RASSEGNA STAMPA

da "La Nuova Venezia"

Leone il Galeone

Roberto Ferrucci *

Giovedì 2 settembre 2004

Il galeone di Global Beach ha fatto retromarcia quando sullo schermo gigante è apparso il ministro Lunardi “quello che ha deciso di devastare la laguna veneziana dando il via ai lavori del Mose”, dice Luca Casarini al microfono. “Certi spettacoli a un certo punto stomacano”.

Rotta verso San Niccolò, ritorno a casa. Ma il vero spettacolo era vedere gli invitati in smoking e abito lungo fare lo slalom fra i ragazzi no global, superare la polizia schierata a difesa del “fortino imbacchettato” e diventare a loro volta dei perfetti birilli scuri, impeccabili.

Così, mentre la sfilata sotto la strettissima passerella del mausoleo della Biennale si snodava funerea, il galeone trionfava nella larghezza assoluta del viale. A prua, un leone ben meno arrogante di quelli dorati che incombono sulle teste degli invitati. Di polistirolo, ma sembra di marmo. Al collo, il suo prezzo: 800 lire, al posto degli 800.000 euro dalla Biennale per i suoi sessanta alati, dorati, sperperati. Ai lati, al passaggio, molta gente del Lido applaudiva, altri si univano al corteo del centinaio di ragazzi che ballavano al ritmo della musica che usciva dalla barca dei pirati.

Un corteo composto “da invisibili, insubordinati, inservibili”. In alto, un nostromo issava e ammainava, ammainava e issava di continuo l’albero con la bandiera: non si fa mai troppo caso a tutto il verde che c’è al Lido, e i ragazzi di Global Beach ci tengono al verde. Guai a sfiorare nemmeno un ramo.

Davanti al Des Bains, un bel po’ di gorilla schierati davanti al cancello. Glielo aveva detto Marco Müller, l’altro giorno: “Fate attenzione ai gorilla americani”. Ma a loro interessano solo i gorilla che stanno nella foresta. Tirano dritti. C’è l’inaugurazione, stasera. E, almeno da qui, è chiaro di quale inaugurazione si tratti. Quella della spiaggia col surf. Difficile ignorarla, difficile fare finta di niente.

E infatti sono a decine – molti giornalisti – ad avvicinarsi, ritirare il programma e chiedere come si fa ad arrivare a Global Beach. Anche un bel po’ di telecamere e fotografi hanno dovuto voltarsi di qua, spostarsi dove arriva la musica. Divise da un cordone di polizia, la mostra istituzionale e quella alternativa. Quelli dello smoking e quelli del “free smoking”. E a coloro che temevano qualche incursione al gran galà post cerimonia, loro rispondono: “Il galà? Che c’importa? Croff avrebbe fatto bene a organizzarlo dentro a una costruzione in plexiglas, per permettere alla gente di osservare, come se fosse un acquario. Ma a noi piace guardarli in mare, i pesci. Liberi. No, del galà non ci importa nulla. E poi dobbiamo finire di mettere a posto Global Beach, stasera”.

Finisce con un razzo colorato tirato verso il cielo. Uno, due botti. Dal megaschermo qualcuno in smoking alza gli occhi e cronista dice: “tranquilli, non è un attentato, solo un semplice fuoco d’artificio”. E da domani saranno in tanti, a fare rotta verso San Niccolò. A fuggire dal recupero degli sfarzi stile anni Trenta per tornare nel 2004 di Global Beach.

* www.robertoferrucci.com

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