COMUNICATI

Carovana per i diritti in Medio Oriente 16 marzo - Ritorno a Ni’lin

Martedì 16 marzo 2004

-  FotoBrioga - Palestina 16.03.2004, Manifestazione della carovana italiana a Ni’Lin
-  FotoBrioga - Palestina 16.03.2004, Tentativo di rallentare la costruzione del muro a Midya
-  Altre foto sul sito http://www.almubadara.org/

Ramallah, 16 marzo 2004

Alle 10 di stamane andiamo all’incontro/assemblea alla sede dell’ HDIP (The Health, Development, Information and Policy Institute) e veniamo ricevuti dal Dottor Mustafa Barghouti. C’e’ tutta la carovana, soprattutto italiani ma anche una statunitense, un’ austriaca e un greco. L’incontro e’ molto interessante perche’ Barghouti, dopo aver sottolineato l’importanza della nostra presenza in Palestina, attraverso diapositive e dati ci racconta la storia di questa tormentata terra dal 1947 ad oggi. [ audio en | it ]

In quell’anno infatti si decide per i due stati e per una Gerusalemme a controllo internazionale. In pochi anni succede invece che Israele passa dal controllare il 55% al 75% del territorio. Da qui in poi Israele a dispetto delle dichiarazioni e delle diverse forze e coalizioni che hanno gestito il potere hanno continuato ad allargare il proprio controllo e i propri possedimenti. Dal ’47 al ’67 il territorio controllato passa al 78%. Il governo israeliano ha continuato a costruire insediamenti dei coloni. Ora con il muro come "soluzione finale" l’obiettivo e’ ancora piu chiaro: "giudeizzare" l’intero territorio. Israele da una parte finge di trattare e dall’altra continua a costruire il muro, aumentare gli insediamenti, uccidere e arrestare i palestinesi. Dall’inizio dell’occupazione ad oggi ci son stati piu’ di 650.000 arresti, soprattutto uomini (40% della popolazione maschile palestinese); sono state assassinate 317 persone in esecuzioni sommarie (153 erano civili, 36 bambini e 25 donne). I check-points crescono autonomamente dalla politica che continua a fingere di voler trovare dei compromessi. La strategia di chiusura dei territori si nasconde dietro il bisogno di sicurezza, ma e’ in realta’ un atto di punizione collettiva attraverso cui Israele sta tentando di distruggere il tessuto socio-economico palestinese. Si e’ passati da 132 check-point esistenti all’inizio della prima Intifada ai 739 attuali nel territorio cisgiordano. Per andare da Ramallah a Hebron ci si impiega 9 ore invece dei 45 minuti reali, cambiando 9 mezzi. Il muro dell’apartheid sara’ lungo, una volta terminato, ben 750 km e alto almeno 8 metri. Molto, ma molto piu’ imponente di quello che divideva l’est dall’ovest europeo, il cosidetto muro di Berlino. Si mira a costruirlo anche ad est, in modo da chiudere tutto il territorio e, se e’ possibile, rubare ancora terra al popolo palestinese. La situazione sara’ cosi’ drammatica che le persone si troveranno costrette ad abbandonare le citta’.

Dopo l’incontro raggiungiamo Ni’lin dove continua la protesta degli abitanti di questi villaggi contro la costruzione del muro. Torniamo tra le colline dove dalla notte di sabato i soldati israeliani hanno cominciato ad abbattere gli alberi per poter poi intervenire con i bulldozer. Dal megafono si susseguono gli interventi, oltre al Dottor Mustafa Barghouti [ audio ] anche quelli degli internazionali della carovana per i diritti. [ audio ] [ audio ] [ audio ]

A questo punto il corteo si sposta verso Al Midya che e’ il luogo dove domenica si e’ riusciti a fermare i bulldozer. Lungo la strada ci fermiamo nei pressi di una casa alle cui spalle, a circa 100 metri di distanza, le ruspe spianano la collina presidiate da militari armati. Avanziamo per intercedere con i soldati mostrando i nostri passaporti. Dopo pochi minuti la risposta non si fa attendere, come domenica scorsa, iniziano i lanci di lacrimogeni, proiettili di gomma e bombe assordanti. I soldati continuano a intimarci di scendere e dopo pochi minuti colpiscono gravemente due giovani palestinesi a qualche metro da noi. [ audio ]
Intanto da dietro la collina i ragazzi lanciano sassi per difendersi, si oppongono con i propri corpi ai fucili, soccorrono i feriti. A questo punto ci chiedono di fare un’ulteriore tentativo facendo avanzare le donne a mani alzate. Riusciamo a fare solo pochi passi. Ancora gas e pallottole. [ audio ]

Visto da qui, in mezzo a gente che non ha piu’ nulla da perdere e cerca di resistere a questa feroce occupazione, il dibattito attorno a violenza/non violenza ci sembra ancora piu’ assurdo. Mentre scriviamo questo report centinaia di persone sfilano in fiaccolata nelle strade di Ramallah per ricordare Rachel Corrie [ audio ], una di noi.

P.S. in serata alcuni attivisti della carovana hanno contestato il Ministro Frattini che si trovava a Gerusalemme per un’incontro con Sharon [ audio ]. Sullo striscione che abbiamo esposto davanti all’Hotel in cui alloggiava il ministro c’era scritto: Everywhere against the global war With Rachel in our heart

Con la Palestina negli occhi

Carovana per i diritti in Medio Oriente

Delegazione Ya Basta! - Global Project

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