Point Break 004 è un DVD autoprodotto da Global Project e realizzato dalle isole dell’arcipelago di Global Tv_GlobalProject - contiene 3 video... immagini e parole che mettono a fuoco
1.- la MayDay 2004 _ le prime apparizioni di S.Precario_gli intermittenti francesi 2.- ll viaggio_progetto di Global insieme a Ya Basta in Palestina 3.- Global Beach_spiaggia ribelle durante la Mostra del Cinema di Venezia
... cercando quel POINT BREAK che permette ogni volta e di nuovo la scoperta di nuove linee di fuga verso altre isole dell’arcipelago ribelle...
Il DVD è dsisponibile a € 6 la copia!!!
Diffondete!!! All rights reserved to the people
Per informazioni–presentazioni- contatti:
store@globalproject.info
Schede di presentazione dei 3 video contenuti nel DVD
Flexworkers of europe let’s unite (’40) ideazione_ immagini: Global Tv | montaggio: Riot Generation Video | progetto_ produzione: Global Project
Un’inchiesta "a caldo" sul desiderio di ribellione e sulle forme di conflitto del precariato metropolitano europeo. Il video mette a fuoco tre momenti delle mobilitazione organizzate dai flexworkers nel 2004. 1. in Italia le apparizioni di S. Precario 2. La EuroMayDay Parade di Milano del 1 maggio 2004 3. la protesta degli intermittenti francesi durante il festival di Cannes 2004
Premessa: La stagione trascorsa ha visto l’emergere in Italia di importanti conflitti sociali: dalle ribellioni meridionali di Scanzano e Rapolla, agli autoferrotranvieri. Alcuni di questi conflitti hanno avuto per protagonisti giovani lavoratori precari, quell’insieme di figure lavorative, che molto spesso l’analisi ha descritto compiutamente ma che difficilmente, fino a oggi, erano stati in grado di condurre battaglie per i diritti.
Il loro carattere comune: flessibilità, messa a valore di competenze creative e linguistiche, intermittenza lavorativa. Sono questi lavoratori precari che hanno dato vita nel 2004 a lotte parziali, sicuramente discontinue, ma importanti perché si sono avventurate laddove sembrava fosse impossibile farlo: organizzare le forme atipiche del lavoro.
Flexworkers of Europe let’s unite non si limita a descrivere l’evento ma a coglierne il contesto, la preparazione, l’immaginario, la durata. Laddove infatti produzione di senso e lavoro coincidono, mettere in scena la lunga preparazione e le azioni del primo maggio milanese significa fare "un’inchiesta a caldo" sulle forme di vita, la socialità, il desiderio di ribellione della nuova composizione sociale. Il video porta avanti fino in fondo questa attitudine offrendo parola in presa diretta ai soggetti e alle forme di conflitto, dando vita ad una "pellicola" esteticamente elaborata ma leggibile.
La May Day Parade, la festa e la street parade del lavoro precario, nata a Milano il primo maggio del 2001 e giunta nel 2004 alla sua quarta edizione, ha assunto centralità politica e suggestione formidabile. Caratterizzata fin dall’inizio da una forte produzione comunicativa e detournante, la MayDay di quest’anno è stata il frutto di una lunga e corale preparazione segnata dalle apparizioni di San Precario, il santo dei precari e dei senza diritti, dei lavoratori part-time e di quelli a progetto, di quelli senza ferie ne gravidanza pagate. Le apparizioni, di cui la prima a Milano il 29 febbraio, hanno coinciso con importanti "processioni", sinonimo di picchetti o di autoriduzioni ai grandi iper-mercati. La MayDay è stata un evento incredibile: 42 carri, tutte le catene commerciali di Milano picchettate e chiuse, 100.000 giovani precari e cognitarie a Milano, 10.000 a Barcellona (alla sua prima edizione), treni occupati a Roma, Bologna, Venezia e Padova. La parte finale del viswo è dedicata alle mobilitazioni degli intermittenti dello spettacolo francesi a Cannes, durante il 57° festival del cinema.
Storie che evadono (’30) riprese_montaggio progetto_ produzione: Ya Basta _Global Project
La Palestina: una storia narrata giorno dopo giorno nel sistema mediatico esclusivamente come un ininterrotto susseguirsi di morti, devastazioni, reazioni. Nella comunicazione mainstream spariscono ingoiati dalla ricerca del sensazionalismo e della “versione ufficiale” la vita, la quotidianità, le aspirazioni, le difficoltà, in poche parole la realtà, di migliaia di uomini e donne. L’occupazione porta il suo segno di distruzione non solo nelle macerie che si accumulano, negli ulivi sradicati ma anche nel tentativo di desertificare un vissuto collettivo. Questo video parla di una Palestina come non l’avete mai vista, raccoglie e fa evadere i sogni, le speranze, i desideri di migliaia di persone. E racconta come sia possibile avere una comunicazione non "sulla" Palestina ma "dalla" Palestina. Global Radio Palestine è un contributo piccolo di fronte all’enormità della situazione, che però può essere uno dei tanti granelli di sabbia che inceppa l’incedere della macchina militare, e che può contribuire ad un racconto e ad una narrazione fatta dai protagonisti, fatta dei tanti episodi che vengono cancellati, fatta delle tante storie ed immagini destinate a sparire.
Global beach_system error (’15)
ideazione_ immagini_montaggio: Global Tv_Global Project progetto_produzione: Global Project
1_11 settembre 2004 al Lido di Venezia, durante_dentro_contro la Mostra del cinema viene occupata una spiaggia, il suo nome è Global Beach. Global Beach nasce da un progetto degli attivisti di Global Project (www.globalproject.info ) ma viene attraversata in quei giorni da migliaia di persone, diventando un “caso” durante la Mostra del Cinema, sia per la ricca programmazione di film e video indipendenti, sia x le azioni _incursioni che organizza daurante lo svolgimento della Mostra. Global Beach si configura come una “Temporary Autonomous Zone” a vocazione europea e biopolitica, attraversata da “surfisti precognitari”, dove si incontrano intermittenti dello spettacolo francesi, le reti dei precari e flex workers che in Italia hanno organizzato la MayDayParade, Naomi Klein (autrice di no logo) e Tim Robbinson, Guido Chiesa, videomakers, … Global Beach è stato atto di riappropiazione comunicativa, uno spazio altro rispetto alla Mostra … e un sabotaggio creativo dell’industria cinematografica e dell’immaginario imperiale. Tutta la nostra vita è un film, altro che il festival del cinema di Venezia!!!