente ci guarda con curiosita’ ma anche con un certo fastidio. I bambini sono aggressivi...e del resto come non comprenderli se ogni giorno la loro infanzia e’ violata dalle jeep degli israeliani. Che differenza c’e’ tra noi e i soldati? cHe ne sa un bambino?
Ana ci porta a casa sua. Nel salotto di nuovo le immagini dei martiri, quella anche di suo zio. All’uscita da casa vuole a tutti i costi portarci a vedere la tomba di suo zio. la seguiamo nel cimitero che e’ proprio in mezzo al campo.
Mononoke

GERUSALEMME 7 AGOSTO
ciao a tutti, sto cercando di dare ordine agli appunti e ai pensieri di questi giorni, due soli che siamo qui in Palestina ma intensissimi ed emozionanti.
All’aereoporto nessun problema come fossimo in qualsiasi altra parte del mondo, rimango stupita, ma come dopo tutta quella preparazione nemmeno una domandina? bah.. meglio cosi.
Arriviamo in ostello dove troviamo S. ed E. di ritorno da Nablus i loro racconti ci entusiasmano e coinvolgono. Il giorno dopo ci attiviamo con i nostri contatti.
Incontriamo I. avvocato palestinese delle cause difficili. ci racconta storie terribili di soprusi: una donna che vive ad Amman ottiene il visto per andare a trovare il padre malato a gerusalemme, e’ incinta, nel frattempo la sorella si fa saltare ad Haifa e a lei e’ preclusa la possibilita di tornare ad Amman, la fanno aspettare ore e ore sotto il sole al check point, per poi mandarla indietro, piu e piu volte, gli chiedo che senso abbia, penso che le persone indesiderate dovrebbero farle passare piu rapidamente, lui e’ d’accordo ma qui non tutto ha un senso.
Un’altra storia un ragazzo palestinese ad check point, in una discussione, da di bugiardo ad un soldato e questo gli prende la testa e gliela batte in una pietra poi con l’altra mano prende la pistola del collega (se cosi vogliamo chiamarlo) e gli spara due colpi ad una mano. Ci dicono che la presenza degli internazioanli ai check point e’ importante perche frena questi abusi. Ci parla del carcere e ci dice che gli avvocati per vedre i loro clienti sono costretti ad aspettare ore e ore, in una giornata non riescono a vedere piu di uno o due clienti, alla fine ti sfianca!
Ai detenuti e’ proibito vedere i parenti e quando escono per andare in tribunale al ritorno vengono spogliati completamente e perquisiti, per essere arrestati basta un niente c’e una formula "minaccia per la sicurezza della zona" per la quale si puo essere sbattuti in carcere per un mino di 6 mesi senza nessuna prova.
Rimaniamo un po’ sbigottiti dai suoi racconti e decidiamo di concederci il pomeriggio da turiste, nel quartiere ebraico ci azzardiamo anche a parlare con due soldati israeliani, sono poco piu che ragazzini, si avvicinano loro, all’inzio tengono al parte che loro odiano i palestinesi, ma fanno quasi tenerezza con quei visi dolci, mi tornano in mente le parole di Gianna che non crede che gli israeliani siano tutti sterminatori, e’ indubbiamente vero, gli chiedo perche hanno scelto quel lavoro e mi dicono che non l’hanno scelto ma che per tre anni non glielo leva nessuno, alla fine ci hanno detto che sperano che la prossima volta che veniamo possiamo vedere il paese in pace.
Lo speriamo anche noi...mi verrebbe di dirgli ribellatevi a questa follia, facciamolo tutti insieme, ma taccio non vorrei essere denunciata subito...
Il tramonto sui tetti e’ bellissimo alle 19.30 tutti i musulmani pregano e rimbomba su tutti i tetti.

Falsaf

NABLUS, pomeriggio 7 agosto
mentre siamo ralassate a chiacchierare nel giardino del MR sentiamo il rumore di un aereo che sorvola le nostre teste....
Ci spiegano che e’ un aereo senza pilota che vola sopra la citta’ per individuare obiettivi specifici:dopo il suo passaggio in genere, ci dicono i volontari, succede sempre qualcosa...un’invasione, una bomba mirata su qualche edificio, la cattura di qualche ricercato...
Improvvisamente alcuni volontari del MR partono con un’ambulanza. 2 jeep di soldati israeliani sono entrate nel campo di Balata, i ragazzini tirano pietre.
M. va con loro. Mi racconta la tensione di quello che ha visto, l’ansia di non sapere quello che accadra’ di li’a poco...

