Orario da definire
Assemblea dei movimenti studenteschi.
Ore 18.00
Narmada on the beach: Proiezione del film Drowned Out di Franny Armostrong (Prod. Spanner Films, 75’, 2002).
A seguire: C’era una volta una valle, aggiornamento sulla situazione attuale e sulle iniziative possibili, a cura di Daniela Bezzi (Festival Cinemambiente di Torino).
www.narmada.org
Ore 21.00
Incontro con il regista Guido Chiesa.
Proiezione del film-documentario
Alice è in paradiso
Ore 23.00
Cocktail con Niccolò Ammaniti e Lorenza Indovina
Proiezione del cortometraggio: Ad occhi aperti di Lorenza Indovina
Introduce Roberto Ferrucci
[ ascolta ]
ore 00.00
Corto in Festa
Proiezione dei cortometraggi dello Sherwood Festival
A seguire dj/set
DJ Mario (rock anni ’70)
Alice è in paradiso
Per 25 anni, Radio Alice è rimasta la "radio degli autonomi", la voce degli scontri che sconvolsero il capoluogo emiliano nel marzo ’77. Eppure, chiunque si avvicini oggi alla vicenda di Radio Alice non fatica a scoprire che l’aspetto belligerante era ben lontano dal suo progetto culturale e dalle esperienze personali e collettive che l’avevano generata.
In realtà, Radio Alice è stato uno dei più singolari e originali esperimenti sulla comunicazione che abbiano mai preso piede in Italia. Priva di una vera e propria redazione e ancor più di un palinsesto, l’emittente bolognese, concepita nel 1975 nel bel mezzo dell’esplosione delle cosidette radio libere, aveva fatto della spontaneità e della contaminazione qualcosa di più di una semplice bandiera: un progetto in cui istanze politiche, artistiche e esistenziali si fondevano nel comune denominatore dell’universo radiofonico.
Strumento privilegiato di questa pratica comunicativa era l’uso della diretta telefonica. Mai usata prima in Italia, la telefonata in diretta diventava per Alice il momento in cui mittenti e destinatari cambiavano ruolo e si confondevano in un continuum senza gerarchie / organigrammi / trasmissioni / pubblicità. Un flusso di comunicazione che si creava da solo le proprie trasmissioni, i propri silenzi, i propri bisogni, abolendo la separazione tra chi trasmetteva e chi riceveva. Brandelli di libri, comunicazioni sindacali, poesie, lezioni yoga, analisi politiche, assoli di sax, dichiarazioni di amore, ricette e liste della spesa: tutto andava bene, tutto meritava di essere trasmesso.
Un marasma senza direzione prestabilita se non quella che passava tra Albert Ayler e i Jefferson Airplane, tra Enzo del Re e Beethoven, tra gli Area e i Fugs, tra Hendrix e il nascente punk.
Radio Alice annunciava l’impotenza del linguaggio politico/sociologico, grigio e burocratico, per capire la trasformazione in atto nella società. E lo faceva mettendo in scena, cosciente o no, il futuro: la rivoluzione mediatica che stava per irrompere nello scenario sociale, la rete, Internet, i mille canali televisivi, il cellulare di massa, la partecipazione collettiva ai processi comunicativi, ecc. Ma nello stesso tempo, Alice configurava una possibilità inesplorata, un uso diverso, incondizionato e emancipato dei media e della tecnologia.
25 anni dopo, ridurre la vicenda della radio bolognese a mero fatto di cronaca ci pare quanto meno inutile e sterile. Oggi, ormai definitivamente sepolte le istanze che ne portarono alla drammatica chiusura, forse si può ricominciare a parlare di Alice con maggiore serenità.
Alice è in paradiso - che prende in giro il titolo del libro scritto nel ’76 dal collettivo fondatore della radio: Alice è il diavolo - ne esplora la parabola storica, ma soprattutto la ricerca sulla comunicazione, la scorribanda nell’etere di quegli anni, la brevissima eppure intensa proposta. Con materiali di repertorio di ogni tipo e provenienza (tra cui alcuni inediti legati proprio alle vicende della radio), la babele di Alice viene raccontata attraverso storie e atmosfere che ci permettono di stabilire nessi e cortocircuiti tra presente, passato e futuri possibili. Proprio quello che Alice ci indicava al di là dello specchio.
Guido Chiesa
Link: Alice è in paradiso
Programma:
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