Questo e’ il racconto di M.:
due jeep sono entrate a balata solo per provocare: i ragazzini tirano pietre allora i soldati sparano in aria e lanciano lacrimogeni.
Alcuni internazionali degli ISM si interpongono tra le jeep e i bambini. Sono 6, hanno striscioni con su scritto "stop killing balata children". Per fortuna non c’e’ nessun ferito. Le jeep vanno via. Nessun soldato e’ sceso dalla jeep. E’ una scena che si ripete ogni giorno, i soldati entrano, stanno mezz’ora, un’ora, due ore. Le emozioni di M: rabbia, impotenza, paura. L’impotenza di non sapere quello che accadra’, la paura ....la rabbia per i diritti violati.
Le ambulanze sono tornate al MR ma e’ una serata movimentata. Il telefono qui al centro squilla continuamente. Sembra che una luce dalle colline stia perlustrando Balata. Poi arriva la notizia che 10 jeep siano in giro per Rafydia (quartiere di Nablus)..le jeep sono ferme all’incrocio con al Naja University.
Dopo ancora pochi minuti ci avvertono che insieme alle jeep ci sono anche due mezzi blindati.
Alle 22 lasciamo il Mr per andare a casa. Sulle nostre teste fino a tardi gli Apache sorvolano la citta’. Sentiamo 2 grandi esplosioni e le sirene delle ambulanze.
Ancora una volta andiamo a dormire senza sapere cosa avverra’ nella notte. Per noi e’ questione di 15 gg, di un mese, al massimo due. Ma questa e’ la vita quotidiana di Nablus e dei suoi abitanti.

Mononoke e Bibi

Nablus, 9 AGOSTO

Due giorni fa i soldati hanno occupato il piano superiore di una casa di fronte al campo profughi di Balata, ovviamente dicono loro per tenere la situazione sotto controllo. La sensazione netta che si ha e’ che l’unico vero obiettivo sia rendere la vita quotidiana impossibile, creando una tensione permanente ed un senso di insicurezza che cerca di rompere i legami all’interno della societa’ civile palestinese.
Ebbene, da due giorni un numero all’inizio imprecisato di soldati tenevano in ostaggio tre persone all’interno della casa, una signora di 60 anni, suo marito di 65 ed il figlio. Motivo? Per occupare una casa senza paura di ripercussioni bisogna avere un potere ulteriore delle armi. E tenere in ostaggio una famiglia rappresenta una garanzia. Con un gruppo di internazionali, ed alcuni volontari del centro siamo andati sotto la casa, dove erano raggruppati da due giorni i parenti della famiglia, che da altrettanto tempo non riuscivano a comunicare con l’interno della casa. E’ anche questo il modo con cui i soldati
agiscono, nel silenzio, cosi’ che la gente non sa cosa aspettarsi, se i parenti sono ancora vivi o no, se i soldati sono ancora dentro o no, tende chiuse e nessuna risposta.
Ci viene chiesto di fare sapere ai soldati che ci sono internazionali all’esterno, spiegando che chiediamo solo che il personale medico e paramendico sia autorizzato a visitare i due genitori piu’ anziani, uno diabetico ed uno anemico. Nessuna risposta.
Cerchiamo di spiegare, parlando a vuoto ai soldati barricati all’interno, che non rappresentiamo nessuna minaccia per loro, e che vogliamo solo tranquillizzare i parenti sullo stato di salute dei familiari.
Nessuna risposta.
Da una finestra aperta della casa si vede solo un divano spinto contro la porta, ma anche da li’ non riusciamo a sentire nulla. Nessuno risponde, non ci dicono di andarcene o di restare. Proviamo piu’ volte a bussare, chiamando il capitano del commando e chiedendogli solo cinque minuti per parlare. Nessuno risponde. Nel frattempo ovviamente arriva un’emergenza. Due jeep sono entrate davanti al campo di Balata e sono scoppiate le sassaiole dei bambini. Andiamo sul posto per soccorrere eventuali feriti che questa volta, per fortuna, non arrivano, nonostante le due jeep rispondano ai sassi dei bambini di 5, 6, 7 anni con proiettili altezza uomo.
Sembra assurdo, una scena incomprensibile. Perche’ le jeep stanno li’ a prendersi le sassate, provocando i bambini con le continue sgommate avanti e indietro? Non capisco.

Nel frattempo nella casa occupata e’ riuscito ad entrare il dottore del centro, per controllare la famiglia. E ovviamente i soldati hanno pensato bene di prendere in ostaggio anche lui e due internazionali. Siamo stati nell’ambulanza davanti alla casa per circa un paio d’ore, aspettando notizie del dottore. Intanto le jeep andavano e venivano, ci dicono per bloccare la zona e recuperare il commando nella casa. Mi sembra tutto un po’ illogico, occupare una casa, barricarsi dentro per due giorni, chiudendo la famiglia in una stanza senza acqua ne’ cibo ne’ aria ne’ bagno (cosi’ ci dice il dottore dopo il suo rilascio), e poi mobilitare una decina di jeeps per farsi liberare. Non capisco.
Molly

Nablus, 10 AGOSTO

mattina ore 10: Ci rechiamo al Palestinian Prisoner society, un’associazione che lavora in West bank e Cisgiordania dal 1993 occupandosi dei bisogni e delle condizioni dei pridgionieri palestinesi nelle carceri (israeliane ovviamente) e portando sostegno alle famiglie dei prigionieri.
Le prigioni sul teritorio israeliano sono 11, non ci sono invece prigioni ufficiali sul territorio palestinese, ma solo punti di detenzione, dove vengono temporaneamente tenuti gli arrestati, prima di essere trasferiti; si tratta di campi militari (spesso tende) ed in genere ogni citta’ ne ha uno. E’ un’associazione che a livello locale si coordina con i comitati nazionali che rappresentano tutti i partiti politici e con associazioni umanitarie palestinesi; a livello regionale ha relazioni con diverse associazioni a difesa dei diritti umani.
Rappresentano inoltre tutte le famiglie indipendentemente dall’appartenenza politica dei prigionieri.
Solo da Nablus ci sono almeno 1400 prigionieri: non possono ricevere visite dalle loro famiglie; tra tutte le famiglie che aderiscono all’associazione ce ne sono 50 che sono tra le piu’ attive, molte altre non partecipano alle iniziative perche’ hanno sfiducia generale nei confronti delle istituzioni, siano esse politiche che non.
Da meta’ agosto i prigionieri coordinati dall’associazione hanno deciso che aderiranno ad uno sciopero della fame di massa e sono disposti a rischiare la morte fino a quando le autorita’ israeliane non prenderanno in esame alcune tematiche riguardanti i loro diritti umani (casi dei bambini in prigione, casi di prigionieri politici da lungo tempo, celle di isolamento, il diritto a ricevere le visite dalle loro famiglie, l’idea di fare un documentario sulle loro condizioni).
Il 4 settembre sara’ la giornata di solidarieta’ internazionale per i prigionieri politici palestinesi. All’associazione ci chiedono la solidarieta’ da parte dei nostri governi o delle associazioni civili con cui siamo in contatto.
Lo sciopero della fame avverra’ in questo modo: la prima settimana i prigionieri si priveranno di cibo continuando a nutrirsi di soli liquidi e zuppe.
Poi dalla seconda settimana toglieranno ogni liquido per rimanere con poca acqua e sale.
Quando lo sciopero inizia, ci racconta un responsabile, in genere gli isrealiani fanno di tutto per rompere l’unita’ del gruppo e fiaccare psicologicamente i detenuti: aumentano il conteggio giornaliero dei carcerati costringendoli ad uscire dalle celle piu’ volte al giorno; cucinano il loro cibo davanti ai detenuti e altro.....
L’associazione si appoggia a un comitato di avvocati israeliani e palestinesi che cooperano tra di loro; la maggior parte delle sentenze viene data nella military court di Salam, vicino Jenin. In generale nessun avvocato palestinese puo’ rappresentare un prigioniero per questo e’ necessaria la presenza di avvocati israeliani che hanno accesso alle corti.
Risorse dell’associazione: la ANP fornisce 200 shekels (40 euro) al mese per ciascun detenuto e questo avviene da dopo l’inizio dell’intifada, periodo in cui l’associazione ha fatto molte pressioni sull’autorita’ palestinese.
Ovviamente le famiglie pagano somme extra.
Mentre parliamo col responsabile dell’associazione sentiamo il ronzio degli Apache sulle nostre teste.
Spari, ambulanze che corrono dappertutto. Ci sono scontri nella citta’ vecchia e nel centro citta’.
Alle 17 il taxi ci lascia nella old city. Ovunque pietre. tantissime, migliaia, di tutte le dimensioni.Non ci sono i soliti venditori ambulanti, i negozi del suk sono per la maggior parte chiusi e anche i vicoli sono deserti. Sono pieni di pietre e barricate improvvisate. Ci rendiamo conto chec’e’ un’atmosfera particolare ma non sappiamo esattamente cosa sia accaduto.Si sente nell’aria che c’e’ qualcosa di diverso dal solito....
Quando torniamo al Medical Relief veniamo a sapere che i soldati hanno invaso la citta’ vecchia per tutta la mattina, come in effetti ci avevano detto. Le jeep sono andate avanti e indietro per i vicoli distruggendo alcune botteghe. Alcune abitazioni sono state occupate. Nella mattinata un ragazzo e’ stato ferito nella consueta sassaiola degli shebab (ragazzi) contro le jeep. All’ora di pranzo sulla rotonda in centro sono scoppiati altri scontri:xun ragazzo e’ stato ucciso, con un colpo solo a 1 cm sotto il cuore. Si chiamava Salim Omar Al Qusa, aveva 17 o 18 anni. Il bilancio del 10 agosto e’ di 18 feriti. I 3 ospedali della citta’ sono pieni. I volontari del MR sono esausti, lavorano da 9 ore senza sosta.
Prima di sera ancora scontri a Balata. I volontari del MR ci chiedono di accompagnarli. La gente del campo sembra continuare la propria vita quotidiana come se nulla fosse. Questo mi sconvolge. Le mamme portano in giro i loro bambini, fanno la spesa, qualcuno beve il te , qualcuno e’ dal barbiere, altri chiacchierano.
A 200 mt pero’ le jeep dei soldati vanno avanti e indietro, provocando lanci di sassi e scompiglio tra i ragazzini.
Le ambulanze ad ogni angolo della strada a motore acceso attendono che accada qualcosa. E’ un’attesa che dilania, dal mio punto di vista: attendere che qualcuno sia ferito, che una casa sia occupata o peggio che ci sia un morto da portare via....
W. uno dei volontari ci dice che i soldati hanno occupato 2 case. Quattro volonatri italiani si recano nella prima casa. Chiedono di parlare con i soldati, di sapere se chi vive in quella casa sta bene. Nessuna risposta. Se sono all’interno, i soldati hanno deciso di non comunicare con noi. M. e G. si prendono addosso delle pietre lanciate da alcuni ragazzi all’improvviso arrivo di una jeep.
E’ difficile tenere sotto controllo la situazione, difficile non abbandonarsi al panico. Lasciamo la casa.
Alla seconda abitazione si tenta nuovamente con le urla...siamo internazionali vogliamo avere notizie della famiglia che vive in questa casa...Prima nessuna risposta, poi escono i militari, ci dicono di andarcene entro 5 minuti, altrimenti ci manderanno via con altri mezzi.......Non fa nessuna differenza per loro che siamo o no internazionali.
Puntano i fucili addosso ai due volontari palestinesi che ci accompagnano. Mentre le jeep sono ancora a Balata torniamo al MR......il senso di impotenza che ci assale e’ uguale per tutti noi, francesi e italiani. Alcuni di noi sono sconvolti da quello che e’ accaduto..........Ci sediamo nel giardino del MR a parlarne.......
Mononoke

Nablus, 11 agosto 2004 le cose si stanno facendo sempre piu’ tese in questi giorni. Putroppo si stanno intensificando le incursioni dei soldati, soprattutto al campo di Balata e nella citta’ vecchia. Ieri e’ morto un altro ragazzo di 17 anni, colpito da un proiettile ad un centimetro dal cuore. E’ morto in sala operatoria. Durante gli scontri di ieri i feriti sono stati 26. I soldati continuano ad occupare impunemente case, tenendo le famiglie in ostaggio per giorni, chiuse in una stanza della casa senza aria ne’ cibo, a fare incursioni violente nel centro della citta’ rispondendo con proiettili ai sassi. Dicono che usano proiettili di gomma. Bene, ieri mattina siamo andati a visitare l’ospedale, ed abbiamo visto le lastre di chi e’ stato colpito, ferito o ucciso dai proiettili di gomma. Abbiamo anche visto i proiettili di gomma tirati fuori dai corpi degli uccisi dai medici in sala operatoria. Cilindri di gomma pesantissima, di un paio centimetri di diametro, alti altrettanto. E ancora, frammenti metallici di proiettili, ed anche proiettili che esplodendo rilasciano decine di chiodini di ferro che si sparpagliano per il corpo. E ancora lastre di anziani a cui sono state spaccate le ginocchia a forza di sassate, con il dottore che ha trovato frammenti di erba e stoffa all’interno del corpo, penetrati con le sassate date da vicino. Ieri ci e’ stato chiesto di provare a visitare una famiglia la cui casa e’ stata occupata dai soldati, per vedere se stavano bene. La casa era dietro il campo di balata. Tre di noi internazionali, insieme a due volontari del centro abbiamo provato a bussare, suonare, ma ancora una volta solo silenzio. E’ frustrante per noi, che lo viviamo da pochi giorni. Inutile commentare cosa si puo’ provare vivendo quotidianamente soprusi e frustrazioni. Comunque, abbandoniamo disillusi la prima casa e ci dirigiamo verso la seconda, sempre a Balata. Lungo il percorso ci sgomma davanti una jeep, e ci grida di andarcene. Proviamo gentilmente a spiegare che non siamo in nessun modo un pericolo per loro, una volta di piu’ vogliamo solo vedere la famiglia, sapere se hanno bisogno di pane o latte o medicine. "This is property of the army. You can’t come in". Diciamo che dobbiamo occuparci delle famiglie, almeno sapere se stanno bene. "The army takes care of them". Inutile continuare visto che e’ evidente che non ci faranno passare. Uno dei volontari palestinesi cerca di spiegargli in ebraico che abbiamo bisogno di vederli solo cinque minuti. Il biondino diciottenne che imbraccia un M16 molto piu’ pesante di lui gli spinge il fucile nello stomaco gridandogli che e’ meglio che ce ne andiamo o ci fa andare via lui. Non c’e’ nulla da dire o da descrivere di piu’. Come spiegare la rabbia nello stomaco, l’umiliazione, il senso di impotenza, la frustrazione, la stanchezza, l’impossibilita’ di difendere i palestinesi da queste umiliazioni quotidiane, con loro che si preoccupano di difendere noi, e si fanno scudo davanti a noi, qualsiasi cosa succeda. Come riuscire a spiegare a tutto il mondo che qui ha proprio sbagliato direzione, che le cose stanno girando per il verso sbagliato, che ci sono centinaia, migliaia di bambini (esattamente 600 parti al mese) che conoscono solo i rumori delle jeep, che si svegliano di notte per le bombe e gli spari, che interiorizzano la violenza ogni mattina, pomeriggio e sera, che sembrano bombe inesplose e che hanno gli occhi piu’ grandi che abbiamo mai visto. Stamattina c’e’ stata la seconda lezione di inglese. Ho disegnato un cuore sulla lavagna e ho chiesto alle bambine di dirmi tutte le parole che venivano loro in mente. L. ha fatto la foto alla lavagna cosi’ ve la faremo vedere presto. Molly

11 AGOSTO 2004
siamo alla seconda lezione di inglese (dalle 12 alle 14). Mi unisco al corso per aiutare G. di Roma. Abbiamo una classe di 12 ragazze e 3 ragazzi. Inizialmente alcune ragazze preferirebbero partecipare ad un corso di solo sesso femminile, poi si convincono a partecipare al corso gia’ avviato. (tra l’altro e’ lo staff del MR a mediare visto che uno dei loro obiettivi e’ "alleggerire "il distacco tra i 2 sessi e facilitarne l’integrazione.) Il corso di inglese sembra procedere bene:CI SONO VENUTE DIVERSE IDEE E VISTO CHE IL LIVELLO E’ PIUTTOSTO OMOGENEO(tranne i 3 ragazzi)pensiamo che il lavoro che possiamo fare dara’ buoni frutti.Gli studenti sono molto entusiasti, vogliono intervenire, vogliono sapere di noi. Facciamo un gioco introduttivo per presentarci e per creare integrazione tra la classe e noi. Poi passiamo ai disegni per dare libero sfogo alle immagini che vengono loro in mente, alle parole che conoscono o vorrebbero conoscere. Da questi disegni nella prossima lezione nascera’ una storia. Il corso si svolge 3 volte a settimana. Il laboratorio di foto iniziato con M. invece procede un po’ a rilento. Purtroppo infatti viste le crescenti incursioni dei soldati e’ stato praticamente impossibile negli ultimi 4 gg fare delle uscite fotografiche. Quindi aspettiamo per ora il sabato mattina quando ci sara’ il secondo incontro con il fotografo Reuters che tiene il corso. L’idea e’ di preparare una photo gallery qui al centro del MR e infine io vorrei portarmi in Italia i negativi di alcune foto dei ragazzi per proporre a Roma una mostra. Per quanto riguarda R., come gia’ detto sta tenendo un corso di judo pressoche’ giornaliero con 2 gruppi, volontari MR e bambini. Il riscontro da parte dei 2 gruppi e’ sicuramente positivo visto che la partecipazione e’ numerosa. R. dice che un corso cosi’ andrebbe organizzato anche a Balata per riuscire a canalizzare l’aggressivita’ di questi bambini ogni giorno violati dalla presenza israeliana. E’ un’idea alla quale dovremmo pensare visto che a Balata i bambini passano la maggior parte del tempo per strada a vagare e aspettare l’arrivo delle jeep. All’ora di pranzo accogliamo i nuovi arrivati: le 3 fiorentine. Ora di pranzo: in centro vicino al Jasmeen hotel ci arriva la notizia che i soldati hanno occupato un’abitazione da ieri e che non si hanno notizie delle 2 donne anziane che vi abitano. Ci rechiamo sul posto: all’incessante battere e suonare alla porta nessuno risponde. I camerieri del Jasmeen sono convinti che i soldati siano ancora all’interno. I vicini confermano di non avere notizie delle 2 donne da 2 gg, non rispondono al telefono. Dopo mezz’ora di attesa di una risposta da dentro l’appartamento ce ne andiamo. Questo pomeriggio a Balata c’e’ stato un morto. Invasioni , spari, sassaiole. Non abbiamo notizie ne’ sull’identita’ ne’ sull’eta’ del ragazzo deceduto.

Ancora scontri nella citta’ vecchia. Alcuni volontari francesi con W. e L. si recano presso un’altra abitazione occupata, su un lato della collina. I soldati occupano questa casa regolarmente ogni settimana perche’ ha una vista strategica su tutta la citta’ vecchia. Gli internazionali e i volontari del MR avvertono i soldati che resteranno fino a quando non avranno notizie sulla salute degli "ostaggi", 17 persone sono infatti prigioniere da ieri. Un ragazzo palestinese minaccia di gettarsi nel vuoto da una finestra. Dopo un’ora i soldati abbandonano la casa. Sono 8: vengono a prenderli con le jeep. Promettono alla padrona di casa che torneranno presto, "you have a beautiful house" le dicono andandosene. Mononoke

Qui la situazione e’ pesantissima, ci sono morti e feriti tutti i giorni. Gli israeliani hanno inaugurato una nuova linea chiamata continuos pressure (non so se scritto bene ma l’idea e’ quella) piu’ volte al giorno fanno incursioni a Balata nel campo profughi e sparano all’impazzata. Ora hanno preso di mira un paesino fuori da Nablus: Beit Fourik, stanotte hanno buttato giu’ un palazzo, facendo fare una brutta fine a quelli che erano dentro. A Nablus occupano le case, vale a dire entrano, relegano in una stanza tutta la famiglia, e li tengono li’ senza mangiare senza bere senza andare in bagno per giorni. La violenza e l’umiliazione che deve subire questo popolo e’ devastante, eppure loro reagiscono sempre con la vita, non so come facciamo, riescono a ridere a scherzare a fare spettacoli per bambini, un paio di giorni fa siamo andati con il M.R. ad uno spettacolo preparato per i bambini, abbiamo gonfiato e distribuito palloncini, sembrava stessimo distribuendo oro per quei bambini. I bambini sono tantissimi, l’arma demografica e’ potente, fanno figli a go-go, glieli uccidono e loro li rifanno. Il senso di precarieta’ della vita e’ inimmaginabile. FsF

12 AGOSTO 2004
M. e’ in partenza, insieme al gruppo di francesi. Parte oggi per Qalquilya, da li’ tornera’ poi a Ramallah e ancora Gerusalemme da dove fara’ vari giri. Mi prende il magone:con lei ho condiviso tutto, dall’ansia dell’interrogatorio al Ben Gurion, la vista dei primi soldati armati, la citta’ santa e il suo misticismo, i primi giorni qui a Nablus, le uscite con le ambulanze a Balata. Per fortuna il programma della mattinata e’ leggero: M. volontario del MR ha invitato me e R. a visitare il suo piccolo negozio (alimentari). E’ su un lato di una delle colline, vicino alla casa di Ala’ vista spettacolare su nablus. Si vede la moschea, l’orologio, la citta’ vecchia con il suk...poi la periferia con i palazzoni che si estende tutta intorno. Poi e’ la volta della casa di R. in realta’ lei vive a Tulkarem con la sua famiglia ma l’estate la passa qui a Nablus da sua nonna, una donna robusta con degli occhi azzurri e lineamenti cosi’ delicati che quasi non sembra araba...La casa di R. e’ una delle piu’ antiche abitazioni della citta’ vecchia...stanze grandi, soffitti altissimi, volte a crociera, balconi terrazzati. Ci si apre un altro mondo quando i ragazzi ci portano a fare un giro sui tetti: siamo nel cuore di Nablus, dall’alto e’ tutta un’altra cosa. Edifici antichi, alcuni cadono a pezzi perche’ danneggiati dalle invasioni....il cuore di Nablus e’ stato danneggiato gravemente nel 2002 e lo e’ tutt’ora.

Torniamo al MR. Da stamattina c’e’ il coprifuoco a Balata. I volontari sono tutti li’. I soldati oggi hanno sparato sui ragazzini che tiravano pietre. Ancora feriti. Hanno tentato di arrestare W, volontario del MR. Gli italiani che sono stati a Balata sono tornati indietro perche’ il livello di pericolosita’ andava aumentando. Su Internet sfoglio i giornali italiani...trovo la notizia dell’attentato al posto di blocco tra gerusalemme e Qalandya.... Nessuna notizia pero’ sul crescente livello di violenza degli israeliani in questi giorni a Nablus: nessuna notizia dei morti di questi 4 giorni, ne’ dei feriti, ne’ delle invasioni quotidiane. Dalla prima settimana che sono qui ho visto crescere il livello di tensione dei volontari. Le ambulanze sono sempre fuori, i volontari lavorano anche 2 gg consecutivi senza dormire. Questa e’ Nablus e io non ne trovo notizia su nessuna testata internazionale ne’ tantomeno italiana. E mi chiedo perche’ debba essere cosi’....A livello militare da parte israeliana l’operazione su Nablus di questi giorni e’ stata definita "continuos pressure".......eppure nessuno ne parla.......

Alle 18 la situazione e’ piu’ tranquilla. Si decide di andare tutti a un grande party organizzato per i bambini di Nablus. Vi partecipano tutte le organizzazioni presenti sul territorio: MR, Mezzaluna rossa, Project Hope, Human Support. C’e’ anche un piccolo gruppo di tedeschi di un circo di berlino a cui si e’ aggiunto A. un ragazzo di Como. Centinaia di ragazzini di tutte le eta’.....Ipereccitati......Un altro momento di normalita’, di serenita’....Gonfiamo centinaia di palloncini colorati...Mentre li distribuiamo si scatena il panico...E’ difficile tenerli seduti, sono abituati alla strada, sono a volte aggressivi anche tra di loro. Una delle ambulanze riparte di corsa. Verso Balata. Di nuovo i soldati nel campo. Torniamo al MR a fine serata.

Parlo con J. guida le ambulanze qui al MR. Non vede sua moglie ne’ le sue 3 figlie da 2 giorni. L’anno scorso nel periodo del coprifuoco ha dormito al MR per 9 giorni di seguito senza vedere la sua famiglia. Oggi al party si era travestito da pagliaccio...Dice che vorrebbe andare ogni venerdi al parco vestito da coniglio per fare divertire i bambini... Mi commuovono le sue parole....Quest’uomo di un metro e ottanta lavora piu’ di 12 ore al giorno, si e’ vissuto la prigione, piu’ volte al giorno raccoglie morti e feriti, ha la responsabilita’ del suo staff, vive in una citta’ dalla quale forse non uscira’ mai e ha ancora voglia di far ridere le sue figlie e i figli degli altri travestito da coniglio. Non riesco ad abituarmi alla forza di questa gente.

Mononoke

Nablus 15 Agosto 2004

ciao a tutte/i, siamo a nablus da cinque giorni e la situazione e’ andata ogni giorno degenerando. Al momento la citta’ e’ occupata. gia’ da qualche giorno i soldati avevano cominciato ad occupare le case soprattutto quelle sulla montagna per controllare meglio la citta’. Noi internazionali del Medical Relief cerchiamo di portare il cibo e medicine alle famiglie rinchiuse dai soldati in una stanza per giorni, e quando possibile, si tenta di farli andare via. Come potete immaginare la situazione non e’ semplice da gestire, ci puntano il fucile e ci minacciano e spesso siamo costretti ad andare via. Per darvi un’ idea della situazione vi raccontiamo alcuni episodi che qui sono all’ordine del giorno.

Siamo nella citta’ vecchia. Sentiamo gli spari. Andiamo verso l’angolo verso dove abbiamo visto venire il fumo, aspettiamo un po’ cercando di capire cosa sta succedendo. Prima passa una jeep e poi arriva il blindato. La strada si svuota. Fa manovra e si dirige velocemente verso di noi internazionali per spaventarci. Noi restiamo fermi. Esce fuori la testa di un soldato che ci minaccia : "Andatevene via o vi ammazzo tutti, figli di troia!" Continuiamo a restare fermi. A quel punto il blindato si gira e se ne va. Intanto i ragazzini ( piu’che altro bambini) intorno a noi si preparano all’ assalto e raccolgono le pietre da terra. Di nuovo torna il tank, di nuovo si ferma davanti a noi e ci punta contro il fucile, noi restiamo li’ e mentre se ne va tira fuori una mano con il dito medio alzato. I bambini iniziano l’intifada, e i soldati rispondono con gli spari. Noi scappiamo nei negozi, purtroppo la nostra presenza non gli impedisce di aprire il fuoco. FsF (Chia)

16 Agosto 2004
Qui la situazione e’ precipitata, nella nottata Nablus e’ stata invasa. Nella nottata sono arrivati tank e jeep e hanno occupato la citta’ dichiarando il coprifuoco. Stamani ci siamo divisi in gruppi per andare in giro e cercare di riparare alle necessita’. La prima uscita l’abbiamo fatta ad una casa occupata, una donna di 65 non rispondeva al telefono, siamo andati a vedere con due volontari del M.R., facendoci sentire in modo forte e chiaro dai soldati israeliani, io e S. siamo riusciti a farci aprire la porta e a portare via con noi la donna che ci ha ringraziato per una buona mezz’ora, certo lascia in casa sua i soldati. Poi abbiamo cominciato a girare per la citta’ sperando di fare da deterrente, temo con scarso successo. Fuori un paesaggio apocalittico, tutti i negozi chiusi, nessuno per la strada, solo noi gli unici a cui non sparano e il M.R., oggi nessuno ha potuto lavorare, andare a scuola, vendere e comprare, al contrario girano i tank israeliani, sono tantissimi, si fermano nei punti in cui ci sono i ragazzini per provocare, loro gli tirano le pietre (contro un tank vi potete immaginare con quali risultati) e i soldati gli sparano. I palestinesi fanno barricate con tutto, bidoni, cucine a gas volate dalla finestra, scatole, quasi patetiche di fronte a un tank. E’ una guerriglia, i palestinesi stanno facendo la loro resistenza e il mondo li ignora quando peggio li giudica. Riusltato un morto per ora e decine di feriti. Il morto gli hanno fatto crollare la casa addosso. Non esiste nessuna ragione perche’ facciano irruzione in una citta’ palestinese, la devastino facciano morti e feriti se non quella di conquistarla. Impossibile prevedere i giorni futuri, se pensate che stamani dovevamo andare ad una manifestazione di donne! Ieri e’ cominciato lo sciopero della fame dei detenuti del carcere centrale. Protestano contro una situazione descritta come nelle carceri irakene. I prigioneri (vi assicuro che qui basta poco per diventarlo) non sono nutriti, ne’ curati, non possono vedere parenti, ne’ avvocati, non se ne sa nulla per mesi, li torturano. Ieri siamo andati all’inizio della manifestazione per sciopero che sara’ alla morte, e gli israeliani dicono che lo faranno comparire come morti e basta non politiche, ho cercato di stringere piu’ mani possibili delle donne che mostravano foto dei loro figli mariti inprigionati, per infondere loro un po’ di solidarieta’, alla fine ero piu’ commossa io di loro. Avevamo deciso di scrivere un comunicato da diffondere tutti insieme, qui siamo una decina di italiani, poi il precipitare della situazione non ce lo ha permesso. FsF (Sil)

La citta’ e’ sotto assedio. Sono entrati verso le tre e mezza di notte con jeep, carri armati e blindati, hanno occupato varie case nella citta’ vecchia e intorno, e hanno annunciato il coprifuoco assoluto nella citta’ vecchia. Verso le 8 stamattina, quando ci siamo svegliati, c’erano davanti casa alcune jeep e due carri armati. Dalla finestra abbiamo visto alcuni volontari del centro che passavano a piedi, e quando le jeep si sono spostate ci siamo uniti a loro. Infatti in questo momento solo alle organizzazioni mediche e’ piu’ o meno permesso di passare, ed a parte i bambini sparpagliati per i vicoli, la citta’ e’ deserta. Al centro della citta’ stamattina ci sono state sassaiole a cui i soldati continuavano a rispondere con spari. Verso le due ci siamo avviati verso un quartiere della citta’ per fare presenza, come volontari e come internazionali, nel caso ci fossero operazioni. Mentre camminavamo c’e’ stata un’esplosione che proveniva giu’ dalla citta’ vecchia. Ci hanno gridato che c’era un ferito, ci siamo messi a correre in quella direzione, e quando siamo arrivati la famiglia lo stava trascinando fuori dalla casa su una coperta, abbiamo cercato l’ambulanza, e mentre quella del nostro centro e’ stata fermata e quindi ritardata dai soldati, ne e’ arrivata un’altra che lo ha portato di corsa all’ospedale. Quando la nostra ambulanza e’ arrivata abbiamo seguito il ferito, ma quando siamo arrivati era morto. Praticamente hanno fatto esplodere un palazzo, nel quale lui abitava con la famiglia, e gli hanno sparato due colpi dentro casa. Aveva 32 anni. Un parente, che e’ venuto con noi in ospedale, quando lo ha visto morto ha gridato nel modo piu’ straziante che abbia mai sentito.

Nel frattempo in citta’ stavano facendo le solite scorribande per prendersi le sassaiole, aumentare la tensione, provocare i bambini ed avere la giustificazione (qualora ancora ne cercassero una) per sparare. In piu’ sono arrivati i bulldozer, che hanno tutto il giorno spalato tutto cio’ che si trovavano davanti per buttarlo in mezzo alla strada e barricare le strade principali. Cosi’ Nablus oggi appare di nuovo, se non peggio, come l’avevo vista a dicembre, copertoni e cassonetti infiammati, sassi ovunque, jeep e blindati sparpagliati per la citta’, alcuni carri armati a presidiare le entrate della citta’ vecchia, e centiaia di bambini sui tetti. Qui dicono che se hanno barricato le strade hanno intenzione di far durare questa operazione a lungo. La cosa peggiore e’ che hanno occupato alcune decine di case, ed i cecchini sono appostati alle finestre. Hanno ferito parecchi ragazzi sparando alle gambe, e le ambulanze, oggi, hanno girato senza sosta tutto il giorno. Non riesco a fare commenti di alcun genere che non suonino scontati o superficiali. In questo momento riesco solo a pensare alle facce della moglie e dei bambini dell’uomo che e’ morto, mentre cercavo di rassicurarle dicendo che sarebbe andato tutto bene.
Che idiota.
Nonostante tutto, e non so come, a mezzogiorno le mie ragazzine del corso d’inglese erano al centro ad aspettarmi per fare lezione, e quindi mi sono precipitata a raggiungerle. Abbiamo parlato del coprifuoco, ho chiesto di raccontarmi come si sentivano, i loro sogni, speranze, obiettivi. Non so se sia stato piu’ straziante assistere all’omicidio, o guardare loro negli occhi mentre raccontavano.

Molly

Mercoledì 18 agosto 2004 00:00 Ramallah - Manifestazione in solidarietà ai detenuti in sciopero della fame

Ore 17.30 - La manifestazione si è conclusa con una forte risposta da parte dell’esercito israeliano. Il senso che aveva assunto la marcia verso il check point, oltre alla solidarietà rispetto ai detenuti politici in sciopero della fame, era quello di denunciare anche lo  (...)

Martedì 17 agosto 2004 00:00 17 agosto - Qalqilia e Jayyous

Qalqilia é l’unica città già completamente circondata dal muro, strategia che é stata applicata in quanto rappresenta un punto strategico per la ricchezza di risorse idriche: ne possiede infatti il 53% di quelle palestinesi, di queste il 25% viene sottratto dagli  (...)

Domenica 15 agosto 2004 19:40 15 agosto - Inizia lo sciopero della fame dei detenuti palestinesi

Oggi 15 agosto inzia lo sciopero della fame ad oltranza voluto dai prigioneri palestinesi, per protestare contro le condizioni disumane e gli abusi che rappresentano la quotidianita` nelle carceri israeliane. Lo sciopero della fame e’ una estrema forma di protesta che i  (...)

Sabato 14 agosto 2004 19:50 14 agosto - Hebron

Dopo alcuni check point siamo arrivati alla sede del Medical Relief di Hebron, nel sud della Palestina, che si occupa in particolare del diritto alla salute della popolazione palestinese, diritto che viene palesemente violato. Ci ha fatto da guida per la citta’ Ramadan,  (...)

Venerdì 13 agosto 2004 00:00 13 agosto - Betlemme e campo profughi di Deehisha

La presenza/attiva continua con una visita a Betlemme e al campo profughi di Deehisha. Impieghiamo parecchio tempo per il tragitto: il check point di Kalandya, dopo l’attentato degli scorsi giorni, e’ chiuso; nel percorso alternativo vediamo molto bene il muro e le  (...)

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